Inciucione, M5S compreso, salva mini tribunali. Come le Province…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 22 Maggio 2013 14:29 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2013 14:29

ROMA – Avevano argomenti i 5 Stelle per gridare all’inciucio, talvolta però anche loro inciuciano e stavolta non è a fin di bene pubblico. Ricordate la riorganizzazione delle sedi giudiziarie approvata dal governo Monti? Quella riorganizzazione che attraverso tagli e accorpamenti avrebbe eliminato i piccoli, e spesso inutili, tribunali facendo risparmiare allo Stato quasi 20 milioni di euro l’anno? Rinviata.

Riviata all’unanimità ha fatto sapere il presidente della commissione giustizia del Senato Nitto Palma. Tutti d’accordo cioè nella decisione, compresi i grillini duri e puri che alla prova dei fatti sembrano essere molto meno duri e molto meno puri, ma anche i montiani che quando erano al governo l’avevano varata. Tutti uniti nel rinvio che per chi un po’ conosce il nostro Paese è spesso sinonimo o preludio di cancellazione e dimenticatoio. Hai presente la storia delle Province da abolire? Stesso schema.

Eppure, solo ieri (20 maggio), il ministro Annamaria Cancellieri si era espressa contro un rinvio, garantendo che “la fase di realizzazione procede con speditezza”, sottolineando che lo “stop and go non è produttivo e non assicura certezze del diritto” e avvertendo che “un differimento correrebbe fortemente il rischio di essere mal interpretato e di generare un negativo effetto di disorientamento”.  Nessuno le ha dato credito ed ascolto. Non il Pd e il Pdl che con lei governano e che la riforma ai tempi di Monti avevano votato. Non i montiani che avevano la Cancellieri nominata ministro e la riorganizzazione pensato e nemmeno quei 5 Stelle che della lotta agli sprechi hanno fatto la loro bandiera, elettorale.

La riforma che taglia 31 piccoli Tribunali e 220 sezioni distaccate (con un risparmio di 17 milioni di euro l’anno) accorpandoli ad altri uffici, oltre ad esser scritta da tempo, aveva inoltre già subito pesanti sforbiciate rispetto alla stesura originale. Nella scorsa legislatura, dopo l’approvazione della legge delega, le Camere avevano sparato sui decreti attuativi del governo. Ma l’ex guardasigilli Paola Severino era andata avanti, mettendo in moto la fase organizzativa in vista del 13 settembre, data di entrata in vigore. Inizialmente i tagli dovevano essere 40, poi scesi a 31, ridimensionamenti dovuti, a voler pensar bene, ad analisi più approfondite e, a pensar male, a cedimenti ad interessi di campanile. Ora, con il rinvio, si parla già di soli 9 tagli. Con un’evidente e preoccupante tendenza allo zero.

Preoccupante perché, come anche i bambini sanno, non è certo la giustizia il fiore all’occhiello del nostro Paese. Una riforma e una riorganizzazione sarebbero non necessari ma indispensabili, anche senza tener conto dei risparmi che ne deriverebbero e che alla nostra disastrata economia male non farebbero. Ce lo chiede l’Europa, ce l’ha chiesto l’Ocse ma, cosa più importante, ce lo chiedono gli italiani stessi, e lo chiedono quando si lamentano dei tempi biblici della nostra giustizia, dei malfunzionamenti e dei disagi che nei tribunali incontrano. Eppure, nonostante a parole siano tutti, riferendosi agli attori politici, fermamente d’accordo nel giudicare necessaria e improrogabile una riforma, quando poi si arriva al dunque questa volontà sparisce e rimane solo e sorprendentemente la compattezza nel rimandare qualsivoglia cambiamento.

Stupisce poi che, a questo rinvio alle calende greche, partecipi anche il MoVimento 5 Stelle. Quello stesso movimento che, sulla vicenda dell’abolizione delle province, votata a maggioranza e poi chiusa in fretta in un cassetto, aveva giustamente accusato Pd e Pdl del classico inciucio ai danni degli italiani. Era difficile in quel caso smentire Grillo e i suoi, ma ora? Non è il rinvio della riorganizzazione delle sedi giudiziarie un altro inciucio ai danni degli italiani?

Il rinvio è dovuto, ufficialmente, a ragioni tecniche: organizzazione delle nuove sedi, dei trasferimenti e simili. Una foglia di fico viste le parole della ministra che ha affermato che “la fase di realizzazione procede con speditezza” e che alla fatidica data, 13 settembre, mancavano ancora 4 mesi. Ma peggiori sono anche le motivazioni dei detrattori della riforma: “E’ una resa dello Stato alla criminalità”, “taglia posti di lavoro”, “fa aumentare l’inquinamento perché si dovrà usare l’automobile per spostarsi negli uffici accorpanti”, “disperde i soldi investiti nella costruzione di nuovi palazzi di giustizia, non più utilizzabili”. In settimana si dovrebbe arrivare al voto e poi la parola spetterà al governo, nella speranza che questa riforma non segua il destino dell’abolizione delle provincie.