Gioco d’azzardo ci toglie 100 miliardi. Sorpresa: lo Stato ne prende una miseria

di Riccardo Galli
Pubblicato il 19 aprile 2018 10:56 | Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2018 10:56
Gioco d'azzardo prende dalle nostre tasche 100 miliardi. Sorpresa: lo Stato ne prende una miseria

Gioco d’azzardo ci toglie 100 miliardi. Sorpresa: lo Stato ne prende una miseria (foto Ansa)

ROMA – Cento miliardi e anche qualcosa di più, tanto spendono gli italiani nell’azzardo. Ma allo Stato, di questo monte di denaro, non restano che le briciole. Un esempio? Su 80 euro giocati on-line il Fisco ne intercetta 1. Un bene secondo chi sostiene che questo attiri capitali e attivi la cosiddetta filiera ma, giusto vent’anni fa, si aprì la diga delle scommesse legali per finanziare l’arte e la cultura e per combattere il gioco illegale in mano alla criminalità.

Dopo due decenni il gioco illegale esiste ancora, anche se si è ridotto, e i soldi che lo Stato incassa sono pochi e destinati a tante cose ma non al patrimonio culturale italiano. E’ notizia di queste ore la vincita da 130 milioni al superenalotto e la successiva tassa di 15 milioni presentata al comunque fortunatissimo vincitore. Una notizia che racconta di come il Fisco mostri soddisfazione per l’aumento della quota destinata alla collettività di queste vincite ma che racconta anche come, nonostante questo, quei 15 milioni rappresentino più o meno il 10% della vincita. Percentuale bassa, ma comunque più alta di quanto lo Stato incassa solitamente.

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I numeri li fornisce Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, a cominciare da quanto gli italiani spendono nell’azzardo. “Nel 2007 il ‘consumo lordo’ di azzardo (i soldi tirati fuori complessivamente dagli italiani per giocare), fu di 24,7 miliardi: 721 euro pro capite. Numeri già preoccupanti rispetto ai 12,5 giocati del 1998, un decennio prima. Ma infinitamente meno angoscianti di quelli attuali. Nel 2017, infatti, stando ai dati ufficiali dei Monopoli di Stato rielaborati da Maurizio Fiasco, Presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo) e Ufficiale dell’Ordine al Merito premiato da Mattarella proprio per il suo impegno, quel consumo è schizzato a 101,85 miliardi. Un aumento del 6% sul 2016 e del 142% sul 2007. Con una spesa pro capite, tra i cittadini con più di 18 anni, di 1.697 euro. Il costo di una cucina, frigo compreso. Ma questa è una media”.

Di questi poco meno di 27 sono i miliardi giocati on-line, quelli dove lo Stato recupera meno, e cioè appena l’1,13%, pari più o meno ad un ottantesimo. Non va però meglio guardando il quadro generale: nel 2004 i soldi che finivano in tasse erano pari al 29,44%, nel 2017 siamo precipitati al 9,63. La bassa tassazione, come spiegano fior di economisti, attira gli investimenti nel settore e consente una maggior dinamicità del denaro che, se è vero che viene giocato, è anche vero che in larga parte (75% circa) rientra nelle tasche degli italiani.

Eppure c’è un però. Senza voler giudicare l’aspetto etico infatti il raddoppio delle estrazioni del Lotto e la regolamentazione delle scommesse avevano lo scopo di combattere, come detto, il gioco gestito dalla criminalità e ingrassare le sempre smunte casse pubbliche. Il primo obiettivo è stato raggiunto, ma solo in parte. Il gioco illegale continua ad esistere ed ha ancora un mercato pari circa al 20% di quello legale. Il bombardamento di pubblicità e possibilità di gioco alimentano però la voglia di giocare in genere e quindi, in quota parte, anche di quello illegale. E questo è un problema.

E poi le casse pubbliche, e anche qui i numeri li fornisce Stella: “Briciole sono quelle che restano ai Beni Culturali vent’anni dopo il raddoppio delle estrazioni del lotto. (…) ‘Il primo Piano Lotto 1998-2000 ha permesso di finanziare circa 200 interventi di restauro per un ammontare complessivo di 442 milioni di euro’, spiega un report di Lottomatica. Soldi veri. Che permisero di ‘ampliare i percorsi del Museo Egizio di Torino e degli Uffizi di Firenze, aprire al pubblico la Domus Aurea a Roma, restituire all’originario splendore gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova’. E così fu per il II Piano Lotto 2001-2003: 445 milioni di euro (più 52 milioni di euro attribuiti al ministero una tantum) per 200 interventi. Il III triennio 2004-2006 spostò 113 milioni su ‘attività legate al cinema, al teatro e allo spettacolo’ lasciandone per i restauri di un patrimonio storico a pezzi solo 332. (…) Ma poi? Come precisa Lottomatica, ‘il Piano Lotto 2007-2009 scese a 273.926.307 euro’ (91 milioni l’anno, mentre crescevano estrazioni e incassi) e poi giù giù 60 milioni nel 2010, 47 nel 2011, 48 nel 2012, 29 nel 2013, 22 nel 2014. Dopo di che, spiega il report, ‘non risultano ulteriori programmazioni’”.

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