Fornero sfondata da pensioni a 60 anni. E’ fuoco che brucia sotto i conti Inps

di Riccardo Galli
Pubblicato il 15 novembre 2013 14:43 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2013 14:44

pensioniROMA – La dura, durissima riforma Fornero la saracinesca di ferro bruscamente calata e che impediva il passaggio alla pensione prima dei 66 anni di età è, a due anni dalla sua entrata in vigore, una saracinesca sforata da buchi, buchetti, porticine e portoncini. Attraverso i quali passano di là, passano alla pensione tutti quelli, e sono tanti, cui il Parlamento ha riconosciuto e riconosce il diritto a fare eccezione alla regola dei 66 anni. Il risultato di tante eccezioni è che a fine 2013 in Italia si va in pensione di anzianità in media ancora sotto i 60 anni e che la quota di Pil destinata alla previdenza che con la Fornero doveva scendere invece rimane là dove era. E’ questo il vero allarme pensioni, l’arrosto che brucia sotto il fumo dei conti di Mastrapasqua  sull’Inps zavorrato e trascinato giù dei deficit Inpdap.

La riforma Fornero più che ad una corazza somiglia ad uno scolapasta. Doveva servire, la tanto bistrattata riforma, a riportare la spesa pensionistica italiana ad un livello sostenibile ma, grazie a mille eccezioni, al suo rigido controllo sfuggono in troppi. Mettendo ancora in crisi i conti. La sostanza dietro alle parole del numero uno dell’Inps Antonio Mastropasqua è questa: la Fornero è una legge bucata. E lo si capisce anche dalle ultime righe del pezzo di Roberto Giovannini di oggi (15 novembre) su La Stampa. Scrive Giovannini: “quel che è peggio è che anche il bilancio della riforma Fornero, dicono i numeri, è tutt’altro che rassicurante: grazie ad un serie di scappatoie lasciate dal Parlamento, nonostante la riforma l’età media dei pensionati di anzianità è ancora inferiore ai 60 anni. Poco. Con la ‘Fornero’ la spesa previdenziale nel 2015 doveva scendere dal 16.3% del Pil al 15./: resterà a quota 16.3”. Nonostante gli siano dedicate solo le ultime righe, il dato la dice lunga.

In audizione di fronte alla commissione parlamentare sugli enti pubblici Mastropasqua, ieri, ha segnalato come l’Inps abbia, per colpa dell’accorpamento con Inpdap ed Enpals, un rosso di dieci miliardi di euro, che diventano sette in termini di competenza. Un buco che ad occhi profano appare megagalattico ma che tutti, persino lo stesso Mastropasqua, si sono affrettati a ridimensionare spiegando come non siano a rischio le pensione e come sia “solo un problema tecnico”. O almeno così lo ha definito il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni.

Grave o no il buco rimane. Ed è vero che è “colpa” dell’Inpdap, cioè la cassa dei dipendenti pubblici che non se la passa certo bene. Come è anche colpa della crisi che richiede investimenti in termini di ammortizzatori sociali e contributi figurativi, come è colpa della poche assunzioni e dei molti pensionati. Questioni e ragioni queste, che però erano già note prima della riforma Fornero. Anzi ne erano, almeno in parte il presupposto. Tentava cioè, la riforma delle pensioni, di mettere un argine anche a queste situazioni. E si poneva l’obiettivo di riuscirci alzando l’asticella dell’età pensionabile e mandando in soffitta il sistema retributivo per quello contributivo.

Impresa riuscita, con molti sacrifici e ancor più polemiche, ma solo sulla carta. Fatta la legge, non a caso si dice in Italia, trovato l’inganno. E l’inganno sono in questo caso le scappattoie evocate da Giovannini su La Stampa, le mille eccezioni alla regola che sono state accordate per crisi o per lobby. Dai prepensionamenti dei giornalisti nelle aziende in crisi, che grazie a questa possono derogare alla Fornaro, ai militari, da chi è nato nei giorni pari degli anni dispari a chi da piccolo ha avuto il morbillo. Così tante eccezioni che, dell’oltre mezzo punto percentuale di Pil che si doveva risparmiare se ne è persa traccia, 16.3% costava la spesa previdenziale, e 16.3 costerà.

Il buco dell’Inpdap ereditato dall’Inps sarà anche una questione tecnica, ma se si continuerà ad andare in pensione prima dei 60 anni, se la Fornero varrà per tutti tranne che, allora anche liquidare le pensioni diventerà, tecnicamente parlando, un problema