Telese, Paragone, Porro, Sottile.. flop. Talk show si fa solo perché costa poco

di Riccardo Galli
Pubblicato il 23 settembre 2013 15:03 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2013 17:20
Telese, Paragone, Porro, Sottile.. flop. Talk show si fa solo perché costa poco

Enrico Mentana

ROMA – Tutti o quasi, da Maurizio Costanzo che li inventò a Enrico Mentana, e persino il dg della Rai Luigi Gubitosi, concordano che il format sia stanco, vecchio. E crollo degli ascolti di “genere” ne è la prova “provata”. Tra le righe però, proprio gli addetti ai lavori come Costanzo e Mentana, spiegano perché il talk show, nonostante perda pezzi ed ascolti, continui ad essere un format cavalcatissimo dalle tv italiane: costa poco. Fare un talk show costa meno che comprare i diritti di un film, per non parlare di quelli di qualche partita, ma costa anche meno che produrre una fiction o un reality. E così Luca Telese e Gianluigi Paragone, Nicola Porro e Corrado Formigli, Paolo Del Debbio e Salvo Sottile, ma anche Michele Santoro, Bruno Vespa e Giovanni Floris continuano, in Rai, su Mediaset e La7, a trovare spazi nei palinsesti.

Spulciando gli ascolti di questo primo mese scarso di stagione autunnale della programmazione televisiva, in molti si sono accorti di un dato incontrovertibile: i talk show perdono ascolti. Tutti, nessuno escluso, compresi quelli che, come Porta a Porta e Ballarò, nel complesso vanno bene, vanno comunque peggio rispetto al passato. E se tutti, indistintamente perdono, vuol dire che la colpa non può essere del singolo conduttore ma deve essere del format stesso e dei contenuti che propone.

Maurizio Costanzo che del format talk show italiano può essere considerato l’inventore, ha ammesso al Corriere della Sera: “Sono troppi. Ci sono tante, inutili sovrapposizioni. Soprattutto si grida inutilmente. Ogni sera una rissa. Un politico contro l’altro con il conduttore che sta lì ad aspettare che i due contendenti si scannino tra loro. Che noia”.

Mentana, via social network, ha proposto la sua analisi, non dissimile: “Ci sono troppi talk show nella stagione tv? Sicuramente sì. Rischiano di creare saturazione e disaffezione per il genere? Ancora sì”.

Persino il direttore generale di viale Mazzini, lui che in qualche modo i talk show produce, ha riconosciuto che “è un format che si sta certamente logorando. Capisco la stanchezza dei telespettatori”.

Ma se il “capo” della tv pubblica, colui che li ha inventati e un “esperto” di televisione come Mentana riconoscono, dicono e ammettono che i talk show, seppur non al capolinea, hanno comunque generalmente stufato, come mai spuntano questi come funghi su ogni televisione? La Rai ne vanta almeno tre, uno per rete: Porta a Porta, Virus e Ballarò. Tre anche per Mediaset: Matrix, Quinta Colonna e Quarto Grado. Meglio di tutti fa La7 che, in un solo canale, piazza quattro talk: Servizio Pubblico, Linea Gialla, Piazzapulita e La Gabbia. Delle due l’una: o chi fa i palinsesti, a viale Mazzini come a Cologno, è impazzito, oppure ci deve essere un’altra ragione. Cherchez l’argent, cercate il denaro, e avrete la risposta. E’ infatti il denaro la spiegazione di tutto: i talk costano poco, e quindi si fanno, anzi, meno soldi si hanno e più si fanno.

Costanzo: “Il prodotto costa pochissimo. Ma bisogna variare”.

Mentana: “Il principale motivo della proliferazione di trasmissioni di informazione politica è quello economico: costano molto meno di tutti gli altri programmi”.

Semplice e chiaro, ecco perché, se anche il Virus di Porro mercoledì sera si è fermato al 2,3% di share e dalla prossima settimana verrà spostato al venerdì in un ultimo tentativo di rianimazione; se La Gabbia del leghista deluso ora vicino ai grillini Paragone è scesa al 3,1% dopo un esordio al 3,9%; se Paolo Del Debbio con Quinta Colonna ha registrato nell’ultima puntata uno share del 3,5% contro una media che nell’ultima edizione era vicina al 7%; se il Matrix di Telese sta tra il 6 e il 7% quando Vinci, che già non è rimasto alla storia per i superascolti, si attestava al 10%, si continuano a sfornare talk. E, anche chi va bene, va meno bene dell’anno scorso: l’ultima puntata di Piazzapulita di Corrado Formigli è stata al 4,4% contro un 6,3% di media dello scorso anno. Floris e Ballarò sono lontani dal 16,3% della stagione passata e si fermano al 13, e persino l’inossidabile Vespa fatica e perde circa 2 punti percentuali (dal 15 al 13%).