Riccardo Galli

Germania vota, Merkel vince. Con chi si allea? Dove arriva la iper destra?

Germania vota, Merkel vince. Con chi si allea? Dove arriva la iper destra?

Germania vota, Merkel vince. Con chi si allea? Dove arriva la iper destra? (foto Ansa)

BERLINO – Germania vota, Merkel vince. L’ultimo sondaggio Cdu 37%, Spd 20%, Linke 9%, Verdi 7,5%, Fdp (Liberali) 9,5%, Afd (iper destra 12%). Con queti numeri la Merkel che vince conchi si allea e dove arriva davvero l’iper destra? Ormai ci siamo: domenica si vota in Germania. E se il vincitore, anzi la vincitrice è praticamente certa e risponde ancora una volta al nome di Frau Merkel, due interrogativi sono ancora in cerca di risposta nelle urne del voto tedesco: con chi si alleerà per avere una maggioranza e formare un governo la Cancelliera, e poi, l’avanzata dell’AfD seguirà lo stesso destino di altri partiti simili in Europa, come il Front National francese, o è invece l’inizio di un qualcosa di diverso? Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato oggi da La Stampa, l’Unione Cdu-Csu guidata da Angela Merkel può contare su un 36-38% dei voti. Seconda, staccata, l’Spd di Martin Schulz che si dovrebbe fermare al 20%, mentre terza forza dovrebbe essere l’AfD, il partito di estrema destra accreditato di un 12% dei consensi, anche se in molti a Berlino temono che possa andare molto oltre, sino alla soglia del 20%.

Più staccati tutti gli altri, ovviamente al di sopra di quella soglia minima del 5% che in Germania è l’asticella da superare per entrare in Parlamento, ma comunque lontani dalla doppia cifra. A rendere complicata la riposta alla prima questione, quella delle alleanze che la Merkel dovrà trovare, è proprio la crescita dei consensi che pare registrare Alternative für Deutschland (AfD). Il partito nazionalista e anti-immigrati nato nel 2013 è cresciuto ad ogni elezione: 4.7% alle politiche del 2013, 7.1% alle Europee dell’anno dopo e 17,3% alle regionali dello scorso anno. E se oggi è accreditato del’11- 12%, è anche possibile che la sera del 24 settembre si scopra che in realtà i consensi raccolti dal movimento di estrema destra siano di più: alcuni elettori potrebbero essere restii a dichiarare ai sondaggisti un voto del genere. La crescita di AfD, ovviamente, non può che avvenire però ‘rubando’ voti a qualcun altro.

Ed è questa una delle ragioni per cui la Merkel faticherà a trovare una maggioranza. Almeno stando ai sondaggi che indicano l’opzione Cdu-Csu più liberali come non più sufficiente per non avere una maggioranza. Se così fosse alla Merkel resterebbero solo due alternative: allargare la maggioranza imbarcando dopo i liberali anche i verdi, oppure bissare l’attuale con i socialdemocratici. Ipotesi che stanno assolutamente in piedi con la matematica ma che sono molto più complesse da un punto di vista politico. Verdi e Liberali non sembrano affatto forze accomunabili viste le molte differenze programmatiche che li dividono, mentre l’Spd ha tanti buoni motivi per non voler più prestarsi a reggere il governo della Merkel. Capire perché l’alleanza con l’Spd è complicata da realizzare fornisce anche parte degli elementi per rispondere al secondo interrogativo posto dal voto tedesco: quello sul futuro degli estremisti di AfD.

Schulz e compagni tentennano sulla possibilità di una nuova alleanza con la Cdu-Csu proprio in virtù del ruolo e della forza di Alternative für Deutschland. Se la crescita dei nazionalisti espone la Merkel alle critiche che l’accusano di essersi spostata troppo a sinistra governando assieme alla Spd e lasciando un vuoto a destra colmato da AfD, già ora molti socialdemocratici dicono che governare con Merkel è rovinoso per il loro partito. E se ritenessero che la Grande Coalizione alimenta gli estremismi sarebbero ancora meno disposti a riprenderla in considerazione.

La prospettiva di altri quattro anni di Grande Coalizione con i socialdemocratici, e dunque di un possibile ulteriore rafforzamento della destra estrema, trova parecchi scettici sia nell’Unione Cdu-Csu che nell’Spd. Infine l’AfD, probabile vincitore morale delle elezioni di domenica, cosa farà ‘da grande’? Suoi partiti simili, dall’Ukip di Nigel Farage in Gran Bretagna al Font National in Francia, per non parlare di movimenti più e meno noti sparsi per mezza Europa e non solo, raramente sono riusciti a trasformare il consenso ottenuto sull’onda della rabbia e dell’essere anti qualcosa in proposte concrete e politiche di governo, alcuni sparendo e altri relegandosi così in un ruolo di perenne marginalità. Se farà la stessa fine l’AfD un primo indizio ce lo darà la coalizione che si formerà dopo il voto tedesco.

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