Pensione invalidità, rubò 8 milioni: depressione post furto

di Riccardo Galli
Pubblicato il 12 Ottobre 2015 11:34 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2015 11:34
Case popolari (foto di repertorio Ansa)

Case popolari (foto di repertorio Ansa)

ASTI – Si possono rubare otto milioni di euro dalle casse dell’Istituto Case Popolari e, dopo che si è stati scoperti, chiedere ed ottenere una pensione d’invalidità causa depressione da fallito arricchimento? Ad Asti sì, per la gioia dei grandi e piccoli truffatori italiani nella cittadina piemontese è possibile e, complice la legge italiana, è anche possibile passare all’incasso della pensione senza passare nemmeno una notte in cella. Meglio che a Monopoli ma, come spiegava Twain, la verità è più strana della finzione.

A raccontare la storia di Piero Santoro è, su La Stampa, Fulvio Lavina: “Pierino’ come tutti lo chiamano, 56 anni, sposato con un’ex impiegata delle Poste, due figlie ormai maggiorenni, una vita trascorsa come funzionario e poi dirigente dell’Atc, l’istituto che gestisce circa 2 mila alloggi popolari nell’Astigiano”. Ecco, ‘Pierino’ lavora, anzi lavorava per l’Istituto (pubblico ovviamente) che gestisce i cosiddetti alloggi popolari, vale a dire le case di proprietà del suddetto ente che le da in affitto a condizioni decisamente favorevoli a chi più ne ha bisogno secondo una serie di parametri prestabiliti. O almeno questa sarebbe la sua missione ad Asti come nel resto d’Italia anche se, ma questa è un’altra storia, non sempre le assegnazioni seguono le suddette regole.

Dai conti di quell’Istituto Case Popolari ‘Pierino’, in dieci anni, tra il 2004 ed il 2014, riesce a portar via qualcosa come 8 milioni di euro che, per dirla con altri termini, sono 16 miliardi del vecchio conio. E lo fa con metodo e, a suo modo, misura: intascando ogni anno 800mila euro, poco meno di 80mila al mese. Varrebbe la pena, scoperta la frode, interrogarsi su chi ha e forse aveva il compito di vagliare quei conti e controllare sui dipendenti, anche perché Asti non è esattamente Città del Messico e, si presume, che il monte alloggi popolari non conti milioni di abitazioni in gestione. Ma i controlli sono evidentemente pochi e non all’altezza e Pierino va.

“Si notava poco – racconta Lavina ­, non fosse stata per quella sua passione, sbocciata negli ultimi anni, per le auto di grossa cilindrata (ne cambiava una all’anno) e il Rolex d’oro che ostentava sotto al polsino; non disdegnava anche i vestiti firmati, fatti su misura: ne aveva una stanza piena, ma di solito non li sfoggiava per andare a lavorare”. Bontà sua, verrebbe da aggiungere. Discrezione a parte però Pierino viene scoperto e, come la legge gli consente, patteggia una pena di 4 anni e 2 mesi per peculato. In carcere però ‘Pierino’ piede non mette mai. Un po’ perché finire in prigione in Italia è davvero difficile se non per reati di sangue, ed un po’ perché ‘Pierino’ sfrutta le sue capacità e con furbizia spiega al telefono (intercettato) ad uno dei figli, che si trovava in una clinica, ma stava bene e che il ricovero gli serviva per non finire in carcere.

Degli 8 milioni rubati un paio li restituisce, mentre altri gli vengono sequestrati, così come la villa a Mongardino sulle colline appena fuori città. All’appello però mancano più o meno 3 milioni, a grandi linee spesi tra l’acquisto di macchine, vestiti e un po’ di bella vita. Soldi che nelle casse pubbliche non torneranno mai. Il salto però da quasi 80mila euro al mese alla disoccupazione è duro per tutti, furbi compresi. Così si arriva all’ultimo capitolo di questa paradossale vicenda: quello in cui ‘Pierino’ fa richiesta per una pensione d’invalidità, fatta ovviamente di soldi pubblici, come quelli che ha rubato.

E’ giugno di quest’anno quando ‘Pierino’ presenta all’Asl di Torino (dove attualmente risiede e dove probabilmente non deve fare la richiesta ad uno dei colleghi che ha truffato) domanda per la pensione di invalidità. La commissione medica incaricata gli riconosce (ad agosto, tempi brevi ma nella media dell’Asl torinese) una invalidità dell’80% che gli darà diritto a un assegno da 280 euro per 13 mensilità se dimostrerà di avere un reddito inferiore ai 4800 euro annui. Santoro attualmente risulta disoccupato, quindi ‘pagabile’.