Se torna l’Imu chi torna a pagare: centri storici, quartieri bene e case grandi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 19 settembre 2013 14:56 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 14:57

imuROMA – E se torna l’Imu, anche sulla prima casa? La tassa sulla casa chiamata Imu (altre e ben altre ce ne sono), in realtà, definitivamente non è ancora sparita.Si è dissolta la prima rata, quella di giugno 2013, ma la seconda rata, quella di dicembre, è ancora lì sospesa.  Sarà la Legge di Stabilità a darle, o almeno queste erano le manifeste intenzioni “l’impegno politico” del governo, l’addio.

Ma se poi al dunque non andasse davvero così? La fatidica soglia del 3% deficit/Pil verrà con ogni probabilità superata a fine 2013. E se si supera quella soglia, a meno che Europa e mercati non facciano finta di non vedere, la “multa” in termini di maggiori tassi di interesse e minori soldi assensi europei a nuova spesa per investimenti è di miliardi, più di quanti gli italiani risparmiano non pagando l’Imu sulla prima casa. Soldi in cassa di governo e Stato non ce ne sono e tra meno di due settimane dovrebbe scattare l’aumento di un punto percentuale dell’Iva che però tutti vogliono evitare. Una “piccola” Imu per le case di pregio, categoria che già paga ma di cui potrebbero essere ampliati i confini, potrebbe essere una soluzione, almeno parziale. Gli “obiettivi”, le papabili abitazioni da tassare sono già state individuate e l’ipotesi è tutt’altro che campata in aria.

“Sulle prime case nei centri storici e nei quartieri bene delle grandi città…”La formula si legge in un articoletto del La Stampa. Articoletto, piccolo in pagina ma bene informato e plausibile quello di Paolo Russo. Che va ad aggiungersi all’altra indicazione circolata su chi e dove ripaga l’Imu prima casa se l’Imu prima casa ritorna: i proprietari di casa dai 150 metri quadrati in su. Quindi prime case nei centri storici, quartieri “bene” della grandi città, case grandi e redditi dichiarati medio-grandi: qui si ripaga se si torna a pagare.

Oggi in Italia le prime case che ancora pagano la tassa sugli immobili sono meno di 100 mila, sono le case di pregio secondo il catasto (A8/A9/). Ma le case di pregio nella realtà sono assai di più, nell’ordine di almeno un paio di milioni. Se l’Imu colpisse anche tutte le abitazioni dei centri storici e ancor più dei quartieri “bene” delle grandi città, sarebbe gettito di un paio di miliardi. Le “case di pregio” di oggi sono praticamente solo le ex case nobiliari, e non rientrano tra queste ad esempio attici magnifici costruiti  negli ’60 che oggi sorgono in quartieri divenuti o centrali o comunque “di lusso”, risultato: gettito di circa 170 milioni . E’ un’idea, ma con più di un fondamento quella del ritorno dell’Imu per molte abitazioni. I proprietari di appartamenti nei centri storici di città come Roma, Milano, Palermo o Napoli, così come chi possiede una casa nei quartieri residenziali, di lusso, delle stesse città o di Firenze, Torino e via dicendo sono avvertiti, per loro l’altalena Imu non si è ancora fermata.

Certo c’è un “ma” grosso come…una casa. Come si fa ad annunciare che una tassa che si è garantito di abolire ad agosto, a dicembre invece si paga? Una cosa è farla ripagare praticamente per intero l’Imu l’anno prossimo, il 2014, chiamandola Service tax, altra è resuscitare l’Imu e mandarne la salma, anzi lo zombie a mordere le carni degli elettori. Elettori sì, infatti a primavera saremo elettori…

“Gli accordi di maggioranza prevedevano che non aumentasse l’Iva ad ottobre – va ripetendo da tempo Renato Brunetta -, e così sarà. Altrimenti non ci sarà più la maggioranza”. Il Pdl, come per l’Imu ieri, punta i piedi oggi contro il passaggio dal 21 al 22% dell’imposta sul valore aggiunto. E come fu per la tassa sugli immobili minaccia crisi nel caso in cui la sua posizione venisse disattesa. Il Pd, da parte sua, non è certo favorevole all’aumento dell’Iva, ma non vede margini di manovra possibile. A meno che… “Non c’è dubbio che l’aumento peserebbe in modo negativo sull’economia – ha detto il viceministro Stefano Fassina -. Ma gli spazi di finanza pubblica sono stretti. Per questo, di fronte alle risorse da trovare sull’Imu, la cassa integrazione in deroga e le missioni internazionali da rifinanziare e l’esigenza di rispettare il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil sono necessarie delle scelte: per rinviare l’aumento dell’Iva, rivediamo l’intervento sull’Imu. Confermiamo la cancellazione per il 90% dei proprietari e lasciamo contribuire il 10% delle abitazioni di maggior valore”. A meno che i soldi non si trovino da qualche altra parte quindi dall’Imu.

Come il commissario europeo Olli Rehn ha ricordato, spazi per finanza allegra o fantasiosa non ce ne sono. La decisione della Fed di continuare con la sua politica di “assistenza” dimostra che la ripresa è fragile e, specie in queste condizioni, l’Europa ci impone che qualsiasi decisione sia accompagnata da una copertura credibile. In altre parole, se si vuole bloccare almeno per altri tre mesi l’aumento dell’Iva, bisogna indicare chiaramente dove il miliardo e più di euro che mancherebbe verrebbe trovato. Una parte potrebbe allora essere recuperato agendo sulle altre aliquote Iva, quelle agevolate del 4 e del 10%, spostando alcuni dei beni in queste oggi contenute verso l’aliquota più alta. Un inizio ma nulla più.

Reintrodurre la tassa sulla casa sarebbe certo, oltre che una seccatura per chi la dovesse pagare, anche l’ennesimo movimento di un tira e molla francamente insopportabile che va avanti almeno da quando Silvio Berlusconi promise di abolire l’Ici. Da allora la tassazione sugli immobile non ha avuto pace come gli italiani che di anno in anno hanno dovuto pagarla, non pagarla, rimandarla, sospenderla eccetera, eccetera, eccetera. E’ però anche vero che il peso fiscale grava oggi troppo su lavoro e impresa e troppo poco sui patrimoni e, di conseguenza, per l’economia del Paese meglio sarebbe un’Iva ancora al 21% e un po’ di Imu che viceversa.

Chi saranno quelli che l’odiata tassa potrebbero tornare a pagarla, lo conferma La Stampa in un trafiletto a firma di Paolo Russo: “Il Tesoro sta caricando un’arma di riserva. Ad alto rischio di detonazione politica: il ritorno al pagamento dell’Imu sulle prime case nei centri storici e nei quartieri “bene” delle grandi città. Le agenzie del territorio le hanno già censite nelle cosiddette “micro zone Omi”, che catalogano gli immobili a valori molto più vicini a quelli di mercato rispetto al vecchio catasto”.