Ce ne andiamo…Andate pure… Grecia e Germania chi fa il bluff più grosso?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 15 Maggio 2012 14:03 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2012 14:03

Ap-Lapresse

ROMA – Chi è che bluffa tra Atene e Berlino? O, se preferite, qual è il bluff più grande? Più che mai in queste ore di grande incertezza politica si levano voci che minacciano l’uscita del paese ellenico dall’euro, e a minacciarla sono sia i greci che i tedeschi. Come in una partita a poker i due contendenti stanno, almeno a parole, rilanciando forte. Uno dei due rilancia perché ha in mano carte migliori, l’altro per spaventare l’avversario e spingerlo a lasciare la partita. La questione è: chi tra Grecia e Germania si può permettere di andare a vedere le carte e chi, invece, bluffa? In altre parole, per chi ci sarebbero le conseguenze peggiori di un’uscita dalla moneta unica della Grecia?

Un’analisi assai superficiale potrebbe suggerire che a pagare di più se Atene abbandonasse l’euro sarebbero i greci, ma così non è. Come scrive Stefano Lepri su La Stampa:

la Grecia non è in grado di sopravvivere da sola; non più di quanto potrebbe ad esempio – per avere un’idea delle dimensioni – una Calabria separata dall’Italia. Senza aiuti dall’Europa e dal Fondo monetario, presto non avrebbe soldi né per pagare gli stipendi degli statali né per comprare all’estero ciò che serve ad andare avanti, tra cui alimenti e petrolio.

E quindi rende credibile sino ad un certo punto la minaccia dei politici greci di lasciare l’euro. Ma, allo stesso tempo,

dopo la ristrutturazione a carico dei privati, oggi circa la metà del debito greco è in mano all’Europa o al Fondo monetario. Quindi se la Grecia non paga, ci vanno di mezzo soprattutto i contribuenti dei Paesi euro, cioè noi tutti (in una stima sommaria, circa un migliaio di euro a testa),

tedeschi compresi. Ergo nemmeno all’Europa e alla rigida Germania un’uscita della Grecia conviene più di tanto.

Ma perché bluffare ci si potrebbe chiedere. Per spuntare condizioni migliori o, ripercorrendo il parallelo con una partita di poker, per riuscire a vincere con in mano delle carte non buone. I partiti greci, nel caos politico uscito dalle urne che hanno praticamente consegnato il paese all’ingovernabilità e avvicinano nuove elezioni, fanno sul serio o puntano invece ad ottenere condizioni migliori? Il loro continuo minacciare e prospettare l’uscita dall’euro potrebbe, nelle teste dei greci, avere l’effetto di ammorbidire le condizioni imposte dall’Europa e dal Fmi, ottenere nuove dilazioni per i pagamenti, nuovi aiuti.

D’altra parte nemmeno all’Europa conviene che Atene lasci l’euro. Come scrive Lepri questo avrebbe un costo immediato per tutti i contribuenti europei, che hanno in tasca titoli greci, oltre ad un costo sul lungo periodo difficile da quantificare. L’abbandono dell’euro da parte di Atene avrebbe infatti conseguenze tanto ovvie quanto imprevedibili sui mercati. Scrive ancora Lepri:

l’incognita vera è quali danni aggiuntivi, oltre al debito non pagato, una eventuale bancarotta della Grecia causerebbe agli altri Paesi dell’area euro (in primo luogo crescerebbero gli spread ). Di certo le conseguenze sarebbero asimmetricamente distribuite: più gravi per i Paesi deboli, in prima fila il Portogallo poi anche Spagna e Italia; meno gravi per la Germania.

Anche la minaccia europea di abbandonare la Grecia al suo destino risulta quindi credibile ma sino ad un certo punto. E anche in questo la minaccia potrebbe servire, comprensibilmente, a mettere pressione ad Atene per convincerla ad onorare gli impegni.

Prima o poi, più prima che poi, le carte andranno scoperte, l’ipotesi governo tecnico è l’ultima spiaggia su cui oggi Atene può sperare di trovare un accordo per evitare un ritorno alle urne ma, come in ogni partita, due vincitori non ci potranno essere. Arriverà il momento in cui uno dei due contendenti dovrà scoprire le carte e smettere di bluffare perché ogni bluff, più è grande e più è dannoso quando viene “visto”.