M5S, Bernini e Fico: chip e censura, grillino a misura?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 13 settembre 2013 14:23 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2013 16:11

grilloROMA – La coincidenza di date, così come la vicinanza in pagina sul Corriere della Sera, è assolutamente un caso. Meno casuale è invece la prossimità dei due protagonisti e l’appartenenza di entrambi al MoVimento5Stelle. Due cittadini eletti con le liste di Beppe Grillo, Paolo Bernini e Roberto Fico, si sono ieri (11 settembre) resi protagonisti di due tanto singolari quanto inquietanti esternazioni. Il primo, Bernini, ha spiegato in Parlamento come e qualmente l’attentato alle Torri Gemelle di cui ieri ricorreva l’anniversario fosse stato orchestrato non da Bin Laden e Al Qaeda ma dagli americani stessi, pronti a uccidere migliaia di propri cittadini pur di controllare il petrolio. L’astutissimo Bernini, a lui non la fai: solo gli ingenui possono credere che Bin Laden sia esistito. Gli stessi che credono che Pearl Harbour sia stata bombardata dai giapponesi e che una missione Apollo sia mai arrivata alla Luna. Bernini invece sa più o meno la verità, quasi tutta la verità, soltanto la sua verità. Non lo freghi dopo che è stato informato, probabilmente da un sensitivo veggente, del fatto che il governo americano mette un chip sotto la pelle dei suoi cittadini per controllarli.

Più o meno contemporaneamente il più noto esponente dei 5 Stelle Roberto Fico, nella sua veste di presidente della commissione di vigilanza Rai, ha chiesto che la commissione da lui presieduta fosse messa nelle condizioni di vedere i programmi della tv pubblica prima che questi vadano in onda. Ha cioè chiesto, forse e probabilmente senza capirlo, di poter istituire ed esercitare poteri di censura preventiva.

Non si erano certamente accordati il cittadino Fico e il cittadino Bernini prima di dar voce ai propri pensieri ma, involontariamente, hanno in contemporanea fornito due facce del prisma del movimento politico cui appartengono. MoVimento che ieri si è distinto come movimento di censura invocata e complotto a stelle e strisce smascherato al bar sotto casa. Censura da una parte invocata (dove per fortuna non c’è) e dall’altra denunciata (dove altrettanto per fortuna non esiste).

Delle due performance, forse la meno grave ma certo la più imbarazzante è stata quella di Bernini. Il cittadino in questione si era reso noto al grande pubblico, e agli elettori, quando prima del voto di febbraio spiegò agli italiani come gli americani stessero organizzando un sistema di controllo dei propri cittadini attraverso chip installati sotto pelle. L’aveva letto in un paio di blog su internet. E probabilmente la fonte della sua ultima rivelazione deve essere la stessa. Ha scoperto, il cittadino Bernini, e ha tenuto a raccontarlo in Parlamento , che non Bin Laden ma gli americani stessi hanno organizzato gli attacchi alle Twin Towers e al Pentagono. E ha spiegato come nemmeno Pearl Harbour, la crisi cubana e le colpe di Saddam Hussein avessero responsabili diversi dagli inquilini dei palazzi di Washington. Tutto orchestrato e tenuto nascosto grazie ad una minuziosa censura e controllo delle informazioni.

Che anche gli americani abbiano delle macchie nella loro storia non è un segreto. Proprio Saddam fu da loro inizialmente appoggiato, anche se “gasare” i curdi fu una scelta assolutamente autonoma del dittatore iracheno. E anche le armi ai talebani le fornirono in primis gli statunitensi in funzione antisovietica quando, in un mondo diviso in blocchi che non esiste più, proprio i talebani erano “utili” in chiave anticomunista. Sarebbe stato però forse più serio, e meno ridicolo, se approfittando della data di ieri, 11 settembre, invece di snocciolare favole che hanno lo stesso valore e lo stesso spessore delle catene di Sant’Antonio che circolano in rete, il cittadino Bernini avesse ricordato un altro 11 settembre, quello del 1973, quando davvero gli americani vestirono i panni dei “cattivi” armando Pinochet e contribuendo al golpe militare in Cile e alla morte del presidente Allende.

Ma questo, su internet, trova molto meno spazio delle teorie complottiste che vanno invece per la maggiore in rete. Teorie sempre esistite ma che mai avevano trovato diritto di accamparsi in Parlamento, rimanendo confinate ai bar e alle chiacchiere proprie di questi. Ieri invece, grazie al cittadino Bernini, abbiamo scoperto come gli americani, per controllare il petrolio, che tra parentesi in Afghanistan non c’è, abbiano deciso di tirarsi giù due grattacieli con due aerei dirottati da, probabilmente, piloti dell’Us Air Force travestiti da terroristi islamici. Magari con tanto di barba posticcia. Se avrà poi la bontà di approfondire, l’onorevole Bernini scoprirà come circoli solo in rete, ovviamente perché censurata dai poteri forti, una foto che mostra come anche il maligno sia entrato in gioco a New York l’11 settembre 2001. I più preparati complottisti ricorderanno infatti una foto in cui Belzebù mostra chiaramente il suo volto in una nube di fumo che assume il suo aspetto. Il diavolo ingaggiato dalla Casa Bianca e pagato da Wall Street: quanto avrà preso?

E se la censura e il controllo delle informazioni, così come la loro manipolazione, distorcono la realtà secondo Bernini, paradossalmente secondo Fico dovrebbero essere adottate queste dal Parlamento italiano. Ha infatti chiesto il cittadino Fico, facendo riferimento alla trasmissione Mission, ma ovviamente una regola vale per tutti e non in un unico caso, che la commissione di vigilanza Rai, cioè la politica, potesse visionare il programma prima della messa in onda. Fico non lo sa, o forse non lo sa ed è peggio, ma la sua richiesta significa censura, censura preventiva. Dopo averla sparata, qualcuno, anzi più d’uno, ha spiegato al presidente della commissione di vigilanza che in Italia la censura fortunatamente non c’è e che la sua richiesta era inaccettabile. Silvio Berlusconi non si è espresso ma è facile immaginare quanto lui avrebbe gradito poter vedere alcuni programmi prima che andassero in onda e, è altrettanto facile immaginare quello che sarebbe successo se un Gasparri qualsiasi avesse chiesto, ad esempio, di vedere Ballarò prima che questo venisse trasmesso.

Come sottolinea Paolo Conti sul Corriere della Sera, l’italiano è una lingua ricca di sfumature e per questo assai precisa. La commissione presieduta da Fico si chiama “commissione di vigilanza” ed è quindi chiamata a vigilare, cosa che è molto diversa dal “controllare” che Fico evidentemente immagina. Si era presentato, insieme al MoVimento di cui fa parte, come colui che tra le altre cose voleva liberare la Rai dalla politica e ora, probabilmente senza capirsi, si è trasformato in quello che vorrebbe che i programmi della tv pubblica venissero sottoposti alla visione preventiva della politica stessa. Ma Fico va capito: c’è una censura cattiva e fosca, quella degli altri. E una censura buona e santa, quella appunto dei “buoni”. E chi sono i “buoni”? Ma che domanda? Il MoVimento è il “buono”, anzi il “bene”.

Talmente buono e bravo il MoVimento (la V maiuscola sta per ricordare il vaffanculo di cui Beppe Grillo si appresta a celebrare la terza annata, ricordiamolo…) che uno come Bernini lo ascoltano, lo fanno parlare e neanche chiamano qualcuno per dargli un po’ di assistenza. Un MoVimento così vasto che tiene dentro i guardiani delle strisce nel cielo (imprecisato se a lasciarle siano alieni o inquinatori della finanza mondiale), gli svelatori del denaro come diritto naturale di ogni umano (diritto ad averne come l’aria da respirare) e anche un bel po’ di gente seria e normale oltre che tutti questi mattacchioni e matti col botto. E poi è stato il Parlamento che si è sorbito Bernini sull’11 settembre autogolpe americano senza chiamare gli infermieri, un Parlamento “scatola di tonno” con dentro neanche il tonno se l’hanno ascoltato senza farsela sotto dalle risate e senza commuoversi a un po’ di pena per l’oratore. Resta il dubbio:  Bernini e Fico, chip e censura fanno un grillino a misura?