Riccardo Galli

Raggi verso il processo, rischia tre anni. Grillo la consola

Virginia Raggi

ROMA -Raggi verso il processo, quest’estate. Dove rischia tre anni come pena se condannata per i due reati dell’imminente rinvio a giudizio: abuso d’ufficio e falso. Se affronta il rischio del processo la Raggi, eventualmente condannata, smetterebbe di essere sindaco di Roma a norma delle legge dello Stato italiano. Se patteggia prima del processo, a norma della legge M5S dovrebbe dimettersi. Si salva solo con una completa assoluzione per i due reati contestateli. Solo così salva se stessa e M5S. Ma al momento le carte che stanno istruendo il processo non sono a suo favore.

Beppe Grillo furioso, Roberta Lombardi in pressing per l’autosospensione e Casaleggio jr convinto nel suo sostegno ad oltranza. Intorno alla sindaca Virginia Raggi e ai capi d’accusa che pendono sulla sua testa e sul suo mandato, abuso d’ufficio ma soprattutto falso, fioccano le ricostruzioni, i retroscena e le successive smentite. Molta creatività, diciamo così, giornalistica in giro. E qualcosa di vero. Tra indiscrezioni, mezze notizie, racconti plausibili e fantasiose ricostruzioni un punto dovrebbe esser chiaro e fermo per tutti: Grillo e M5S non possono mollare la Raggi senza subire grave danno. E infatti non lo fanno. Grillo la Raggi ufficialmente al consola per “quello che sta passando”. E la Raggi, come da copione, si atteggia a vittima (“tra un po’ diranno che ho ucciso qualcuno”).

No, Raggi sindaca non ha ucciso nessuno, però pare proprio dalle carte, documenti, indagini e prove che abbia fatto una nomina che non poteva fare (abuso d’ufficio) e soprattutto abbia mentito dicendo dentro le istituzioni e in pubblico che la promozione del fratello di Marra era solo farina del suo sacco di sindaca. Prove e testimonianze dicono il contrario, di qui il “falso”, l’altro reato per cui è indagata. Falso perpetrato avendo condiviso e concordato promozione e nomina decisi da un Marra a favore di un altro Marra e sindaca firma. Conflitto di interessi e favore di clan.

Di qui la pratica certezza che la Raggi va a processo, processo svelto e rapido dopo che la Procura di Roma l’avrà rinviata a giudizio. E che in quel processo, entro l’estate, la sindaca rischia una condanna a 3 anni, preoccupante non tanto per il rischio di finire in cella, ma perché con pene superiori ai 2 anni scatta la sospensione dagli incarichi pubblici, come stabilisce la legge Severino. Ed è un fatto che ora la Raggi sia di fronte ad un bivio: ammettere di aver detto il falso e patteggiare, scaricando su Raffaele Marra le restanti colpe, dribblando la Severino e rimanendo in carica ma perdendo completamente credibilità politica; o rischiare di andare a giudizio ed essere condannata per abuso d’ufficio perdendo poltrona e faccia. Tra l’altro patteggiando si viola il codice interno M5S, cioè ci si deve dimettere.

“La scelta è cruciale – scrive Carlo Bonini su Repubblica -. Perché, a ben vedere, non è questione di contabilità penale. Ma di sopravvivenza politica. La legge Severino sui sindaci impone la sospensione dalle funzioni di fronte a una condanna, anche in primo grado, che superi la pena di 2 anni. Per tutti i reati, tranne uno: l’abuso di ufficio, per il quale la sospensione è automatica quale che sia l’entità della pena. Patteggiare per il solo reato di falso salverebbe dunque la Raggi da un immediato e automatico provvedimento di sospensione da parte del Prefetto allungando la sua sopravvivenza politica. Viceversa, scommettere su un giudizio ordinario per abuso e falso e una potenziale condanna che comunque sarebbe superiore ai tre anni, significherebbe andare incontro alla certezza della sospensione”.

Scelta cruciale che non è solo personale, ma anche politica. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale la possibilità di andare presto al voto è diventata improvvisamente più concreta. Nulla di certo né di fissato, ma ora l’ipotesi di un voto subito prima o subito dopo l’estate non è più da escludere. E così la vicenda Raggi finisce con l’inevitabile legarsi alla partita delle elezioni politiche. Il destino della prima cittadina della Capitale, la prima grande città amministrata dai 5Stelle, specie un destino segnato dalle inchieste e dall’accusa di aver mentito per favorire un non meglio giustificato gruppo d’interessi, non può infatti che far sentire il suo peso sulle valutazioni che gli elettori faranno prima di votare per il prossimo Parlamento. Raggi bugiarda o Raggi condannata non vuol dire ovviamente M5s sconfitto alle politiche, ma certo avrebbe un suo peso nell’urna.

Ecco perché, nella ricostruzione che fa la Stampa, Casaleggio jr sarebbe convinto nel tenere in vita la giunta Raggi, resistendo anche a chi, come la Lombardi, preme perché la sindaca si autosospenda. “L’autospensione non si farà, per ora. Ci sono alcuni problemi, il primo dei quali insormontabile: Davide Casaleggio ha convinto ormai Grillo che la Raggi va difesa assolutamente, perché se crolla lei crolla tutta l’impalcatura”, scrive Jacopo Iacoboni.

Rinvio a giudizio che però, se la Raggi non sceglierà la strada del patteggiamento, potrebbe arrivare in tempi brevi. Il Corriere della Sera, che racconta di un Grillo furioso che al telefono avrebbe rinfacciato alla sindaca di avergli mentito, spiega anche che i pm sarebbero convinti di poter andare velocemente a giudizio:

“Interrogatorio e poi richiesta di giudizio immediato – scrive Fiorenza Sarzanini -. Il giorno dopo la consegna dell’avviso a comparire a Virginia Raggi, i magistrati della Procura di Roma tracciano il percorso dell’inchiesta sulla nomina di Renato Marra costato alla sindaca la contestazione di abuso d’ufficio e falso. L’incrocio tra gli atti firmati dalla stessa Raggi e la conversazione via chat con Raffaele Marra — nel corso della quale lei si lamenta per non essere stata informata che il nuovo incarico avrebbe portato a un aumento di stipendio di 20 mila euro — convince l’accusa di aver ottenuto la prova evidente della sua responsabilità. E dunque di poter andare subito a processo. Anche perché nuovi elementi emergono dalle chat sequestrate dai carabinieri, dimostrando addirittura l’esistenza di un patto per spartirsi le nomine siglato prima delle elezioni al Campidoglio tra Raffaele Marra e Salvatore Romeo”.

Non bisognerà aspettare molto per sapere quale strada la sindaca sceglierà, se patteggiare ammettendo di aver mentito e confermando che l’assunzione del fratello di Raffaele Marra, Renato, fu opera proprio di Raffaele, o continuare a sostenere che Marra jr lo scelse lei e andare incontro al giudizio per abuso d’ufficio e falso. L’interrogatorio della sindaca è infatti in calendario già la prossima settimana, e sarà quella la sede in cui la Raggi dovrà scegliere, seduta davanti ai pm, quello che sarà il suo destino.

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