Domenica si rigioca alla guerra. No Tav: “Cantiere, taglieremo le reti”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 Ottobre 2011 15:22 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2011 15:22

No Tav (Lapresse)

TORINO – Sabato 15 ottobre, Roma, domenica 23 ottobre, appuntamento in Val di Susa. Dopo l’allegro week end della manifestazione romana, con contorno di auto e cassonetti bruciati, poliziotti e manifestanti feriti, vetrine e bancomat rotti, il prossimo fine settimana il gioco della guerra torna in scena in quello che ultimamente è il suo teatro prediletto: la Val di Susa. Tornano in campo i No Tav. E, quasi come da tradizione ormai, non ci si aspetta nemmeno che possa essere una manifestazione pacifica. Il programma dei No Tav prevede infatti, dichiaratamente, il taglio delle reti del cantiere dell’alta velocità. Cosa che anche un occhio non espertissimo di diplomazia e ordine pubblico, vede che difficilmente potrà essere lasciata fare dalle forze dell’ordine che il cantiere controllano.

Intervistato da La Stampa, Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav, non lascia dubbi su cosa domenica accadrà. “Noi in genere non facciamo azioni violente. E se per voi tagliare le reti è un’azione violenta… le recinzioni del cantiere sono illegali. E comunque, anche se avessero chiesto l’autorizzazione in Comune, noi le avremmo tirate giù lo stesso. Quest’opera non può essere fatta perché la gente non la vuole”. E se ancora ci fossero dei dubbi: “Secondo noi questa battaglia deve esser vinta, con tutte le armi che abbiamo a nostra disposizione”. Domenica, dice ancora Perino, “siamo convinti che succederà qualcosa di brutto. Perché i poliziotti faranno delle azioni incredibili, pur di non lasciarci nemmeno avvicinare alle reti del cantiere. E noi prenderemo il cantiere”. Quando si dice cercar di abbassare i toni.

Ma anche chi, almeno a parole, lo scontro non solo non lo cerca ma tenta addirittura di evitarlo, non prevede cose buone per questa nuova puntata domenicale dei No Tav. Ad esempio il sindaco di Chiomonte Renzo Pinard: “Qui stiamo vivendo mesi difficili. In paese si odiano l’uno con l’altro. E penso che forse la politica abbia sbagliato. Certe cose andavano spiegate molto meglio. Adesso non è giusto scandalizzarsi. Bisognerebbe fare autocritica. Quello che è successo a Roma non c’entra. I No Tav non sono tutti dei mangiabambini”. Ma scontento è anche lui: “Non rinnoverò la tessera del Pdl – spiega – pur restando nel partito. Sarà il mio modo di protestare contro l’andazzo degli ultimi tempi”. Il clima in valle è esasperato.

E il programma di domenica mattina è annunciato e messo nero su bianco sul web: “Il 23 ottobre la val di Susa dimostrerà che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto… Invitiamo chi sta dall’altra parte a desistere da violenze e rappresaglie… Chi dovesse dare l’ordine di aggredire cittadini pacifici se ne assumerà la responsabilità”. Programma preciso, non ritrattabile, più simile ad una dichiarazione di guerra che alla convocazione di una manifestazione.

La situazione è talmente tesa intorno al cantiere della Tav che qui sono gli autonomi a recitare la parte dei moderati, preoccupati che uno scontro troppo violento possa far scendere il consenso intorno alla lotta No Tav. E, come rivelano i rapporti dei servizi, la protesta è talmente radicalizzata che persino i valligiani naturalmente contrari alla violenza pensano ormai in buona parte che gli scontri garantiscano visibilità alla causa dei No Tav, e quindi anche alla loro.

Intanto la questura di Torino sta studiando quale strategia adottare per cercare di ridurre al minimo il rischio di scontri e violenze e il sindaco di Torino, Piero Fassino, ha chiesto la convocazione in Prefettura del Comitato per l’ordine e la sicurezza. Tentativo lodevole, ma difficile visti i propositi dei No Tav.