Imu e Tasi 2016 torna detrazione fissa 200 e 50 euro. Comuni storpia tassa casa

di Riccardo Galli
Pubblicato il 5 Marzo 2015 13:01 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2015 13:02
Imu

Tasse sulla casa

ROMA – Come non detto. Nella nuova versione della tassa sulla casa era stato demandato ai Comuni il compito di stabilire le varie detrazioni da applicare. Operazione da fare con la bussola dell’equità come guida, e cioè calcolando e disegnando le suddette detrazioni in modo da premiare le fasce più deboli. Ma i Comuni, dopo i ripetuti ritardi nelle definizioni delle aliquote fatte quasi sempre fuori tempo massimo con conseguente disagio dei cittadini-contribuenti, hanno ancora una volta dato pessima prova di loro finendo col far pagare meno ai proprietari degli immobili di maggior pregio e più ai proprietari di case di minor valore. Per questo motivo il governo sta pensando di riprendersi, riportandola a Roma, la titolarità di queste scelte.

“Gira e rigira, l’Imu rischia di tornare al punto di partenza – scrive Mario Sensini sul Corriere della Sera – Per la nuova local tax che si vorrebbe introdurre dal 2016 per superare tutte le distorsioni della Iuc (l’Imu, riformata ed impacchettata con la nuova Tasi), il governo infatti sta immaginando il ritorno alle detrazioni standard, definite a livello nazionale e non più affidate alla fantasia dei sindaci”.

Se così fosse si tornerebbe quindi alle detrazioni ‘classiche’: 200 euro per la prima casa e 50 per ogni figlio a carico sino ai 26 anni. A pesare sul ripensamento del governo, i dati del consuntivo 2014. Dati secondo cui, con il venir meno delle detrazioni affidate all’arbitrio dei comuni, le tasse con le prime case con le rendite catastali più basse, quindi quelle più ‘povere’, sono aumentate sensibilmente. Di contro, e paradossalmente, sono invece sensibilmente diminuite quelle pagate dai proprietari degli immobili più pregiati che hanno sborsato fino al 40% in meno rispetto al 2013.

“Non propriamente l’effetto di una riforma che puntava ad una maggior equità delle tasse sulla casa”, il commento di Sensini.

E commento che deve essere non così dissimile da quello maturato nella testa di chi di fisco si occupa. Anche se, ad onor del vero, i dati che sarebbero alla base della possibile retromarcia non sono certo quel che si dice un fulmine a ciel sereno. Era infatti lo scorso dicembre quando ancora Sensini scriveva: “Messe tutte le carte sul tavolo – le delibere comunali – l’imposta destinata a superare l’Imu rischia di essere ben più salata della progenitrice nella maggior parte dei Comuni per molte famiglie italiane, in particolare quelle più povere e quelle con i figli. E più leggera per chi sta meglio. L’Associazione dei Comuni dice che nei municipi dove le aliquote sono state già fissate a maggio, sulla prima casa, si è pagato il 30% in meno, ma i Caf e molti centri studi sono convinti che, alla fine, il conto complessivo sarà più salato dell’Imu 2012, che fu di 4,4 miliardi”.

Se non bastasse questo, come accennato qualche riga più in alto, a far dubitare della capacità fiscale dei comuni, c’era già il precedente delle aliquote. Aliquote che spesso sono state decise dai vari sindaci con colpevole ritardo e a volte persino non decise del tutto.