Riccardo Galli

Renzi contro Renzi. “Voglio togliermi di mezzo” o “folle rilancio”?

Renzi contro...Renzi

Renzi contro…Renzi

ROMA – Matteo Renzi tentato della voglia di mollare tutto e prendersi un anno sabbatico e, lo stesso Matteo Renzi, impegnato a tessere la strategia per tornare alla guida del Paese o almeno provarci. Tra le conseguenze del voto referendario c’è lo sdoppiamento del premier che, come un novello dottor Jekyll e mr. Hyde, da una parte confida ai suoi la voglia di mollare tutto e andarsene con la famiglia per una lunga vacanza magari negli Stati Uniti e, dall’altra, al lavoro per andare quanto prima al voto per capitalizzare quei tredici milioni di Sì (che effettivamente sono molto “suoi”) senza lasciare l’iniziativa a 5Stelle e agli altri del fronte del No. O almeno questo è quel che racconta la Stampa, intesa come quotidiano torinese che vive lo sdoppiamento anche all’interno delle sue pagine, ma intesa anche come stampa in senso lato.

Con alcuni dotte disamine che illustrano, a seconda della testata, un premier praticamente alla ricerca della sua nuova vita e un’altro, ma sempre di Renzi si tratta, pronto a riorganizzare le truppe. Dimostrazione, questo racconto su due binari paralleli, che i media spesso brancolano letteralmente nel buio, ma anche di una diversa lettura del voto di domenica e della personalità dell’attuale Presidente del Consiglio.

“’Devo staccare – scrive Francesco Bei su La Stampa quotidiano -. Voglio prendermi una vacanza con Agnese’. E’ passata una notte e Matteo Renzi ha sbollito solo in parte la rabbia e la delusione per il risultato del referendum. Chiamato al Colle, il capo dello Stato lo avvolge con lunghi ragionamenti sulla stabilità e lo sostiene cercando di frenarne la tentazione di mollare tutto e subito. Mollare – oltre la poltrona a palazzo Chigi anche quella da segretario del Pd – questo è il vero desiderio del premier. Il quale confida a Mattarella qual è adesso il suo sogno segreto: ‘Mi piacerebbe staccare per davvero, prendermi un sabbatico, magari un anno negli Stati Uniti, ma i miei amici del Pd non me lo permettono’”.

Un quadro con tanto di virgolettati che racconta di un Renzi coerente con le sue parole e le sue promesse dei mesi scorsi, e coerente anche con la delusione e le parole andate in scena un’ora dopo la chiusura dei seggi. Una lettura che sembra, ad onor del vero, più aderente alla personalità e alla politica messa in campo sino ad oggi da Renzi che, sin dalle primarie del Pd, ha mostrato la strana per l’Italia abitudine ad accettare la sconfitta e farsi da parte quando questa arriva. Sullo stesso quotidiano torinese però, appena un link più in basso, Fabio Martini smentisce sostanzialmente la ricostruzione del suo collega Bei.

“Quello che si muove dietro le quinte è un Matteo Renzi molto più inquieto, ‘irregolare’ e dirompente rispetto a quello apparso l’altra sera, 75 minuti dopo la chiusura delle urne referendarie – racconta Martini -. Con quel discorso da ‘statista’ che aveva preso atto della volontà contraria degli elettori e lo aveva fatto con tratti di umanità che non aveva mai lasciato trasparire, a dispetto dei consigli dei guru della comunicazione.

Dunque, un Renzi così tosto da ipotizzare uno scenario davvero di rottura: rimuovere la sconfitta referendaria e presentarsi da candidato premier alle elezioni anticipate col governo dimissionario. Uno scenario da brivido per tutti quei notabili del Pd che vedono in Renzi l’unico responsabile della batosta e infatti, se il piano del capo del governo si concretizzasse, le obiezioni di Dario Franceschini sarebbero destinate a trasformarsi in scontro. Se non cambieranno le cose, la linea di Renzi è chiara: domani la direzione del Pd sarà chiamata a votare un documento col quale si chiedono ‘elezioni prima possibile’.

Perché oramai il disegno di Renzi è tracciato ed è quello di arrivare come candidato premier alle prossime elezioni Politiche, da celebrare il prima possibile. Mission da conseguire con ogni possibile escamotage. Dimettendosi anche da segretario del Pd. Un gesto clamoroso e plateale. per rifarsi una ‘verginità’ e presentarsi al momento ‘giusto’ all’appuntamento delle Primarie”. Scenario sostanzialmente condiviso da Repubblica, che non più tardi di ieri dai microfoni di Sky Carlo Freccero ha sostenuto essere un quotidiano troppo schiacciato sui renziani, e che, attraverso la penna di Goffredo De Marchis, scrive: “Folle idea, rilancio immediato, contropiede costruito sul 40 per cento del Sì per giocarsi l’ennesima partita della vita. Il disegno prende corpo in un vertice del Pd a Palazzo Chigi. Intorno al tavolo Matteo Renzi, Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Maurizio Martina e Matteo Orfini. L’asse sinistra-renziani doc”.

Per conoscere quale sarà il vero Renzi e quale retroscena sarà quello reale basterà, in fondo, aspettare poco. Ovvero basterà aspettare la direzione del Pd, in programma oggi e rinviata a domani. Ma forse, come spesso accade, la verità (fatto salvo le pennellate di creatività giornalistica) è nel mezzo: il piano “rilancio con le elezioni” esisteva davvero, ma era il piano se il Sì perdeva più o meno 55 a 45 per cento. Sessanta a quaranta e con il 70 per cento quasi di affluenza hanno reso quel piano quasi impraticabile. Quindi Renzi vorrebbe e trova sensato mollare (“Non credevo mi odiassero così tanto” e non si riferiva solo a D’Alema o Fassina…). Ma mettetevi nei suoi panni: come si fa a mandare il Pd alle elezioni con candidato premier…chi? Bersani, Speranza, la Boschi, Letta retour da Parigi?

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