Governo taglia Regioni? Controlli inutili: 20 punti anti peccato originale

di Riccardo Galli
Pubblicato il 1 ottobre 2012 14:51 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 14:51
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Foto Lapresse

ROMA – Taglio dei consiglieri regionali e obbligo di rendicontazione per i gruppi consiliari appunto, abolizione dei gruppi composti da un solo consigliere (l’ineffabile monogruppo dove il presidente di se stesso percepisce indennità per organizzare se stesso e controllo dei bilanci affidato alla Corte dei Conti. Queste le armi, le misure che il Governo conta di approvare già giovedì prossimo (4 ottobre) per ridurre le spese pazze degli enti locali. ‘Finalmente’ sarebbe il caso di dire, anche se il problema era sotto gli occhi di tutti, ignorato, da tempo. Eppure, quella che La Stampa definisce “la scure del Governo”, rischia di essere senza lama. Per far funzionare delle regole servono infatti delle sanzioni per chi sgarra, e ancora non è chiaro se e quali saranno le sanzioni in questo caso. E poi, come chiede il Sole 24 Ore, andrebbe prima di tutto abolito il finanziamento pubblico ai partiti, peccato originale della politica nostrana e fonte di tutti gli sprechi e  sperperi dei nostri eletti.

Se le misure che l’esecutivo si prepara a varare in settimana sono più o meno note (si va dall’obbligo di rendicontazione per i Gruppi  alla trasparenza verso i cittadini, dal controllo che sarà affidato alla Corte dei Conti all’ obbligo di spesa dei fondi affidati ai gruppi solo per l’attività politico-istituzionale, dal divieto di costituire gruppi autonomi diversi dalle liste elettorali ad una stretta sulle Commissioni consiliari, sino alla riduzione del numero totale dei consiglieri), non è detto che queste siano quelle giuste e soprattutto sufficienti a fermare l’emorragia di denaro pubblico che dagli enti locali è in atto. All’ indomani del “Laziogate” e con diverse amministrazioni regionali sotto l’occhio della magistratura, le misure che si attendono devono rispondere poi anche un’altra caratteristica oltre quella di “risanare” i bilanci (sia quelli economici che quelli morali): devono anche dare agli elettori la sensazione che davvero qualcosa cambi. “La repubblica di Weimar cadde sotto l’onda dell’antipolitica” scrive il Sole, non fu in verità questa l’unica causa ma fu certo una concausa, e dopo Weimar venne Hitler, è bene ricordarlo. Non siamo certo in Italia alla vigilia di un nuovo nazionalsocialismo, ma dopo anni, anzi decenni di malapolitica sarebbe effettivamente ora di dare qualche segnale di cambiamento. Per far questo, per ridimensionare il sentimento dell’ antipolitica dilagante e per cercare di riordinare i conti delle amministrazioni locali, il Sole 24 Ore stila un elenco di 20 punti.

 

1. Abolire il finanziamento pubblico ufficiale.

2. Abolire il finanziamento pubblico occulto.

3. Abolire i contributi ai giornali non di partito.

4. Pubblicare su internet i contributi ai partiti.

5. Spese regionali: meno consiglieri ed assessori.

6. Niente sedute, niente compenso e tetto massimo.

7. Due rimborsi forfettari, niente diarie o indennità.

8. Un “x per mille per la politica locale” come addizionale Irpef per finanziare il funzionamento della politica comunale, provinciale e regionale.

9. Niente cumuli di posizione.

10. Pensioni con il metodo contributivo e con tetto massimo.

11. Un solo assistente per consigliere.

12. Niente servizi sussidiati, niente sconti né agevolazioni.

13. Niente finanziamenti ai gruppi consiliari.

14. Una moratoria sui convegni che gli enti locali organizzano e pagano, con soldi pubblici, in lungo e in largo.

15. Niente uffici all’estero e riduzioni degli spazi a disposizione della politica locale.

16. Riorganizzazione della gestione dei fondi europei che spesso alimentano clientelismo e prebende.

17. La politica nazionale. 300 deputati, 100 senatori: pochi ma buoni.

18.Un “x per mille per la politica nazionale” e stipendio dei parlamentari legato alle presenze e con tetto massimo.

19. Varie ed eventuali. Anche per il Parlamento valgono i punti da 9 a 14 di cui sopra, inclusa la proibizione di finanziamenti ai gruppi parlamentari.

20. Ridurre ulteriormente gli stipendi delle alte cariche e dei dirigenti pubblici.

C’è poi un “ventunesimo punto” che il quotidiano di Confindustria omette ma che probabilmente non ignora: tenere a bada in qualche modo quel paio di milioni di italiani che ci andrebbero a rimettere se venissero attuati i venti punti precedenti. Molti meno di quanti italiani ci andrebbero a guadagnare, ma non striminzita pattuglia: la Casta è larga e molti sono i suoi fratelli. Si tratta in estrema sintesi di eliminare quella condizione sociale per cui se hai trenta anni e trovi lavoro porti a casa 1500 euro al mese e se invece ti eleggono consigliere ne porti a caso minimo diecimila e ne distribuisci in giro a centinaia di migliaia.

Fare un elenco come quello del Sole 24 Ore è ovviamente più semplice che varare un decreto legge, non fosse altro che perché chi scrive non deve incontrarsi e scontrarsi con limiti legali e opposizioni politiche come chi governa. Ma è vero che le misure che per giovedì si attendono, rischiano di essere troppo poco. Bene il controllo, ma chi mai potrà controllare che una cena regolarmente fatturata sia stata un’occasione di incontro con i cittadini e non una cena con l’amante? Nessuno ovviamente. Se tutto viene finanziato il controllo diventa di fatto impossibile. E poi le Regioni che non seguiranno le indicazioni dello Stato, come saranno punite? La riduzione del numero dei consiglieri era stata già introdotta dal ministro Giulio Tremonti, ma senza sanzioni in pochi si sono adeguati. Alcuni Governatori avevano previsto che lo Stato avrebbe potuto tagliare i fondi alle Regioni inadempienti, ma su questo punto non c’è unanimità e non è detto che alla fine questa misura venga adottata.

Nonostante sia fatto di “tecnici”, anche l’esecutivo di Mario Monti ha bisogno dei voti dei politici per far approvare i suoi provvedimenti, e proprio pensando al loro bene i politici dovrebbero chiedere ai tecnici di osare di più, di tagliare più a fondo e più brutalmente i costi della politica. Ne va del loro bene, quello dei politici che rischiano di essere travolti dall’antipolitica e, va detto, anche del nostro.