Raggi ufficio stampa: 64 stipendi e…servono altri 3

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 novembre 2017 13:46 | Ultimo aggiornamento: 20 novembre 2017 13:46
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Virginia Raggi (foto Ansa)

ROMA – Raggi ufficio stampa: 64 stipendi e…assunti altri tre. Tra grillini e giornalisti si sa, non corre buon sangue. Eppure la categoria più bersagliata da Grillo & co. dovrebbe ringraziare i pentastellati. Almeno a Roma. Perché gli amministratori a 5 stelle sono tra i pochi che danno lavoro alla tanto bistrattata categoria. Se ‘uno vale uno’ è la tanto elementare quanto sbandierata filosofia grillina questa, nella Città Eterna, forse memore di una vecchia pubblicità, è stata infatti integrata e completata dal ‘due è meglio di uno’.

Succede all’ufficio stampa del Campidoglio, dove lavorano già a vario titolo una cinquantina di persone – circa il doppio di quante svolgono la stessa mansione al Quirinale o alla Camera. Per l’esattezza al Campidoglio con la Raggi sono30 giornalisti a contratto pieno, 15 archivisti e 15 giornalisti a tempo determinato. Al Quirinale sono venti, alla Camera 24, a Palazzo Chigi 26. Ma Raggi governo di Roma ha sentito la necessità di ricercare nuovo personale. Personale decisamente qualificato.

Il bando che racconta quel che il Comune vuole è quello firmato dal direttore del Personale, Angelo Ottavianelli, per individuare “tre nuove unità ascritte alla categoria C”. Fra i requisiti, oltre a una “buona conoscenza dei programmi di montaggio video” nonché “delle tecniche standard di ripresa audio-video in relazione alle attrezzature di ultima generazione”, alle tre reclute viene richiesta una “ottima conoscenza dei programmi di editing e delle tecniche standard di fotoritocco”.

Le figure sono ricercate tra il personale interno e non sarebbero comunque tre stipendi in più a mettere in crisi il già complesso bilancio capitolino, superfluo quindi soffermarsi sulla singolarità per cui i grillini prima del voto vogliano ridurre, snellire, rendere efficiente e senza sprechi l’amministrazione e poi finiscano, sempre a Roma, in nomine sotto la lente dell’anticorruzione e moltiplicazione delle assunzioni. Più curioso e quindi meritevole di attenzione è invece la richiesta relativa alle competenze, e in particolare quella al fotoritocco. Buona norma, anzi regola aurea del giornalismo, scritto o per immagini che sia, sarebbe ed è infatti quella di non modificare la realtà.

Non scrivere quindi cose non vere, non raccontare cose false e non modificare fatti e immagini. Un ufficio stampa però non è esattamente un organo d’informazione, e anche se l’etica professionale vale o si presume che dovrebbe valere sempre, i compiti che ha questo sono anche di promozione. E allora senza voler pensar male, dimenticando Torino e la sparizione dalle foto dei dissidenti e senza voler scomodare ‘Baffone’ Stalin che il fotoritocco ad uso politico ha praticamente inventato, supponiamo che i tre ‘ottimi conoscitori delle tecniche di fotoritocco’ metteranno le loro competenze a frutto non nello ‘sbianchettamento’ dei nemici ma nella promozione dell’immagine di Roma e della sindaca migliorando luci, colori e sfumature. O sono incaricati di smascherare i foto ritocchi altrui da sindaca e Giunta convinti di essere sempre al centro di complotti?

Resta però un altro quesito, quello relativo a cosa facciano e a cosa servano così tanti dipendenti all’ufficio stampa del Comune.

Mattia Feltri, su La Stampa, ricorda oggi quali sono le cifre esatte: “L’ufficio comunicazione del Campidoglio è forte di 49 dipendenti: 30 giornalisti e il resto archivisti. A cui vanno aggiunti i 15 giornalisti assunti a tempo determinato per mettere a parte il mondo delle imprese di sindaca e assessori”.

Il tono dell’editorialista del quotidiano di Torino è evidentemente sarcastico, come questa è la cifra della sua rubrica quotidiana. Sarcasmo a parte però, confrontando la struttura con quelle di istituzioni ben più importanti e che probabilmente hanno anche più bisogno di comunicare e più occasioni di avere a che fare con la stampa, salta agli occhi come questa abbiano organici dimezzati rispetto a quello di palazzo Senatorio. L’ufficio stampa del Quirinale tanto per dire, sempre prendendo in considerazione giornalisti più archivisti, oscilla fra le 15 e le 20 unità, quello della Camera è a 24, quello di Palazzo Chigi a 26 mentre al Senato la dimensione è simile. Istituzioni che rappresentano il Paese tutto, 60milioni di italiani, e nel caso del Parlamento quasi mille tra deputati e senatori. Ma Roma è un’altra cosa, e anche se per avere un’intervista o anche solo un chiarimento dall’ufficio della sindaca i cronisti devono attendere per giorni, spesso inutilmente, evidentemente serviva più personale. Non se ne lamentino i giornalisti, al massimo che cerchino un’assunzione.