Assumere fisso costa 5/8mila meno che assumere precario. Renzi family: più 2.000

di Riccardo Galli
Pubblicato il 22 Dicembre 2014 13:37 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2014 21:48
Pier Carlo Padoan

Pier Carlo Padoan

ROMA – Che piaccia o no, e pur gravata da una clausola di salvaguardia che può arrivare a costare 53 miliardi di euro di tasse e imposte nei prossimi anni se sballano i conti,  la Legge di Stabilità almeno per ora qui e subito abbassa del 30 per cento abbondante il costo di un’assunzione a tempo indeterminato. E, soprattutto, rende per chi assume più costoso offrire e stipulare contratti di lavoro precario, comunque denominati, che il contratto a tempo indeterminato. L’esatto contrario di quanto avvenuto finora dove il datore di lavoro risparmiava se offriva lavoro precario, adesso invece ci rimette.

Inoltre la legge di stabilità, almeno per un segmento sociale identificato dai giornali con la ipotetica “famiglia renziana” (reddito sotto i 30 mila euro annui, un figlio in arrivo…) porta in tasca a fine anno circa duemila euro in più nel bilancio familiare.

Sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato e una serie di  bonus fiscali determinano questi risultati come rilevato da La Stampa che conteggia in 5/8 mila euro a seconda dei livelli di retribuzione il vantaggio annuo del datore di lavoro nell’assumere fisso e da La Repubblica che calcola appunto in circa 2mila euro in più in un anno l’aiuto al bilancio familiare a reddito medio-basso..

Per il varo della manovra 2015 manca ormai quello che è un passaggio poco più che formale: l’approvazione della Camera dei Deputati. Passata al Senato con la fiducia e la seduta fiume di qualche giorno fa, il testo è ora a Montecitorio in attesa del via libero definitivo, certo di non subire nuove modifiche. Si può per questo cominciare a ragionare e valutare le varie norme dell’impianto. Ed è quello che ha fatto ad esempio la Cisl che, in uno studio ripreso da La Stampa, stima che lo sgravio per le assunzioni a tempo indeterminato arriverà a valere 8.060 euro per le imprese. Le aziende cioè, assumendo un lavoratore a tempo indeterminato anziché determinato, avranno un risparmio di oltre 8mila euro. Questo è lo sconto massimo, che si realizzerà solo ad alcune condizioni e cioè solo all’interno di alcuni parametri di reddito e tipologia di azienda ma, gli sgravi e la convenienza dei contratti a tempo indeterminato rispetto a quelli determinato, ci saranno in ogni caso seppur in misure differenti. E nelle stime più rosee, probabilmente anche un po’ troppo rosee, la misura dovrebbe contribuire alla creazione di 800mila posti di lavoro.

Altro capitolo poi, quello degli sgravi e dei bonus per le famiglie, e specie per la famiglia-tipo del governo Renzi.

“Godrà del beneficio di 2.440 euro l’ “homo renzianus” medio: lavoratore dipendente a basso reddito, con un figlio che nascerà il prossimo anno e disposto a chiedere al proprio datore di lavoro l’anticipo del Tfr in busta paga. Il reddito di questo lavoratore, beneficiario della manovra del governo volta ad incentivare i consumi, è intorno ai 23 mila euro lordi, che sono la soglia per accedere al rinnovato bonus Irpef di 80 euro e al bonus bebè collocato anch’esso a 80 euro. L’anticipo del Tfr sarà invece accessibile a tutti senza soglie di reddito – spiega su Repubblica Roberto Petrini -”.

La manovra stabilizza infatti per tutto il prossimo anno il cosiddetto “bonus da 80 euro”, vero e proprio vessillo-feticcio dell’esecutivo. E, stabilizzandolo, di fatto lo implementa anche facendolo valere per tutte e 12 le mensilità del 2015, mentre nel 2014 il bonus era scattato ad anno già iniziato. Introduce poi la legge di stabilità un altro bonus, sempre da 80 euro: quello per i nuovi nati. Chi si troverà nella condizione di sommare i due bonus, e cioè chi avrà reddito Isee non superiore ai 25 mila, otterrà un “superbonus” di 1920 euro, a patto ovviamente che la famiglia si allarghi già da gennaio. A questo si aggiunge poi la possibilità di chiedere l’anticipo in busta paga del tfr. Fattispecie non particolarmente conveniente visto che il trattamento di fine rapporto, se anticipato mensilmente, non godrà di tassazione agevolata ma sarà invece sottoposto a normale imposizione fiscale. Cose che, comunque, non toglie che la misura possa essere utile a chi si trova nella condizione di preferire il classico uovo alla famosa gallina.

Cambia poi il regime dei minimi che si applica alle partite Iva. Se i redditi di impresa o di lavoro autonomo sono prevalenti rispetto a quelli di lavoro dipendente o pensione si può beneficiare di un regime forfettario con un’imposta sostitutiva al 15%. Sotto il tetto dei 20mila euro complessivi non serve nemmeno la verifica. I contribuenti attualmente ai minimi possono però continuare a fruire del regime agevolato (5%) fino alla naturale scadenza (5 anni di attività o 35 anni d’età).

Come novità arrivano anche per le pensioni, dove viene introdotto un tetto pari all’80% dello stipendio sugli assegni futuri, compresi quelli in essere, per quei soggetti (magistrati, professori, ecc.) che potendo rimanere al lavoro oltre i 65 anni in assenza di correttivi avrebbero ottenuto pensioni pari al 110-120% del loro stipendio. Cancellate le penalizzazioni per chi anticipa il pensionamento avendo maturato 42 anni di contributi al 31.12.2017 senza però aver compiuto 62 anni di età. Per effetto dell’aumento della tassazione a carico dei fondi pensione (salita dall’11,5 al 20%) e sulle casse di previdenza (il cui prelievo passa dal 20 al 26%), poi in parte temperate da detrazioni fiscali sugli investimenti in infrastrutture, le pensioni integrative future saranno invece più magre. E saranno ancora più ridotte per quei lavoratori che decidono di dirottare in busta paga il Tfr.

Infine, lo sconto sull’Irap che cambia natura. E in questo caso il soggetto che potrà beneficiare della Stabilità-Renzi è l’imprenditore. Scompare la contestata presenza del costo del lavoro sull’imponibile Irap (aliquota ordinaria del 3,9 per cento) e si riduce notevolmente il cosiddetto cuneo fiscale per le aziende. Il taglio sarà effettivo solo sui lavoratori stabili, a tempo indeterminato: il risparmio per dipendente nel 2015 potrà arrivare, secondo i calcoli della Cgia di Mestre presieduta da Giuseppe Bortolussi, a 462 euro per un lavoratore medio che costa all’impresa attualmente circa 31 mila euro l’anno. Sconti Irap anche per 1,4 milioni di imprese che non hanno dipendenti: viene introdotto un credito di imposta Irap pari al 10 per cento dell’imposta lorda che può valere circa 100 euro annui a impresa individuale, 200 euro a società con due soci.

Una manovra che quindi premia famiglie ed imprese e punta sul rilancio dei consumi e dell’occupazione. Il governo è molto soddisfatto e, se le intenzioni dovessero realizzarsi, lo saranno probabilmente anche molti italiani. Se però tutto dovesse andar male, contiene la manovra una serie di clausole di salvaguardia che, qualora scattassero, in 3 anni porterebbero ad un aggravio totale di 53 miliardi tra Iva e accise.