Rivolta anti tasse, primo fuoco a Torino. Chi le paga e chi no uniti nella lotta

di Riccardo Galli
Pubblicato il 6 Novembre 2013 16:25 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2013 16:32

ambulanti torinoTORINO – Prove generali di rivolta fiscale. E’ questo, in buona sostanza, lo spettacolo andato in scena ieri (5 novembre) a Torino. Spettacolo che vanta numerose anticipazioni, più o meno piccole, sparse per la penisola e spettacolo che riscuote il maggior successo di pubblico tra Lombardia e Piemonte. La trama è semplice: le tasse sono troppo salate e quindi non vogliamo pagarle. Rivolta il cui primo fuoco è stato a Torino, fuoco acceso sia da chi di tasse ne paga troppe e rivendica il diritto a sopravvivere alle tasse ,sia da chi di tasse ne ha sempre pagate poche e rivendica questo come in diritto acquisito. Fuor di metafora, erano in piazza e in rivolta a Torino sia gli ambulanti che non vogliono l’aumento della Tares, sia gli ambulanti che la tassa sui rifiuti non l’hanno mai pagata. Infatti là dove si è acceso il fuoco della rivolta la tassa risulta pagata al quaranta per cento.

L’ultimo palcoscenico della rivolta montante è stata la città della Fiat e, in particolare, la sua stazione ferroviaria bloccata per quattro ore e mezzo. Gli attori sono vari e diversi, ieri erano di scena gli ambulanti ma, altre volte, a interpretare il ruolo dei rivoltosi anche sindaci e politici vari. La pressione fiscale, è vero, nel nostro Paese è tra le più alte al mondo. E i servizi che i cittadini hanno in cambio non sono certamente tra i migliori.

Ma anche la percentuale tasso di chi le tasse non le paga per abitudine e scelta, e non perché impossibilitato, è tra i più alti al mondo. Tra gli attori quindi i cittadini che davvero non ce la fanno, tra crisi e nuovi balzelli, a stare al passo con le richieste dello Stato, ma anche chi, le tasse, le ha sempre evase e vuole solo continuare a farlo.

Insolitamente uniti, si ritrovano fianco a fianco nella rivolta contro il fisco quelli che le tasse le pagano e quelli che le tasse le evadono. E’ di questi giorni la notizia di un ex allevatore di galline, ora operaio, che ha ricevuto dal fisco una cartella esattoriale di alcuni milioni di euro. Lui, forse, le tasse le pagherebbe pure, ma certo non può saldare un simile conto. Come di queste ore è la nuova polemica sulla seconda rata dell’Imu che, a detta del ministro dell’Economia Saccomanni, ancora deve essere “coperta”. Seconda rata che se non troverà coperture dovrà essere pagata dagli italiani che si ritroveranno quindi a pagare tasse sulla casa più alte che nell’annus horribilis 2012.

Non servono poi tanti esempi, chi le tasse le paga sa benissimo che la pressione fiscale italiana è al limite dell’insostenibile. Come molti imprenditori sanno che, combinata questa con le difficoltà burocratiche tipiche del nostro Paese, fare impresa è quasi un’avventura spericolata.

Categorie, quelle appena citate, cioè coloro che le tasse le pagano, che non sono però le uniche a ribellarsi contro lo Stato brutto e cattivo. Ieri a Torino, a bloccare i binari, erano gli ambulanti. Molti di loro saranno certamente a posto col fisco ma alzi la mano chi ha mai avuto uno scontrino comprando cibo o altro su un banco del mercato. Come ricorda poi Andrea Rossi su La Stampa: “Pazienza se il Comune di Torino sostiene che quattro ambulanti su dieci non abbiano pagato non solo la nuova Tares, ma anche la vecchia tassa rifiuti che era più leggera. Pazienza anche se pulire i mercati costa 12 milioni l’anno, ma chi ci lavora ne versa solo 5, mentre gli altri 7 ricadono su tutti i cittadini”.

“Vogliamo pagare – dicono gli ambulanti di Torino – ma il giusto”. E qual’è il giusto? Chi stabilisce il giusto?

Viviamo noi italiani in un Paese che ci ha abituato a richieste salate in termini di tasse, ma anche ad una sostanziale impunità per chi non paga. Oggi, complice la crisi e, forse, un sensato cambio d’abitudini, specie le amministrazioni locali alle prese con bilanci da film horror, hanno preso la strana consuetudine di cercare di recuperare quanto loro dovuto. Così ad esempio, in alcuni paesi, i commercianti si sono visti recapitare multe salate per la tassa sulle insegne. Tassa che esiste da anni ma che non avevano mai pagato. Sarà giusta questa tassa? Forse no, ma allora era il caso di segnalarlo quando venne introdotta e non quando, incredibilmente, arriva il conto.