Guerre dei robot, le nuove armi di Cina, Russia e Usa

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 aprile 2018 9:12 | Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2018 9:12
Guerre del futuro coi robot, le nuove armi di Cina, Russia e Usa

Guerre dei robot, le nuove armi di Cina, Russia e Usa (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Droni sottomarini, navi d’attacco senza equipaggio ed aerei-robot in grado di colpire praticamente ovunque guidati non più, o almeno non solo, dall’uomo ma dall’intelligenza artificiale.

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E’ il futuro, prossimo, della guerra. Quel futuro in cui sul campo si rischieranno poche o pochissime vite umane, ovviamente quelle della parte in grado di schierare i robot, e contemporaneamente si avrà un’incredibile forza d’impatto. Ci stanno lavorando gli Stati Uniti, convinti che la loro superiorità tecnologica gli garantirà anche quella militare, e ci lavorano Russia e Cina che sperano, con la tecnologia, di colmare il gap che li separa dagli Usa sulle armi convenzionali.

“Circoscritta e mirata” l’ha definita il premier Paolo Gentiloni riferendo alla Camera sull’ultima operazione, leggasi bombardamento, di Usa, Gb e Francia sulla Siria. Un’operazione che ha scatenato polemiche internazionali e che rappresenta un nuovo passo avanti nel cammino verso la guerra del futuro. Quella guerra che Massimo Gaggi sul Corriere della Sera chiama “guerra automatica” laddove l’automazione non è solo quella dei veicoli che materialmente sganciano bombe ma dell’intelligenza che sceglie se e dove colpire. Intelligenza evidentemente non umana.

“Dagli arsenali e dai centri di ricerca delle industrie tecnologiche più avanzate – scrive Gaggi – escono in continuazione prototipi di droni sottomarini, navi da attacco in superficie e per la caccia ai sommergibili prive di equipaggio, carri armati automatici e, soprattutto, killer robot. Non siamo lontani dallo scenario di Terminator: automi da schierare in battaglia più rapidi e potenti della fanteria umana, destinata ad essere sbaragliata senza pietà. Il tutto gestito da un’intelligenza artificiale sempre più progredita che una volta impostata potrebbe prendere decisioni di vita e di morte in modo autonomo, senza più interventi umani. Scenari agghiaccianti che pongono problemi inediti”.

Inediti forse nell’esperienza diretta ma già oggetto di trame cinematografiche, romanzi e speculazioni filosofiche. Da Asimov a Terminator, passando per i sociologi, il ruolo e l’impatto che le macchine e l’intelligenza hanno e potrebbero avere sulla nostra vita è stato ampiamente discusso e lavorato. Quello che gli manca è essere provato. Anche se qualcuno comincia a farlo. Francia e Gran Bretagna, ad esempio, avrebbero acconsentito a bombardare la Siria dopo l’ultimo attacco chimico di Assad certo per ragioni umanitarie e certo anche per interessi geopolitici chiari, ma anche perché convinti che grazie alle nuove tecnologie a loro disposizione non avrebbero rischiato praticamente nulla e comunque non soldati che hanno famiglia.

E’ il sogno di qualsiasi generale: poter dar battaglia, conquistare posizioni e sconfiggere il nemico senza rischiare i propri uomini. Un sogno che si avvicina sempre di più ma che è, al tempo stesso, l’incubo di chi contro i robot dovrebbe combattere e che potrebbe trasformarsi anche nell’incubo di chi i robot ha creato se questi, come in molte trame di fantascienza, dovessero rivoltarsi contro il loro creatore. Un rischio niente affatto teorico, al punto che già dal 2013 si è messo in moto un movimento che chiede la messa al bando delle cosiddette Laws, Lethal autonomous weapons systems, armi autonome letali, con un appello firmato da premi Nobel, scienziati come Steven Hawking e imprenditori come Elon Musk, Steve Wozniak e Mustafa Suleyman di Alphabet-Google.

Una campagna internazionale che ha obbligato le potenze a confrontarsi su questo problema in sede Onu, anche se le cinque conferenze dedicate dalle Nazioni Unite alla corsa verso la guerra automatica non hanno dato risultati.

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