Da gennaio Equitalia non riscuote. Sarà “tana libera tutti” per le multe?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 settembre 2012 15:04 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2012 15:05

ROMA – Ancora tre mesi e di Equitalia resterà, almeno per i Comuni, solo un ricordo. Brutto come la peste o perfino domani da rimpiangere perché sostituito da ancora peggior incubo, si vedrà.  Una legge del 2011 stabilisce infatti che dal 1 gennaio 2013 l’agenzia di riscossioni “cessi le attività”. E a 100 giorni scarsi dalla scadenza solo pochi degli oltri 60 mila Comuni italiani che si avvalgono di Equitalia, hanno messo in piedi un alternativa. Dal 2013 quindi gli italiani possono sperare scatti di fatto un “tana libera tutti” per multe e altri balzelli e tributi comunali non pagati. “Ballano” 11 miliardi di arretrati e due miliardi l’anno di gettito medio: se i Comuni non li incassano ci ammazzeranno di tasse più di quanto già fanno.

La decisione di abbandonare Equitalia per quel che riguarda la riscossione dei tributi locali risale al governo Berlusconi che, attraverso la legge di conversione del decreto sviluppo (legge 106/2011), dopo un anno di “sospensione” prevede ora l’addio definitivo di Equitalia ai Comuni a partire dal 2013. Non solo, la legge dice che da Capodanno Equitalia “cessa le attività” con i Comuni, restituendo quindi alle amministrazioni locali anche le cartelle che non sono ancora arrivate alla riscossione. Un monte di denaro difficile da quantificare, ma che il Sole24Ore prova a stimare:

“Un dato puntuale non esiste, ma qualche stima si può fare: il tasso di riscossione dipende dall’anzianità del credito, e oscilla tra il 19% delle cartelle con un anno di età al 66% dei ruoli che hanno avuto 10 anni per arrivare alla cassa, mentre la media 2011 per i debiti nati fra 2000 e 2010 si è attestata al 42,5 per cento. Ipotizzando una base stabile di accertamenti intorno ai 2 miliardi all’anno, significa un carico decennale da oltre 11 miliardi di euro”.

Tanti, tantissimi soldi che mentre da un lato preoccupano soprattutto i Comuni che rischiano di vedere impoveriti i loro bilanci già non felici, dall’altro fanno sperare tutti quegli italiani che con l’erario, attraverso Equitalia, erano indebitati. Dei circa 61 mila comuni che con Equitalia collaboravano, si contano sulla punta delle dita quelli che dal 2011 ad oggi hanno pensato, organizzato e reso operativa un’alternativa. La maggior parte delle amministrazioni, a tre mesi dal passaggio di consegne, sono ancora impantanate tra bandi di concorso e ipotesi su come sostituire Equitalia. Diverse le strade scelte tra chi si presenterà preparato alla scadenza. Livorno, ad esempio, ha reinternalizzato il servizio riscossione. Una soluzione che però, tra vincoli di assunzioni e difficoltà operative, non è aperta a molti. Altri invece, come Milano, hanno riportato nell’ambito comunale una parte dell’attività, in questo caso la Tarsu mentre, altri ancora, ed è il caso di Brescia, hanno già fatto la gara per individuare i nuovi alleati nella riscossione.

Ma la stragrande maggioranza dei Comuni, ad oggi, non è pronta. Eppure, di tempo per preparasi al passaggio di consegne, ce ne era in abbondanza. Manifestazione della pigrizia italiana e dell’inerzia della pubblica amministrazione che però, una volta tanto, potrebbe far felici tutti quegli italiani che potrebbero ricavare da questa lentezza un bel risparmio in termini di multe.

 

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