Salsi “tutta bagnata” da disinfettare sul web. E da non toccare: contagia

di Riccardo Galli
Pubblicato il 6 Novembre 2012 15:09 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2012 15:09
La consigliera comunale bolognese del Movimento 5 stelle Federica Salsi siede da sola nel suo scranno durante una seduta del consiglio comunale, Bologna, 5 novembre 2012

BOLOGNA – “Il metodo dell’ostracismo” lo definisce Francesco Merlo nel suo commento su Repubblica. Ma al metodo applicato alla grillina Federica Salsi la definizione di “ostracismo” va persino stretta e sembra al limite del benevolo. Dai colleghi che si sono allontanati da lei fisicamente durante un consiglio comunale sino ai post dei militanti sul web, il trattamento riservato alla Salsi poco ha a che spartire con l’educazione civica, compresa quella degli ateniesi che inventarono l’ostracismo. Non è il caso di usare parole grosse come democrazia sì, democrazia no. E’ però il caso di rilevare come il “dagli all’appestato” e la “fuga dall’untore” siano riflessi condizionati e di massa in quel che resta della vita associata e pubblica del nostro paese, Movimento 5Stelle compreso.

Il peccato della Salsi, come è ormai noto, è stato quello di andare in tv, a Ballarò, come un politico qualsiasi. Beppe Grillo non ha gradito e, più o meno tra le righe, le ha dato della femmina godereccia tirando in ballo il famigerato punto G, dando con questo il “la” alla base che non ci ha messo molto a seguire il capo. In poco tempo, come la Salsi racconta, la bacheca di facebook della consigliera comunale è stata inondata di insulti, prevalentemente “mignotta”, ma non solo.

Ecco alcuni esempi: “Schiava volontaria del sistema tutta bagnata che si deve levare dai coglioni…Senza Grillo eri e sarai polvere…Una bella scarpata in kulo…Fatti eleggere da Bersani…Cavalla vanesia…”. C’è ferocia, c’è l’ansia di evitare il contagio, c’è rancore verso l’appestato e bisogno di disinfettare, amputare.

Sbalorditivo poi è stato il gesto fatto dai colleghi della Salsi in consiglio comunale. Massimo Bugani e Marco Piazza, gli altri due eletti col M5S a Bologna, all’indomani della scomunica di Grillo hanno deciso di cambiare posto in aula. Bugani, allontanandosi dalla collega, ha scandito: “Io credo che per me parlino la mia storia, la mia vita e il mio impegno in questi temi anche all’interno del Consiglio comunale – dice – ma ci sono momenti davvero dolorosissimi nella vita, in cui si deve osservare il mondo da un diverso punto di vista, pagandone anche magari le conseguenze. Questo per è uno di quei momenti”. Cosa intendesse non è chiaro, ma evidentemente riteneva di dover dire qualcosa per far capire che non stava andando in bagno.

Lui e Piazza si sono alzati dalle sedie che occupavano vicino alla reietta e si sono accomodati all’altro capo dell’aula (vicino al Pdl) pur di non starle vicino nemmeno fisicamente. Schifati. Asserendo di fatto con il loro gesto che la “colpa” della Salsi e la sua conseguente diversità arrivavano a toccare il piano fisico, quasi fosse un morbo, relegandola all’isolamento, ad un posto diverso dove sedersi come gli americani dei tempi della segregazione razziale o i sudafricani dell’apartheid. Non c’entra nulla in questo caso la razza, ma il non voler sedere vicino ad un “negro” o a qualcuno che la pensa diversamente sono figli dello stesso identico modo di ragionare e agire.

Passa in questo caso in secondo piano il fatto che, piaccia o meno a Grillo e ai suoi, il confronto, anche televisivo, fa parte della vita dei politici. E non solo per vanità di questi, che sovente esiste, ma perché la televisione è la piazza, l’agorà di oggi. Lo è anche la rete, luogo prediletto di quel predicatore che solo qualche anno fa sfasciava pc sui palchi perché simbolo del male, ma non solo lei. O almeno non ancora.

Dopo aver stilato un vademecum su come i giornali e i giornalisti devono comportarsi con loro, circola ora un elenco di giornali e programmi buoni e cattivi, distinguendo quelli cioè con cui Grillo e i suoi possono relazionarsi e quali no. Quello della Salsi è un caso singolo, e la consigliera bolognese non è certo una martire, ma la somma dei vari pezzi, dei vari comportamenti danno una cifra di quella che è la natura del Movimento 5 Stelle. Un movimento nato per essere contro, per denunciare i mali e le storture (non pochi) della politica italiana, ma un movimento che procede spedito verso il populismo e nulla più: in fondo e purtroppo solo una nuovissima forma di un evergreen della storia e della politica.

Parla di ostracismo Merlo nel titolo, ma nel commento le critiche ai grillini non mancano, anzi. E la sua chiusura merita di essere citata: “Così il grillismo da mediocrità dispettosa sta mutandosi in populismo velenoso. L’originaria comicità è diventata ferocia contro il dissenso. Scriveva Rimbuad: “… avverto la ferocia del sorriso idiota””.