Gatto Equitalia non c’è più: multe e tributi vanno…in cavalleria

Pubblicato il 5 Novembre 2012 14:50 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2012 14:50
Equitalia

ROMA –Avete la fortuna di vivere in un Comune efficiente e amministrato da gente svelta e competente? Bene, questa fortuna avrà il suo piccolo contrappasso: dall’anno prossimo i Comuni efficienti e moderni sapranno sostituirsi ad Equitalia nella riscossione, anche coattiva, di multe e tasse sui rifiuti e voi pagherete più o meno come prima. Avete invece la sfortuna di vivere in un Comune plantigrado, inefficiente, arruffone? Anche qui contrappasso: dall’anno prossimo il Comune farà fatica a sostituirsi o a trovare sostituti a Equitalia e quindi voi vedrete multe tasse arretrate passare “in cavalleria”, insomma avrete ottime possibilità di non pagarle. Dei circa ottomila Comuni italiani quanti sono efficienti e sventi e competenti e quanti no? Difficile stima ma la maggioranza dei Comuni sta per regalarvi la gran festa della multa scaduta.

C’era una volta Equitalia. Equitalia la cattiva, Equitalia la persecutrice, Equitalia che per conto dei Comuni riscuoteva i tributi ed Equitalia che, con quel servizio, per quanto antipatico, teneva in vita i bilanci delle amministrazioni locali. C’era una volta e tra poco non ci sarà più. Faranno festa quelli che potranno puntare alla prescrizione del loro debito risparmiando, così, un bel po’ di euro. Meno, molto meno, hanno di che festeggiare i Comuni che i bilanci dovranno rivedere.

La data finale della storia di Equitalia-Comuni, società nata nel 2006, era stata fissata per il prossimo 31 dicembre ma, su pressione proprio dei Comuni, il governo aveva concesso 6 mesi di vita in più all’odiata longa mano del fisco italiano: sino al 30 giugno 2013. Ad allungare i tempi aveva contribuito anche la notizia che una società di riscossione privata, Tributi Italia, i soldi delle tasse comunali se li metteva in tasca e tanti saluti.  Un emendamento della Lega però, tra i più accaniti detrattori di Equitalia che con lei si era scontrata sulla vicenda delle quote latte, ha riportato la data al 31 dicembre di quest’anno. Gettando sulle amministrazioni locali, insomma sui Comuni, insieme gioia e panico. Gioa di poter fare subito da sè a riscuotere tributi e consensi per aver allontanato Equitalia. Ma anche panico perché chi riporterà in cassa gli 11 miliardi di crediti arretrati, a tanto ammonta il debito degli italiani tra multe e tasse non pagate. E panico perché alzi la mano chi è preparato a riscuotere al posto di Equitalia fin dal primo gennaio prossimo, cioè domani.

Due mesi e anche meno hanno ora a disposizione i Comuni per trovare un sostituto ad Equitalia. Di certo si potranno trovare soluzioni migliori e persino più efficienti rispetto al passato. Ma difficilmente in meno di sessanta giorni e così, i crediti arretrati, rischiano di venir prescritti nel tempo che i Comuni impiegheranno a riorganizzarsi lasciando più che dei buchi delle vere e proprie voragini nei bilanci.

Pochissimi quelli che sono già attrezzati. Certo qualcuno si è ben organizzato, come il comune di Reggio Emilia che, stando alla testimonianza del sindaco Graziano Delrio, con un proprio ‘porta a porta’ riesce a incassare il 95% del dovuto. Ma i più sono in alto mare e oltre agli esempi di successo ci sono storie che non lasciano ben sperare. Come quella di Giuseppe Saggese, titolare di fatto di ‘Tributi Italia’, che un mese fa è stato arrestato perché si sarebbe trattenuto 100 milioni di tributi invece di versali nelle casse pubbliche.

Quello che per il momento è certo è che nel 2006 esistevano circa 40 società che riscuotevano i tributi per conto dei Comuni italiani con un costo di circa 500 milioni di euro l’anno oltre l’aggio previsto non sull’effettivamente riscosso ma sull’accertato. In quel contesto venne creata Equitalia, società che avrebbe riscosso i tributi per l’agenzia delle entrate, per l’Inps e per gli enti locali senza quei 500 milioni annui che lo Stato pagava sino all’anno prima. Equitalia si sarebbe e si è finanziata solo con l’aggio che però era, nel suo caso, calcolato solo sull’effettivamente riscosso e pari al 9%. Questo la rese più efficiente e meno costosa per le casse pubbliche, ma molto più antipatica per i cittadini. E proprio la sua antipatia, più che l’efficienza, ne ha decretato la fine almeno a livello comunale. Una fine però che, se farà gioire tutti quelli che vedranno estinte le proprie multe, metterà in seria difficoltà i comuni italiani col rischio che, questi, per far quadrare i conti riducano i servizi o aumentino le tasse.

E anche quando una nuova alternativa sarà trovata si rischia di passare dalla più classica delle padelle alla brace. Perché se è vero che Equitalia si è guadagnata la palma della società più odiata d’Italia, è anche vero che non esistono esattori nella storia dell’uomo che siano risultati simpatici. E anzi, storicamente, i privati sono in questo campo particolarmente mal visti anche perché spesso chiedono aggio molto più alto di quanto farebbe il pubblico. Quelli che oggi si stanno proponendo ai Comuni come sostituti chiedono, mediamente, esattamente il doppio rispetto ad Equitalia, cioè il 18%. Ma promettono ai Comuni e questi promettono agli elettori che saranno più “gentili” nel riscuotere, un altro modo per dire che senza il Gatto Feroce Equitalia sarà il gran ballo di multe e tributi locali da portare in prescrizione, insomma farli scadere o almeno provarci alla grande prima di pagarli.