Pensione grossa, vita lunga. Ricerca e scoperta dell’acqua calda

di Riccardo Galli
Pubblicato il 14 dicembre 2016 11:48 | Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2016 11:49
Pensione grossa, vita lunga. Ricerca e scoperta dell'acqua calda

Pensione grossa, vita lunga. Ricerca e scoperta dell’acqua calda

ROMA – Chi ha la pensione più alta vive più a lungo. A rivelarlo è uno studio dell’Ordine degli Attuari che ha incrociato i dati relativi all’aspettativa di vita media dopo il compimento dei 65 anni e quelli degli assegni percepiti. Ma la domanda è: ci voleva uno studio per scoprire quella che sembra un’ovvietà assoluta? Che i soldi non facciano la felicità è una formula e un’insegnamento che, ai più, viene impartita sin dalla più tenera età. Anche però chi sa che la felicità nella vita la fanno e la danno altre cose come la salute, l’amore, i figli, gli amici e via discorrendo, è consapevole che ad un reddito maggiore corrispondono migliori condizioni di vita.

Pensione più alta significa maggiore possibilità di sottoporsi a controlli medici regolari ed approfonditi, che non sempre il nostro sistema sanitario garantisce in maniera sufficiente a chi non può permettersi di rivolgersi al privato. E poi con una pensione più alta si può viaggiare, trovare climi migliori buoni per la salute ma anche contribuire alla felicità della psiche che naturalmente si estende anche alla sfera del soma. Non è raro, inoltre, che una pensione più pesante sia frutto e arrivi a chi nella vita ha conseguito titoli di studio più alti e per questo costruito carriere più ricche e remunerative fornendo, allo stesso tempo, maggiori strumenti culturali ai soggetti interessati. Strumenti con non sono solo buoni per assumere un’aria snob, ma anche molto utili a capire eventuali elementi di preoccupazione medica. A vivere, insomma, in modo più consapevole.

Elementi, tutti quelli appena elencati, che rendono non solo comprensibile ma anche di fatto intuitivo quel dato che gli attuari oggi propongono e il Corriere della Sera rilancia. “L’aspettativa di vita per chi riceve una pensione è più alta della media generale della popolazione e cresce ancora quanto più l’importo dell’assegno è alto. Il risultato vale sia per i lavoratori autonomi che per i professionisti, per i dipendenti pubblici e per gli occupati nel settore privato. Secondo l’indagine – scrive Francesco Di Frischia-, l’aspettativa di vita è di 83/86 anni per gli uomini e di 87/90 per le donne. Nel 2045, è spiegato nella ricerca presentata a Roma nella sede dell’Inps, gli uomini che percepiscono una pensione arriveranno mediamente a 88 anni, mentre le donne si attesteranno sui 92 anni”.

Ma chi sono gli attuari, questa categoria dal nome così oscuro che si è presa la briga di confezionare uno studio tanto poderoso (nella ricerca sono stati presi in esame 15 milioni di dati, di cui 10 milioni sulle pensioni di vecchiaia e il resto sulle pensioni di invalidità e quelle per i superstiti) quanto almeno apparentemente superfluo? L’attuario – recita Wikipedia – è colui che valuta un patrimonio a una data scadenza futura, attualizzandolo alla data odierna, determinando nel calcolo gli eventi, fruttuosi ed infruttuosi, che influiscono sul valore finale del patrimonio. Quindi a differenza dell’amministrativo, che effettua le valutazioni di un patrimonio su dati passati e quindi certi, l’attuario effettua le sue valutazioni avvalendosi di dati statistici che vengono proiettati nel futuro.

“La categoria più favorita – riporta lo studio – per quanto riguarda l’aspettativa di vita è quella dei medici con 20,6 anni ulteriori di aspettativa di vita a 65 anni (+12,3% rispetto ai 18,3 della popolazione generale). Al secondo posto della classifica dei più longevi ci sono gli avvocati che in media vivono 20,1 anni dopo avere spento le 65 candeline. I lavoratori pubblici hanno un’aspettativa di vita più alta dei privati. Per gli uomini l’aspettativa a 65 anni è di 20,3 anni rispetto ai 18,3 della popolazione generale e dei 18,4 dei privati. Se si guarda all’analisi per importi, i dipendenti pubblici hanno in media un’aspettativa del 15,8% più alta della popolazione generale.