Equitalia forte coi deboli e debole coi forti: sopra i 500mila riscosso solo 2%

di Riccardo Galli
Pubblicato il 14 Luglio 2014 12:39 | Ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2014 12:40
Equitalia forte coi deboli e debole coi forti: sopra i 500mila riscosso solo 2%

Equitalia forte coi deboli e debole coi forti: sopra i 500mila riscosso solo 2%

ROMA – “Lo Stato italiano è forte con i deboli e debole con i forti” diceva Pietro Nenni, citato da Leonardo Sciascia, riguardo al rapimento di Aldo Moro. Una definizione che appare oggi calzantissima per l’odiata Equitalia che, stando ai dati, è assai efficiente nel recupero dei crediti di piccola entità mentre, all’opposto, appare niente affatto efficace nel recuperare le grosse somme.

“Dall’Agenzia delle entrate sono state trasmesse, dal 2000 al 2014, 70 milioni di richieste di pagamento per imposte sul reddito e Iva evase, per un totale di 550 miliardi – scrive Fabio Tonacci su Repubblica -. Il 75 per cento riguarda debiti inferiori ai 1.000 euro, e per questi Equitalia funziona: ne ha riscosso il 40 per cento, riportando all’Erario 4 miliardi di euro. Il 20 per cento sono cartelle con cifre da 1.000 a 10.000 euro, e già si rallenta: ne ha recuperate il 25 per cento, per circa 10 miliardi di euro. Ma è coi crediti superiori ai 10.000 euro (il 5 per cento del totale) che la riscossione si inceppa: mediamente ne riesce a incassare uno su cinque. Se la cifra supera il mezzo milione di euro, la percentuale di recupero scende sotto un irrisorio 2 per cento, nonostante sia in questo ‘stagno’ il grosso dell’evasione fiscale italiana”.

Di riformare, ristrutturare, risistemare l’odiato ente incaricato di recuperare i crediti dello Stato, e di recuperarli ovviamente colpendo gli evasori, se ne parla quasi ogni anno e quasi ogni governo lancia il suo progetto. Salvo poi chiuderlo in un cassetto e poi dimenticarlo. Ed anche il governo Renzi ha in mente il suo restyling. Secondo le indiscrezioni il piano dell’esecutivo sarebbe quello di modificare sostanzialmente l’atteggiamento di Equitalia verso i cittadini, in modo da renderlo meno vessatorio.

La prima modifica dovrebbe riguardare quelli che hanno piccoli debiti (probabilmente al di sotto dei 2000 euro) che non riceveranno più la cartella esattoriale, ma un avviso telefonico; avviso che verrà ripetuto nel caso in cui la persona non paghi. Solo se questo sistema dovesse fallire, si procederà con la cartella e tutte le conseguenze (compreso l’aggravio economico). L’altra importante variazione sarà la separazione tra Equitalia ed Agenzia delle Entrate. Oggi la prima è per il 51% di proprietà della seconda. Questo significa che nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate sbaglia ad iscrivere una persona a ruolo, non ha interesse a fermare Equitalia che riscuote quella somma. Per questo l’idea di Renzi è quella di creare una società completamente autonoma, ma non più privatistica come è oggi. Una società con una missione più “pubblica” e meno legata al risultato economico.

Riforme a parte però, la fotografia di oggi di Equitalia non regala un’immagine di questa priva di ombre, anzi. I grandi evasori fiscali italiani, infatti, possono dormire, come si suol dire, tra due cuscini. Hanno sul groppone qualcosa come 300 miliardi di euro di tasse non pagate, eppure l’incubo del pignoramento, delle ganasce fiscali, delle ipoteche sui beni, non li riguarda. O almeno non più di tanto. Vivono molto più tranquilli di chi, per caso o per crisi, ha dimenticato una multa da trenta euro. Perché Equitalia, a loro, non ci arriva. Non può, non ha i mezzi. E anche quando li sfiora, è troppo tardi: il capitale da aggredire per recuperare il credito dello Stato quasi sempre si è già volatilizzato.

“Sono centomila – racconta ancora Tonacci – i maxi evasori che hanno accumulato col Fisco un debito, secondo una recente stima documentata, superiore a 500mila euro: sono banche, società di assicurazioni, grandi e medie imprese, privati con fortune a 8 zeri che non hanno versato le imposte sui redditi o l’Iva. Più o meno è come se una città delle dimensioni di Ancona avesse evaso una cifra comparabile a una trentina di manovre finanziarie. Ebbene, di questo tesoro da 300 miliardi Equitalia dal 2006 ad oggi è riuscita a recuperare meno di 10 miliardi. E’ poco più del 3 per cento”.

Il perché di questo fallimento, almeno parziale, non è però solo colpa di Equitalia, ma soprattutto della sua particolare condizione. L’ente di riscossione è infatti impostata come una società privata, per cui deve coprire i costi di funzionamento con l’aggio, ma allo stesso tempo riscuote seguendo le regole pubbliche, dunque si deve necessariamente attivare di fronte a qualsiasi importo. “E però la legislazione attuale impone di usare gli stessi strumenti — ragiona una fonte qualificata interna a Equitalia — sia che si tratti di recuperare piccole somme, sia quando ci troviamo a dover riprendere crediti milionari. Sono strumenti a volte meno incisivi di quelli a disposizione dei riscossori privati”.