Raggi butta a mare Marra, M5S con Raggi sullo stomaco

di Riccardo Galli
Pubblicato il 16 dicembre 2016 14:49 | Ultimo aggiornamento: 16 dicembre 2016 14:52
Raggi butta a mare Marra, M5S con Raggi sullo stomaco

Raggi butta a mare Marra, M5S con Raggi sullo stomaco

ROMA – Raggi sindaca di Roma in comunicazione verbale alla stampa (non conferenza stampa perché parla solo lei per due minuti e non accetta domande, solo applausi di consiglieri e militanti grillini) scarica Raffaele Marra. Anzi lo butta proprio a mare, anzi si amputa senza esitazione il “braccio destro”. Dice la sindaca che il “mio braccio destro sono i cittadini di Roma” e dicendolo conferma il vecchio adagio secondo cui la lingua batte dove il dente duole: è di dominio pubblico che Marra fosse il consigliere più ascoltato, il collaboratore più stretto, l’uomo più fidato della Raggi, veniva non a caso definito il braccio destro della sindaca.

E’ talmente di dominio pubblico che la stessa Raggi pubblicamente ammette “Grillo cui chiedo scusa, aveva qualche perplessità”. Perplessità, si fa per dire, di Grillo su uno degli uomini dell’amministrazione Alemanno con in mano le chiavi dell’amministrazione Raggi. Ma Raggi ha sempre difeso, strenuamente difeso Marra. Lo ha difeso contro uomini e donne prestati al Campidoglio dalla Casaleggio factory, lo ha difeso contro una buona parte di M5S romano. Lo ha difeso, lo ha voluto nel ruolo di fatto di segretario generale dell’ufficio del sindaco. Ora invece lo scarica, mostra di non conoscerlo o quasi.

La ricostruzione dei fatti, del rapporto con Marra da parte della Raggi, avrebbe inchiodato all’albero della vergogna qualunque politico che non avesse oggi le stimmate M5S. Raggi sostiene Marra essere “uno dei 23 mila dipendenti del Comune, uno che c’era già prima”. Finge la Raggi di averlo trovato quasi per caso, omette di dire di averlo voluto e scelto. E soprattutto prende per i fondelli la gente che amministra e la vota col ripetuto “Io non c’entro, Marra non è un politico” .

A parte che “non essere un politico” era fino ad ieri nel lessico M5S una virtù e non una diminutio, Raggi racconta che insomma lei se lo’è trovato lì l’uomo appena arrestato per corruzione, quasi glielo avesse assegnato d’ufficio una commissione, l’esito di un concorso statale. Amnesia totale sui tentativi, documentati e ammessi, stampati e discussi, di fare di Marra anche ufficialmente il segretario generale. Amnesia totale sulle pubbliche manifestazione di stima e affidabilità, con tanto di immagini di collaborative passeggiate a due sui tetti, tra lei e Marra.

Niente, Raggi lo scarica brutalmente, perfino con un po’ di gelida brutalità. Taglia il cordone che teneva Marra in cordata con lei e lo lascia precipitare giù, come fa chi deve salvarsi con ogni mezzo, come fa chi è andato in gruppo ma poi nel mettersi in salvo all’arrivo dei Carabinieri, ognuno per sé. C’è perfino della cattiveria umana nel modo in cui Raggi scarica Marra, quel quasi far finta di non averlo mai conosciuto dice molto sul carattere delle donna oggi impegnata a fare il sindaco di Roma.

Ma se Raggi può ancora permettersi di scaricare Raggi, di certo M5S n on può permettersi, neanche sognarsi, di scaricare Raggi. Molti dentro M5S vorrebbero. A molti, se non ai più dentro M5S, l’arresto del braccio destro della Raggi impegnato in attività di case come mazzette in complicità con i palazzinari romani appare, anzi è una cosa praticamente indigeribile. Il famoso Maalox copyright Grillo, nella forma del “chi sbaglia paga, la magistratura faccia il suo corso”, non basta, non ce la fa stavolta. Raggi sindaco di Roma barricata nel suo bunker di relazioni personali e di squadra pretoriana tutta di provenienza non grillina ma maledettamente di “generone romano” si poteva reggere e mascherare. Anche se Raggi riciclava e importava sul carro M5S il meglio della società incivile, si poteva, soprattutto si doveva digerire.

Ma ora questa Raggi con il Campidoglio perquisito, il braccio destro in galera, la “ministra” preferita indagata e dimissionaria è un drammatico peso sullo stomaco M5S. M5S che però non può fare nulla, non può rompere, tanto meno scomunicare, neanche mollare o distinguersi dalla Raggi. Ammettere che la Raggi a dir poco sbaglia sarebbe per M5S suicidio di immagine ed elettorale. Raggi lo sa di tenere M5S e Grillo stesso per le palle. L’espressione è forte ma è l’unica che rende appieno l’idea. Lo sa e ne approfitta.

Un alto funzionario nel cuore e nella tasca del capo politico che si fa corrompere e corrompe trafficando in case e appartamenti, un capo politico che si fa scudo della impossibilità di rimuoverlo o criticarlo ed esercita pressione alla gola del suo stesso partito…sembrano storie già viste. Anzi, non sembrano: sono storie già viste. Che si ripetono. Perché M5S non è aliena alla società italiana. M5S è fatta della stessa gente che prima faceva gli altri partiti, amministrazioni, burocrazie…Della stessa gente che prima faceva le sue, chiamiamole carriere e percorsi. M5S non spazza e non spazzerà via gli “altri”. Si limita e si limiterà a prenderne il posto. E poi molti di M%s faranno, già fanno, quello che facevano gli altri.

Per molti italiani è bestemmia sentirlo dire, molti italiani vogliono disperatamente vogliono credere a complotti e manovre ai danni di M5S, molti italiani letteralmente non sopportano non l’idea, ma neanche la dimostrazione che M5S governante a Roma sia stato finora un governo degli amici, per gli amici, con gli amici. E quando a bestemmiare sono i loro stessi occhi, preferiscono farsi ciechi. Perché troppo grande è il dolore di vedere.