Maxi evasore punito nei soldi, come mafiosi e trafficanti di droga

di Riccardo Galli
Pubblicato il 9 Marzo 2012 15:22 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2012 15:22

Lapresse

CREMONA – Il sequestro preventivo dei beni, regolato dagli articoli 321 e successivi del codice penale, si applica quando

“vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero”.

Questa misura viene solitamente applicata, nonostante la legislazione non ponga limiti in tal senso, a reati gravi come mafia, usura e traffico di stupefacenti. E comunque a reati dalla chiara “pericolosità sociale”. Un evasore totale, può essere considerato molto pericoloso socialmente? Da oggi sì.

Nel nostro Paese, dove fino a ieri essere un evasore se non era considerato un pregio certamente non era un disvalore assoluto, dove fare i furbi non è mai stato davvero condannato socialmente, nel Paese in cui le dimensioni dell’economia sommersa e dell’evaso sono tali da non avere eguali forse al mondo, che truffare il fisco venga considerato alla stregua di reati dalla grave pericolosità sociale è certamente una notizia.

La storia è quella di un imprenditore della provincia di Cremona a cui, per la prima volta, è stata applicata questa misura cautelare. L’“evasore” che risponde al nome di Luigi Spagnuolo e il suo legale hanno rispettivamente dichiarato: “Non mi sento un delinquente, aspettiamo il processo” e “è una misura tipica da ordinamenti repressivi e che squalifica il carattere democratico dello Stato. C’è un’evidente sproporzione”.

Ma cosa avrebbe fatto l’onesto imprenditore che non si sente delinquente? La sua storia alcuni la definirebbero quella di un self made man (all’italiana però…): partito facendo il facchino, era divenuto titolare di un’impresa di macellazione di carne. Bravissimo, peccato che stando a quanto accertato dalla magistratura, negli ultimi dieci anni non avrebbe versato un euro al fisco. Come? Semplice, con un giro di fatture false che cancellavano gli utili delle sue aziende portando a zero il debito col fisco.

Colpa della crisi? Non sembrerebbe, stando ai beni sequestrati dai giudici: una villa con piscina e idromassaggio, una Ferrari e una Porsche d’epoca, cavalli e un motoscafo Riva da 25 metri ormeggiato a Genova, oltre a tre bar nel centro di Lodi e altri immobili. Non esattamente il tenore di vita e il genere di beni di un imprenditore che non riesce a fare utili. Lui non si sentirà un delinquente, ma se hanno ragione i giudici sembra questa la definizione per lui più calzante.

Rivela l’avvocato che oltre ai beni su citati al suo assistito è stato sequestrato persino il televisore. E forse è questa la sproporzione a cui si riferisce: sequestrare un oggetto che può valere al massimo qualche migliaio di euro ad uno che ha nascosto  milioni di euro al fisco è effettivamente riduttivo.

Il valore dei beni sequestrati a Spagnuolo ammonta a circa 25 milioni di euro. Beni che potrebbero divenire di proprietà dello Stato nei prossimi mesi. “Abbiamo applicato una misura – spiega il comandante della Tributaria colonnello Nicola De Santis – che di solito riguarda i mafiosi o le persone sospettate di reati di grave allarme e “lesivi per la società”. Applicando le norme più recenti anche accumulare ricchezze ingiustificate in rapporto a quanto viene dichiarato al Fisco può rientrare ormai in questa categoria”. Potrebbe sembrare un’ovvietà ma non lo è.

In Italia essere “furbi” non è mai stato punito socialmente, e questa tolleranza della società è uno dei motivi che contribuisce a fare del nostro Paese uno di quelli in cui gli evasori sono tanti e felici. Ma non serve un giurista né un sociologo per comprendere che evadere le tasse in maniera sistematica è uno dei reati più pericolosi che ci possano essere per la società. Società vuol dire vivere insieme, vuol dire un luogo dove tutti contribuiscono in base alle loro possibilità al bene comune. E lo fanno proprio pagando le tasse. Frodare il fisco, non contribuire al bene comune significa contribuire ad avere ospedali che non funzionano, scuole che cadono a pezzi, pochi o nessuno strumento per aiutare chi perde il lavoro o per chi fa figli. Non pagare le tasse significa tornare alla legge della giungla, dove ognuno pensa a sé. Se non è questo un grave pericolo per la società…