Marine Le Pen: 22mila brioches di troppo. Destra di popolo, le mani nella crema

di Riccardo Galli
Pubblicato il 25 Ottobre 2013 14:33 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2013 14:34

marine_le_penPARIGI – Paese che vai, rimborso elettorale che trovi, ma che la destra nazionale e rampante, severissima con l’Europa e castigamatti con gli stranieri inciampasse sulle brioches è, per così dire, una doppia notizia. Anche in Francia arrangiano le note spese e questa è la prima notizia, la seconda è che gli astinenti hanno sempre le mani più piene di crema pasticciera degli altri… Marine Le Pen, candidata all’Eliseo quando i francesi torneranno a scegliere il loro presidente, nonché segretaria di quel Fronte Nazionale che i sondaggi danno come primo partito nelle intenzioni di voto d’Oltralpe, ha presentato fatture per quasi 10 milioni di euro. Somme spese nelle ultime presidenziali, quelle del 2012, per cui la Le Pen ha chiesto il rimborso e tra cui figurano anche voci diciamo inappropriate, come ad esempio gli oltre 22 mila euro spesi in pasticcini e messi in conto ai contribuenti francesi.

Campioni di specialità, noi italiani, siamo abituati a tutto e, dopo Batman Fiorito, pensavamo ormai di essere sicuri che i nostri rimborsi elettorali fossero i più fantasiosi del mondo. Ma non avevamo messo in conto la verve dei cugini francesi che, grazie al rendiconto delle spese elettorali per le elezioni del 2012 presentato dalla Le Pen, provano ad insidiare le prestazioni di Batman.

“La donna che vuole fare uscire la Francia dall’euro – racconta Stefano Montefiori sul Corriere della Sera – ne ha spesi 22 mila 438 di troppo in pasticcini. La ‘Commissione dei conti della campagna elettorale’ ha reso noto il dettaglio delle spese presentate da Marine Le Pen in qualità di leader del Front National e candidata presidenziale nel 2012, e come era prevedibile neanche lei, fustigatrice degli sprechi e sedicente voce del popolo contro le dissolutezze dei potenti, può dirsi priva di macchie: lo Stato francese tante volte accusato di sperperi le rimborserà gran parte delle spese elettorali, ma non i bignè. Sui 9 milioni 96 mila e 908 chiesti da Marine Le Pen, la commissione ha rifiutato il pagamento di 696 mila 965 euro, pari al 7,66 per cento del totale”.

Il 92% delle richieste, delle fatture, sono state dunque rimborsate alla Le Pen. Tra quelle giudicate dalla commissione prive di un carattere elettorale evidente, o quantomeno potenzialmente superflue, altre voci oltre alla montagna di bigné: le notti nell’albergo quattro stelle di Nizza per 1363 euro segnalate dal Canard enchaîné o il ‘Bal de Marine’, la serata organizzata nel giugno 2011 e costata 131 mila 173 euro, o ancora il pagamento di guardie del corpo private, quando lo Stato già si occupava della sicurezza della candidata avendo distaccato agenti di polizia con l’unico compito di seguirla e proteggerla.

La rampolla dell’ultradestra francese si difende sostenendo di aver richiesto i rimborsi di tutto, pasticcini compresi, per dovere di trasparenza: “Ho preferito chiedere il rimborso di tutto quel che potevo, indicandolo le voci chiaramente, e quando mi sono trovata nel dubbio ho preferito lasciare alla commissione il compito di decidere se una certa spesa era elettorale oppure no”. Che tradotto in un linguaggio meno aulico vuol dire che ci ha provato. Per la serie io la fattura la metto, se me la rimborsano bene e se non me la passano resto come sto ora. Né più né meno il ragionamento della massaia, di chi cerca al supermercato di far passare un’offerta che è è scaduta: “I biscotti sino a ieri erano in promozione… non è che mi farebbe lo sconto anche oggi…”.

Un’elezione presidenziale non somiglia però alla spesa e i rimborsi elettorali non sono simili alle assicurazioni a cui, ogni tanto, si cerca di spillare qualcosa. I francesi poi, sul tema, tendono ad essere particolarmente pignoli e attenti, forse per quello strano senso di attaccamento che hanno per lo Stato e per la Repubblica, intesi non come entità da mungere ma come massima espressione del vivere civile.

Così la Le Pen, col suo bisogno di trasparenza, ma soprattutto con i suoi pasticcini, quello che ha ottenuto è stata principalmente una colossale pessima figura. Nessun reato, non se ne abbia Batman, ma un’ingenuità politica arrivata alla vigilia delle elezioni europee in cui, il Front National, è dato come primo partito.

“La disinvolta difesa di Marine Le Pen – continua Montefiori -, riassumibile in un goffo ‘io ci ho provato’, getta un’ombra sulla reale statura di una leader che negli ultimi mesi era sembrata giganteggiare, complice la crisi dell’Ump (centrodestra) e del Ps (la sinistra al governo). La gaffe dei pasticcini contribuisce a riportare Marine Le Pen alla sua giusta dimensione, almeno quanto alla questione morale: è a capo di un partito, il Front National, nato grazie alla favolosa e contestata eredità ricevuta nel 1976 dal padre Jean-Marie, ed è anche la segretaria di un micro-partito fin qui sconosciuto, ‘Jeanne’ in onore a Giovanna d’Arco, che nel 2012 ha gestito 9,5 milioni di euro vendendo ‘kit del candidato’ e prestando soldi ai militanti (secondo un’inchiesta di Mediapart)”.