Riccardo Galli

Facebook horror news: Hillary killer bambini, Yoko Ono sua amante…

Facebook horror news: Hillary killer bambini, Yoko Ono sua amante...

Facebook horror news: Hillary killer bambini, Yoko Ono sua amante…

ROMA – Facebook horror di sicuro, news mica tanto, anzi per niente. Su Facebook ha viaggiato e viaggia (nessuno l’ha rimossa) la “notizia” che Hillary Clinton, candidata democratica sconfitta alle elezioni presidenziali americane) in una pizzeria di New York “uccideva e violentava bambini”. Della pizzeria veniva fornito l’indirizzo e infatti non sono mancati i cittadini indignati che sono andati lì davanti a protestare contro l’orrido crimine.

Sempre su Facebook ha viaggiato e viaggia la confessione di Yoko Ono di “essere stata l’amante di Hillary”. Le due “notizie” messe in circolo e sommate tra loro confezionano l’identikit di una orrida vampira lesbica.

Ancora su Facebook l’informazione data per certa e documentata di un endorsement di Papa Francesco a favore di Donald Trump proprio in orrore dei misfatti della Clinton.

Quindi viaggia libero sul social network il falso “fatto” niente meno che di un luogo delle torture ed esecuzioni di minori. Senza che chi lo fa viaggiare abbia la minima responsabilità per l’enormità dell’accusa e della calunnia. Viaggia l’invenzione di sana pianta di una “confessione” attribuita ad una persona che mai nulla ha confessato perché nulla c’era da confessare. E viaggia il “fake”, la “bufala” del pronunciamento del Papa pro Trump presidente.

Nessuna delle tre “notizie” ha il minimo di plausibilità. Ma non importa. Ciascuna delle tre va però a comporre una trinità dell’orrore che infama, sporca il bersaglio umano ed eccita, esalta, convince chi è certo della sua esaltata ed eccitata convinzione che le notizie, i fatti veri siano solo quelli oscuri nella realtà e invece illuminati dalla “rivelazione” sui social network.

Pochi, la parte più “fragile” della pubblica opinione? Al contrario, tanti e sempre più e la parte più “tifosa” e militante dell’opinione pubblica. Non basta certo più definirli “fake” o “bufala” che sono di fatto vezzeggiativi e a definirli così si fa un favore a questo tipo di messaggi politici e culturali. “Fake” o “bufala” sono non smentite ma di fatto passaporti di indulgenza e sostanziale connivenza con la menzogna politica, sociale e culturale. Dire di roba come questa e di tantissima altra consimile che viaggia sui social network che sono “fake” o “bufala” significa chinarsi ad una obbligata convivenza tra questa roba e la realtà.

Non sono realtà, sono invenzioni, balle. Ma di invenzioni e balle è piena da sempre la comunicazione. E allora? Allora è che questa roba ha un ruolo sociale, politici e culturale che un’intervista inventata o un fatto abbellito o imbruttito ad arte non hanno mai avuto. Chi spaccia questa roba se ne è man mano reso conto sta prendendo coscienza del suo nuovo potere: confezionare una fiction horror e darla in pasto alla gran fame di odio sociale.

Facebook non rimuove in nome di una libertà di parola da garantire e preservare ad ogni costo. E molti saranno d’accordo nel rifuggire da forme di censura rispetto a ciò che ciascuno vuol liberamente mettere in circolo in un social network. Ma almeno il setaccio largo della plausibilità che quello della verifica sarebbe troppo stretto e quello della censura troppo arbitrario?

L’argomento della libertà di parola, qualunque parola sia, anche quella che narra orrori inesistenti, addita all’odio popolare innocenti rischia di somigliare tanto all’argomento dei venditori di armi negli Usa. L’argomento è: non è la pistola che uccide ma chi la impugna. Analogamente non è il social network…ma chi lo usa. E sia, però c’è differenza tra vendere allo store una pistola e un fucile mitragliatore d’assalto. Come c’è una differenza tra postare il proprio pessimo giudizio su una Clinton e fornire l’indirizzo di una pizzeria dove la strega vampira si bagna nel sangue altrui. Quelli della American Rifle dicono che non c’è nessuna differenza, quelli dei social network la pensano come loro?

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