Pensioni rimborsi, in Corte Costituzionale pensavano fossero solo due miliardi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 8 Maggio 2015 13:41 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2015 13:41
Foto d'archivio

Foto d’archivio

ROMA – Pensavano fossero due, solo due, i miliardi che la sentenza sarebbe “costata”. Una ricostruzione della Camera di Consiglio della Corte  Costituzionale, se fedele ai fatti, svela un retroscena tanto insospettabile quanto plausibile: i giudici avevano stimato un impatto sul bilancio pubblico sette/otto nove volte  inferiore a quello reale.  E invece sono 15 o 18, forse 19, i miliardi che servirebbero per rimborsare circa cinque milioni di pensioni del mancato adeguamento per due anni pieni all’inflazione e per ricalcolarle poi adeguate ai nuovi valori per gli anni a seguire.

Il retroscena è nell’articolo di Liana Milella su La Repubblica e non si fatica a intuire che il racconto del particolare, e che particolare, dei due miliardi arriva alla giornalista in via più o meno diretta da uno dei giudici, Giuliano Amato. Pensavano che fossero due i miliardi di spesa, lo racconta Repubblica, i giudici supremi della Corte Costituzionale che si scrive doverosamente con la maiuscola. Se il retroscena è corretto ne consegue la domanda: la sentenza sarebbe stata la stessa se la Camera di Consiglio avesse saputo che decideva una quindicina di miliardi di spesa per il 2015 sostanzialmente introvabili a meno di non violare altro obbligo anche questo in Costituzione, è cioè il vincolo di bilancio?

Due miliardi di spesa invece di 14 o forse 18 o forse 12 o chissà, nessuno lo sa. Perché non bastasse il resto in questa vicenda delle pensioni da rimborsare spicca una certa tendenza collettiva a dare i numeri in gran fretta e un po’, anzi tanto, a casaccio. Qualcuno deve  aver pur fornito ai giudici della Corte quella stima sballata, sballatissima dei due miliardi.

Passando da cose serie a facezie, coi numeri di questa storia ci litigano un po’ tutti. Nella pagina accanto a quella che ospita l’articolo di Liana Milella, presa da ansia informativa la stessa Repubbilca annuncia: “Rimborsi totali sotto i 1.500 euro”. Ma sotto i 1.5oo euro, benedetti ragazzi, non c’è nulla da rimborsare, fin dal primo giorno. Sotto i 1.500 euro, tre volte il trattamento minimo pensionistico, il blocco delle pensioni non c’è mai stato.

 

“La stima di 19 miliardi della Ragioneria provoca un brivido tra chi, invece, durante la famosa camera di consiglio, pensava che si arrivasse a malapena a un paio di miliardi”, racconta Liana Mirella su Repubblica a proposito della camera di consiglio della Consulta che ha emesso la sentenza n°70, quella che boccia il blocco della perequazione per due anni alle pensioni superiori a tre volte il minimo. E quel “a malapena a un paio di miliardi” indica i miliardi che lo Stato avrebbe dovuto pagare per i rimborsi. E i rimborsi, sono quelli che facendo i conti risultano essere non il doppio o il triplo, ma quasi dieci volte tanto. Cifra che proprio il nostro Stato non pagherà, o almeno non in toto.

E’ infatti allo studio, si può immaginare quantomeno frenetico per non dire disperato, dei tecnici e dei vari ministeri competenti una via d’uscita che consenta di adempiere alla sentenza senza far saltare i conti e senza dover ricorrere a nuove tasse. E anche se la via non sarà quella dei “rimborsi totali sotto i 1500 euro”, perché al di sotto il rimborso è già più che totale non essendoci stato blocco, è vero che saranno gli assegni più alti e i pensionati più “ricchi” a restare senza ‘soddisfazione’.

Ad un profano del diritto può non apparir chiaro come questo adempia in pieno alla sentenza che ha dichiarato illegali ed incostituzionali tutti i blocchi su tutti i redditi, ma la speranza è che abbiano fatto meglio i conti rispetto a quella camera di consiglio.