Pescatori ostaggi: governo pezzente se non li libera e governo pezzente se li libera

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 Dicembre 2020 9:49 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2020 10:45
Pescatori ostaggi: governo pezzente se non li libera e governo pezzente se li libera

Conte in Libia con Di Maio per liberare i pescatori di Mazara prigionieri da 100 giorni (Foto d’archivio Ansa)

Pescatori di Mazara del Vallo, da 108 giorni prigionieri e ostaggi di Haftar signore di Cirenaica, la mezza Libia dell’Est. Per 108 giorni in Italia è stato lamento e critica unanime: è un  governo pezzente quello che non riesce neanche a liberare gli ostaggi di un signorotto che controlla un pezzo di un paese spezzato e comanda una milizia di 20 mila uomini. Farsi umiliare così, vuol dire, è la prova che il governo di Roma non conta niente. Perfino Haftar con noi può fare l’asso di bastoni.

Al giorno 109

Al giorno 109 i pescatori Haftar li libera. Quindi lamento e critica unanime: governo italiano pezzente perché si è fatto umiliare da un signorotto che controlla un pezzo di paese spaccato e una milizia…Da paese e comunità indignati e sgomenti perché governo non faceva e non sapeva fare nulla per liberare i pescatori a paese e comunità indignati e sgomenti perché governo ha fatto qualcosa per liberare i pescatori. Passaggio rapido e unanime in 24 ore.

Quando ci sono ostaggi

Quando ci sono ostaggi (lo raccontano e documentano sia le cronache reali che i film e le fiction) solo due cose si possono fare. O si manda la SWAT, squadra speciale a fare irruzione (e si rischia la vita degli ostaggi oltre che quella degli incursori) o si dà a chi detiene gli ostaggi qualcosa che lui vuole. Certo, Conte e Di Maio a Bengasi li ha voluti Haftar ed è stato un concedere, un piegarsi. Volevamo invece mandare gli incursori del Col Moschin, lanciare i paracadutisti della Folgore?

Gli affranti dalla dignità nazionale offesa.

Certo non è stato un tonico per la dignità nazionale lo spettacolo esibito di premier e ministro degli Esteri che vanno di fatto a render omaggio e a dire grazie a chi si è preso gli ostaggi. Ma chi oggi sente leso dall’offesa alla dignità nazionale avrebbe il dovere dell’onestà intellettuale. E quindi dovrebbe dire che la dignità nazionale veniva prima e stava sopra la sorte dei pescatori ostaggio.

Chi mai e poi mai Conte e di Maio a Bengasi dovrebbe dire e riconoscere che quel mai comportava giustamente prigionia continuasse. Bisognava dire ad Haftar: a queste condizioni no? Ma questo gli affranti della dignità nazionale non lo dicono. Sarebbe coerente, logico, doveroso. Ma non lo dicono, sarebbe…impopolare. E inopportuno per la stessa popolarità degli illustri affranti.

Liberi, salvi, niente riscatti, niente concessioni

Se ne deduce, anzi è evidente che ciò che si voleva era che i pescatori fossero liberati, sani e salvi rimandati a casa, magari con tante scuse da parte di chi li aveva presi e tenuti in ostaggio. Senza pagare alcun riscatto, per carità. Senza nessuna concessione né in banconote né in moneta di altra natura. E ovviamente senza farsi male, senza soldati, armati, conflitto. Come il blocco navale della Libia cavallo di battaglia della Meloni, blocco navale che non prevede mai, dio ne scampi, essere blocco navale. Perché i blocchi navali veri comportano che si spari se qualcuno li viola. Noi invece spariamo solo indignazione e sconcerto rotanti. Governo pezzente che non fa nulla per liberarli, governo pezzente che guarda che ha fatto per liberarli.