Nucleare non lascia, raddoppia: da 433 a mille centrali. La Cina ne vuole 197

di Riccardo Galli
Pubblicato il 22 agosto 2012 15:04 | Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2012 15:05
centrale nucleare

Centrale di Fukushima (foto Lapresse)

ERICE – Poco meno di 500 quelle sparse oggi per il mondo, in gran parte negli Stati Uniti, ma pronte a raddoppiare nei prossimi anni. Sono le centrali nucleari che punteggiano il nostro pianeta e che, nonostante gli ultimi incidenti, puntano veloci a raggiungere quota mille. Il nucleare piace ancora quindi, e vista la difficoltà e i costi che l’approvvigionamento energetico comporta, è comprensibile. Il problema però e che ogni nazione stabilisce i propri standard di sicurezza in relazione all’atomo e quindi in alcuni luoghi risultano molto rigidi e altrove piuttosto blandi. Sarebbe opportuno avere regole comuni, soprattutto perché gli incidenti nucleari non conoscono confini nazionali, ma ad oggi l’Aiea non ha questo potere.

Al convegno annuale degli scienziati che si è svolto ad Erice è stato fatto il punto sull’energia nucleare e sull’impiego che ne facciamo. Sul pianeta sono in attività 433 centrali elettriche nucleari, e ce ne sono 69 in costruzione, 160 pianificate e altre 329 proposte per la realizzazione, in totale 558 in arrivo.

Oggi, chi utilizza più di tutti l’energia nucleare, sono gli Stati Uniti, titolari di ben 104 centrali, seguiti dalla Francia (58), dal Giappone (50, dove però al momenti sono quasi tutte ferme), Russia (33), Corea del Sud (23) e India (20). Ma anche in questo campo il futuro sembra avere gli occhi a mandorla: in Cina dove sono attive oggi appena 16 centrali, 26 sono in costruzione, e ce ne sono 51 già pianificate e 120 proposte, per un totale di 197 nuove centrali in arrivo.

Le preoccupazioni però non arrivano da Pechino che a detta degli scienziati utilizza invece tecnologia sicura (nei limiti delle umane possibilità s’intende). Anzi, le regole e gli standard di sicurezza cinesi sono persino più stringenti di quelli giapponesi che, sino a prima di Fukushima erano considerati al top. A preoccupare è invece il fatto che l’80% delle centrali nucleari in costruzione sono concentrate nel Terzo mondo, dove i livelli di sicurezza non sempre sono ottimali.

Il presidente dei Seminari, Antonino Zichichi, si dichiara a favore del nucleare sicuro, ma sente la necessità di un’autorità internazionale che detti regole uguali per tutti in materia di sicurezza. Oggi invece, come ha ricordato Hans-Holger Rogner (che parlava a nome dell’Aiea, l’agenzia internazionale dell’energia atomica) quest’organismo “non ha il potere d’imporre le regole, può solo tracciare linee guida”. In altre parole oggi ognuno può stabilire le proprie regole di sicurezza.