Mercanti di reni comprano a 3.000 e vendono a 150mila. Ora anche in Kosovo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 29 Maggio 2012 15:49 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2012 15:49

ROMA – “Donate un rene, comprate il nuovo iPad”, questo folle slogan è stato coniato da un trafficante d’organi cinese intervistato dal quotidiano inglese The Guardian. Slogan folle per noi ricchi uomini occidentali, ma slogan che evidentemente funziona. “Il traffico illegale di organi era calato nel 2006-2007 – spiega Luc Noel dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità – ma ora sta conoscendo una nuova esplosione”. Esplosione raccontata dai numeri in crescita e dall’apertura di nuovi mercati, ovviamente illegali. Da poco infatti si è aggiunta alle mete “tradizionali” dei trapianti illegali anche il Kosovo, in piena Europa, a un passo dall’Italia.

Traffico illegale, quello degli organi, che assicura ai trafficanti enormi margini di guadagno. All’origine infatti, prendendo in esame il rene, grande protagonista di questo commercio, il costo dell’organo si aggira sui 3mila euro. Ma costo che per “l’utilizzatore finale” sale fino a 150mila euro. Grande protagonista di questo commercio è appunto il rene: il 75% dei traffici illeciti riguarderebbe proprio questo organo, molto richiesto per il grande numero di malati di diabete, ipertensione e disturbi cardiovascolari. Nel 2010 – dati Oms – si ha notizia di 106.879 organi trapiantati nei 95 Stati membri dell’Organizzazione: di questi 73.179 (68,5%) erano reni. Un numero di interventi che, secondo l’organizzazione, soddisferebbe solo 10% della domanda mondiale e che quindi ha ancora grandi margini di crescita. Inoltre i dati dell’Oms fotografano, ovviamente, solo una parte di questo commercio che è in grande misura sommerso. Questi numeri rappresentano, verosimilmente, solo la punta dell’iceberg.

Il “mediatore” intervistato dai giornalisti inglesi promette poi grande efficienza, sostiene infatti di poter concludere l’operazione in appena dieci giorni. Destinatari di questi organi ovviamente i ricchi mercati occidentali e i ricchi “malati” che possono permettersi di pagare centinaia di migliaia di euro per un organo per cui dovrebbero aspettare altrimenti mesi, se non anni.

Ed è notizia di pochi giorni fa l’arresto di un israeliano accusato di aver architettato un traffico clandestino di organi umani nel 2008, diretti alla clinica privata Medicus di Pristina, in Kosovo. Nuova destinazione, il Kosovo, del “turismo dei trapianti” che ha come mete principali e “storiche” Cina, India e Pakistan. Rinviato a giudizio, insieme al “mediatore” israeliano, anche un chirurgo turco, Yusuf Sonmez, soprannominato “Dr. Frankestein”, accusato di essere l’autore materiale degli espianti clandestini. L’organizzazione reclutava i donatori nelle zone più remote e depresse dell’Europa orientale e, con questo meccanismo, presso la Medicus di Pristina, sarebbero stati espiantati almeno 30 reni, rivenduti a riceventi, spesso israeliani, al prezzo di 100mila euro o più. Le indagini partirono nel 2008, dopo un controllo all’aeroporto di Pristina di un passeggero in cattivo stato di salute che presentò una cicatrice fresca all’altezza del rene.

“La pubblicità è l’anima del commercio”, un noto marchio di acquisti di gruppo ha lanciato in queste ore uno slogan che recita: “Stanchi del terremoto, partite con noi…”, con ovvia esplosione di polemiche, soprattutto sui social network. Il mediatore cinese, col suo slogan, ha evidentemente fatto sua questa massima.