Negozi chiusi domenica, 56% dice no. Primo piccolo stop all’operazione nostalgia Lega-M5S

di Riccardo Galli
Pubblicato il 24 settembre 2018 10:02 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 12:44
Negozi chiusi domenica, 56% dice no. Primo piccolo stop, operazione nostalgia Lega-M5S

Negozi chiusi domenica, 56% dice no. Primo piccolo stop, operazione nostalgia Lega-M5S

ROMA – Dal ‘clamoroso al Cibali’ di calcistica memoria di qualche anno fa, al clamoroso sondaggio appena sfornato dal solito Nando Pagnoncelli. Sondaggio che per la prima, e sinora unica volta, vede l’operazione nostalgia del governo Lega-M5S privata dall’appoggio e del consenso popolare che sin qui l’ha sostenuta e coccolata. La maggioranza degli italiani (il 56%) è infatti contraria alla chiusura domenicale obbligatoria per gli esercizi commerciali proposta dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

Uno scostamento, un’incrinatura nella luna di miele andata avanti sin qui senza il minimo intoppo tra elettori e maggioranza di governo che forse, anzi probabilmente, non si tradurrà in un calo del consenso ma che rappresenta, comunque, una prima volta.

Molta se non tutta la politica del nostro governo sembra ispirata ai cari vecchi tempi che furono quando non c’erano gli immigrati, quando i matrimoni tra persone dello stesso sesso erano fuorilegge e quando si poteva andare in pensione a 60 anni o poco più. Le pensioni, nei programmi e nelle promesse pre e post elettorali, sono infatti da riformare cancellando l’ultima riforma che porta il terribile nome della Fornero per tornare, grazie alla ‘quota 100’, alle pensioni a 62 anni. Allo stesso modo sono da fermare gli immigrati per tornare a far lavorare e prosperare gli italiani come è ora di tornare ad essere assistiti da uno Stato che una volta garantiva un bell’impiego pubblico quasi a tutti e che ora potrebbe garantire un reddito senza nemmeno l’onero dell’impiego.

Un’operazione nostalgia che, non nelle intenzioni del governo ma spesso nella pancia della maggioranza, si potrebbe spingere anche sino a quando non c’erano l’euro e l’Europa unita. In questo contesto, in questo ‘mood’ politico s’inserisce anche la chiusura domenicale obbligatoria colpevole, a sentire i suoi sostenitori, di averci strappato al doveroso riposo domenicale in nome di un profitto innalzato ad idolo. Le cose però non stanno così, o almeno non la pensano così la maggior parte degli italiani. La maggioranza si dichiara poco (26%) o per nulla (30%) d’accordo con questa proposta di legge, mentre solo il 16% la condivide appieno e il 23% si dice abbastanza d’accordo.

Chiaro quindi che l’umore della cosiddetta ‘gente’ non sia quello del ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio anche se, proprio gli elettori di Di Maio e dei 5Stelle sono gli unici che, seppur di poco, promuovono la proposta. I pentastellati sono infatti a favore (60%), mentre anche tra gli alleati leghisti vincono i contrari (50% contrari, 47% favorevoli), e questo nonostante la proposta di legge porti la firma dell’esponente del partito di Salvini Barbara Saltamartini. Lega esclusa, tra gli elettori di centrodestra prevale nettamente il disaccordo (79%), come pure tra quelli di centrosinistra (80%).

Tra i favorevoli all’apertura domenicale il 49% (corrispondente al 27% degli italiani) mette al primo posto la crescita occupazionale che viene favorita dall’estensione dei giorni di apertura, il 27% (15% sul totale) è convinto che una società moderna debba garantire la massima libertà d’impresa; l’11% teme che la chiusura possa determinare una contrazione dei consumi e il rallentamento della ripresa e il 9% considera l’apertura festiva una comodità a cui non si vuole rinunciare.

Tra coloro che condividono la chiusura il 46% (corrispondente al 18% degli italiani) ritiene invece che si debba garantire ai lavoratori la certezza del riposo festivo e la possibilità di trascorrere la domenica in famiglia mentre il 28% (cioè l’11% degli italiani) è favorevole alla chiusura per motivi etici, per evitare cioè che i giorni di festa si possano trasformare in occasioni consumistiche. Infine il 23% (9% degli italiani) è del parere che si debbano proteggere i piccoli commercianti e le botteghe storiche che non sono in grado di garantire l’apertura nei giorni festivi.