Scienza, tutti dobbiamo morire…o no? Ci provano sul serio, pure Google

di Riccardo Galli
Pubblicato il 11 Marzo 2015 13:00 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 14:25
Qin Shi Huang

L’imperatore cinese Qin Shi Huang

ROMA – “Di sicuro nella vita c’è solo una cosa: la morte”. L’antica e forse unica certezza dell’uomo, sintetizzata dalla saggezza popolare nella frase citata, potrebbe presto non essere più tale, messa in crisi dagli investimenti miliardari che sulla ricerca nel campo dell’allungamento della vita stanno arrivando. L’obiettivo immortalità è fuori portata, ma la possibilità di allungare significativamente la nostra vita è tutt’altro che campata in aria. In commercio esiste già una pillola che promette di farlo (ma non è stata testata) e gli esperimenti sugli animali hanno dato risultati più che positivi.

L’antico sogno dell’uomo potrebbe quindi presto diventare realtà: tra l’800 ed il ‘900 la durata della vita media dell’uomo è praticamente raddoppiata e potrebbe presto fare un altro salto facendo superare agevolmente alle nuove generazioni la barriera dei 100 anni. E se finora sono stati medicina e igiene a regalarci anni di salute, quel che gli scienziati stanno tentando adesso è cambiare non il nostro mondo ma il nostro corpo, manipolando cioè l’orologio delle cellule per spingerlo a ticchettare più lentamente, evitando così vecchiaia e malattie.

E in questo senso fondamentale è stata la scoperta dell’orologio epigenetico, come spiega Luigi Ferrucci, direttore scientifico del National Institute of Aging: “Un bioinformatico dell’università della California, Steve Horvath, ha scoperto come scoprire l’età biologica di una persona osservando il modo in cui il Dna è avvolto, come fosse un gomitolo, nel nucleo della cellula. Il livello di invecchiamento dei tessuti può infatti non coincidere con l’età anagrafica. L’orologio epigenetico è in grado di rivelarlo con precisione sorprendente”.

I primi a segnalare il rinnovato impegno sul campo, terreno esplorato infruttuosamente fin dalla comparsa del primo uomo o quasi, sono stati Newsweek e Bloomberg Markets che hanno dedicato agli investimenti sulla ricerca e alla possibilità di allungare la vita dell’uomo le loro copertine.

Se in passato personaggi come l’imperatore cinese Qin Shi Huang, morto ingerendo mercurio convinto che questo gli avrebbe allungato la vita, o come Papa Innocenzo VIII, che inseguiva il sogno dell’eterna giovinezza facendo trasfusioni con sangue di ragazzi, hanno vanamente inseguito il sogno, sono oggi altri ‘potenti’ a renderlo più vicino. Google ad esempio ha fondato nel 2013 una compagnia — la Calico — specializzata in studi sulla longevità. Il cofondatore di Paypal, Peter Thiel, sta pianificando come raggiungere i 120 anni e Larry Ellison di Oracle giudica “incomprensibile” l’idea stessa della fine.

“L’orologio sta ticchettando – scrive Elena Dusi su Repubblica -. All’interno delle nostre cellule, le fa invecchiare a ogni istante. Il meccanismo che fa avanzare le lancette è però sotto assedio, perché da una manciata di sentieri gli scienziati si stanno avvicinando per comprenderlo e disinnescarlo. Sugli animali, in particolare i topi di laboratorio, l’obiettivo è stato raggiunto. Da anni i biologi riescono ad allungare la vita dei roditori fino al 50%. Applicare le stesse tecniche agli uomini è difficile, ma iniziative decisive per rallentare l’orologio delle cellule umane attraverso i farmaci o la dieta sono appena state lanciate, o stanno per partire”.

Proteina Gdf (che non è Guardia di Finanza…) 11, quella che sembra ringiovanire il sangue dei topi, oppure i telomeri, le strutture che incapsulano i cromosomi, da conservare integri e magari “restaurare”, oppure, come scrive su La Stampa il professor Claudio Franceschi, il “ni” alla domanda se la scienza abbia trovato un modo per ringiovanire”. “Nel senso che in animali da esperimento si è dimostrato, appaiando un topo giovane a uno vecchio in modo che si possano scambiare il sangue che il topo giovane trasferisce al topo vecchio sostanze ancora largamente sconosciute che fanno ringiovanire il topo vecchio e viceversa…”.

Per una o per l’altra delle vie la scienza cerca e sembra avere i soldi per cercare. Traguardi ipotetici fissati a 120 anni di vita media o a 140 o addirittura a cinquecento. Difficile tracciare il confine tra sogno, fantasia, fantascienza, scienza, ricerca applicata. Anzi, ormai il confine non c’è quasi più.

La buona notizia è che probabilmente già i nostri figli e certamente i nostri nipoti godranno di almeno parte dei benefici promessi, la brutta è che invece ‘noi’ dovremmo accontentarci delle antiche abitudini. Con una certezza però a lenire l’umanissima invidia per quelli che camperanno cento anni e molto più: alla pensione ci dovranno rinunciare perché un mondo dove stai in pensione per mezzo secolo abbondante è molto più improbabile di un mondo dove tutti devono morire…e anche no.