Renzi sballottato tra due onde. Voto d’opinione diserta voto militante raddoppia

di Riccardo Galli
Pubblicato il 1 Giugno 2015 11:44 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2015 11:45
Scheda per le elezioni regionali 2015

Scheda per le elezioni regionali 2015

ROMA – Astensione pari al 46 per cento, a votare in media il 10 per cento in meno rispetto alle ultime elezioni regionali. E il Pd che resta lontanissimo dal 40 e passa per cento delle europee. C’è stretto rapporto tra i due numeri elettorali appena citati. L’elettorato d’opinione, quello che prende in esame la possibilità di cambiare voto di volta in volta e talvolta lo fa, stavolta è rimasto a casa. L’elettorato che aveva scelto Renzi alle europee stavolta non è andato a votare. Lo abbia fatto per pigrizia, sfiducia, dissenso, qualunque sia il motivo o la somma dei motivi, il riflusso d’opinione ha colpito Renzi.

Simmetricamente, in assenza e in carenza di elettorato d’opinione alle urne, il voto militante, quello che si dà al partito o alla lista senza se e senza ma, si è ingigantito. In numeri assoluti e soprattutto in percentuale. Se un elettore su due non vota, quello che vota in percentuale vale due invece che uno. E l’elettorato militante oggi è soprattutto M5S e Lega. Poca roba mobilita e conta nelle urne la sinistra militante anti Renzi, in Liguria sfiora appena il 10 per cento.

Non dirà ovviamente che ha perso, ma di certo il premier Matteo Renzi non esce da questa tornata di elezioni con l’etichetta del vincitore. Al di là delle dichiarazioni dei singoli e dei vari distinguo che nelle prossime ore si rincorreranno, se c’è un vincitore di queste amministrative 2015 è infatti la Lega di Matteo Salvini, capace di conservare il Veneto nonostante la defezione di Tosi e, soprattutto, di arrivare in doppia cifra anche al di sotto del Po. E di vittoria, ad onor del vero, può parlare anche il Movimento5Stelle, risorto dopo la debacle delle europee, e risorto nonostante e grazie la quasi totale assenza di Beppe Grillo dalla campagna elettorale.

Il premier invece, che si ritrova comunque meglio messo di quel 4 a 3 reclamato come risultato minimo ma che sarebbe stato in realtà una sonora sconfitta, si ritrova tra quelle che con una metafora potremmo definire due onde. Quella di risacca e cioè: la diserzione dalla urne dell’elettorato d’opinione. E poi l’altra onda: quella del voto  ‘militante’ Renzi sta sballottato in mezzo: la risacca lo tira dietro, l’onda gli sbatte sulla testa.

A scrutinio finito o quasi il Pd ottiene come risultato un 5 a 2, conquistando la Campania, dove però il governatore in pectore Vincenzo De Luca verrà con ogni probabilità sospeso in virtù della legge Severino, e perdendo la Liguria. Se in questo senso i numeri (5 a 2) sono confortanti, meno lo sono quelli che riguardano le percentuali dei diversi partiti. Il Pd, poco sopra al 20% come media, è infatti lontanissimo da quel 40% e più che raccolse alle ultime europee e, anche in regioni tradizionalmente rosse come l’Umbria, ha dovuto faticare non poco per conservarne la presidenza.

La ragione di come questo sia accaduto la spiegano abbastanza chiaramente i numeri, almeno a tentare di leggerli obiettivamente. Il primo numero da tenere a mente è quello relativo agli astenuti: gli elettori che hanno scelto di non votare sono stati quasi uno su due, in crescita di circa 10 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni omologhe. Questo null’altro è che la ‘numerificazione’ della diserzione dell’elettorato cosiddetto d’opinione. Cioè di quell’elettorato che cambia voto a seconda del momento e delle persone, proprio quell’elettorato che diede la grandissima vittoria delle europee al Pd andando a votare, in quell’occasione, per il partito di Renzi. Ed elettorato che, ieri, ha invece preferito rimanere a casa.

Contemporaneamente, e in modo quasi speculare alla defezione dell’elettorato d’opinione, si è rafforzato, enfatizzandone il risultato, il cosiddetto voto militante. Cioè quel voto di chi si riconosce in un simbolo, in un partito e/o in un movimento, e a questo affida il suo voto senza se e senza ma. Guarda caso esattamente l’identikit del partito di Grillo o di quello di Salvini, che come detto sono i veri vincitori.

Due fenomeni, una sorta di uno-due pugilistico, cui il premier si è ritrovato in mezzo. Forse se l’aspettava Renzi o forse no. Ma il risultato è che, persi i voti ‘d’opinione’ che aveva attratto con decisione solo un anno fa, ora si trova a fare i conti con quel voto ‘militante’ che, grazie alla scomparsa del voto degli indecisi, ha assunto un peso assai diverso.