Marò, una Mogherini svelta direbbe all’India: “Basta, a nome dell’Europa”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 2 settembre 2014 14:09 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2014 14:44
Marò, una Mogherini svelta direbbe all'India: "Basta, a nome dell'Europa"

I marò in tribunale

ROMA – In India è volata, per motivi di competenza ed ovvia opportunità politica, la titolare della Difesa Roberta Pinotti. Volata a New Delhi per verificare di persona le condizioni di Massimiliano Latorre, uno dei due marò trattenuti nel subcontinente e vittima di un malore. A Roma, o meglio tra Roma e Bruxelles, è invece rimasta l’altra ministra coinvolta per ruolo nella vicenda: Federica Mogherini, fresca di nomina a lady Pesc.

Ma se l’opportunità su chi dovesse “saltare” su un aereo alla volta dell’India ha saggiamente fatto ricadere la scelta sulla Pinotti, tenendo fuori la Mogherini, tocca ora proprio a lei, futura ex ministra degli esteri italiana e prossima “capa” della diplomazia europea, dare una svolta alla vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Se lo “svelto” Renzi e la “attenta” Mogherini fossero su questo dossier davvero svelti e attenti…

Se lo fossero la Mogherini potrebbe/dovrebbe parlare all’India in “europeo” e non in italiano. Parlare, comunicare all’India, a nome e per conto di tutta l’Europa, che due anni senza processo sono un’offesa e un’ingiustizia. Recapitare il messaggio non come Roma o Italia ma come Unione Europea e Bruxelles. Se Renzi e Mogherini fossero svelti e attenti, nessuna capitale europea, volente o nolente, potrebbe smentire o contraddire la Mogherini su questo dossier. Se fossero svelti e attenti…così facendo metterebbero almeno in imbarazzo il governo indiano e mostrerebbero all’opinione pubblica italiana ed europea che un “alto rappresentante della politica estera europea” non è vero sia incarico di cartapesta.

Se infatti sarebbe stato probabilmente inopportuno che la ministra in pectore degli esteri dell’Unione si fosse precipitata in India, diventerà invece cosa più che opportuna che, all’indomani del suo insediamento, la nuova lady Pesc ponga la questione dei due militari non più come un problema italiano, ma europeo.

Nessuno, né la Francia né la Germania, avranno infatti nulla da obiettare se la Mogherini, nella sua doppia veste di vicepresidente dell’Unione e Alto Rappresentante per la politica estera di questa, comunicherà all’India che è intollerabile la loro gestione della vicenda marò.

I due, Girone e Latorre, oltre che italiani sono infatti due militari di un esercito di un paese dell’Unione Europea e cittadini di questa. E la Mogherini, nella sua doppia veste, ha non solo il diritto ma anche il dovere di pretendere il rispetto di alcune norme di comportamento e delle norme internazionali, oltre che di difendere i diritti di tutti i cittadini dell’Unione.

Girone e Latorre sono trattenuti in India da ormai oltre due anni. Tempo in cui, ed è proprio questa la cosa intollerabile, sono rimasti in attesa di un processo di cui ancora non si conosce la data in cui verrà celebrato.

Fossero stati condannati, paradossalmente, sarebbe più politicamente “digeribile” la loro lontananza. Ma il fatto che in oltre 24 mesi, i fatti risalgono a febbraio del 2012, non si sia nemmeno iniziato il processo è un’evidente mancanza del paese asiatico.

Se la Mogherini, come dovrebbe, deciderà di porre la questione come un problema europeo, avrà certamente il sostegno di tutti i paesi dell’Unione, compresi quelli che con l’India vogliono tenere buoni rapporti. Difficile infatti immaginare un’opinione pubblica francese o tedesca, ma anche spagnola o greca, in grado di accettare un simile trattamento per qualche loro militare. E sapendo che, in una situazione simile la porta cui dovrebbero bussare sarebbe quella di lady Pesc, può star certa la Mogherini che a Bruxelles nessuno la ostacolerebbe.

Passato quindi il viaggio improvviso e l’emergenza prodotta dal malore di Latorre, a novembre, quando sarà effettivamente lady Pesc, toccherà alla Mogherini scendere in campo, spiegando all’India che non sta trattenendo senza giusto processo due cittadini italiani, ma due cittadini europei, e che Roma, ma anche Bruxelles, Parigi, Berlino e tutti gli altri reputano la cosa non più tollerabile.