Scuola: stipendio a sorteggio per i supplenti: chi sì, chi aspetta…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 16 Dicembre 2013 14:27 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2013 14:27
stipendioFIRENZE – Una lotteria per lo stipendio, chi vince incassa e chi perde aspetta. Non è la prima e, forse, non sarà l’ultima volta che accade. Almeno sino a che i fondi del ministero per le retribuzioni degli insegnanti precari arriveranno a singhiozzo. Ma la realtà ora è fatta di casse semivuote e dirigenti scolastici alle prese con insegnanti che, giustamente, si aspettano di venir pagati e conti correnti che non lo rendono possibile. Così una scuola di Prato ha adottato la soluzione lotteria, 18 insegnanti e amministrativi da pagare, appena 5 mila euro in cassa e i 5 fortunati che avranno lo stipendio per Natale estratti a sorte. Gli altri aspetteranno gennaio.
“In ritardo i trasferimenti di denaro dal ministero, pochi soldi nelle casse delle scuole, non abbastanza per pagare lo stipendio a tutti i supplenti – scrive Maurizio Bologni su Repubblica -. E allora torna il sorteggio per stabilire a quali insegnanti e amministrativi precari versare il mensile. Dopo il caso di primavera a Grosseto, la lotteria della paga si è ripetuta a Prato: 5 su 18 “fortunati”, quattro docenti e un amministrativo, i cui nomi sono usciti dal sorteggio deciso dalla preside dell’Istituto comprensivo Iva Pacetti, hanno ricevuto lo stipendio di novembre. Gli altri, insieme a migliaia di loro colleghi in tutta Italia, faranno “Natale magro” — come dice il sindacato Anief — e dovranno aspettare gennaio per riscuotere”.
Il Miur — fa sapere il ministero — ha coperto completamente le prestazioni per le supplenze brevi fino al 31 ottobre e in buona parte, ma non completamente per mancanza di disponibilità sul capitolo supplenze, fino al 30 novembre”. Che tradotto significa che i soldi, oggi, non ci sono per tutti. Ci saranno, certo, ma domani.
Il tema è quello delle supplenze brevi, quelle supplenze che vedono cioè impegnati insegnati precari solo per qualche giorno, o settimana, in sostituzione di colleghi malati. Queste prestazioni vengono pagate dalla singole scuole con fondi che dovrebbero, il condizionale visti i fatti è d’obbligo, venir versati di volta in volta dal ministero. Cosa che evidentemente non puntualmente avviene.
Salvi invece i supplenti “a lunga scadenza”. Gli insegnati precari che sono infatti impegnati per un anno intero presso una scuola, non sono pagati dall’istituto presso cui lavorano ma, come i loro colleghi assunti, ricevono lo stipendio direttamente dal ministero.
I cosiddetti precari brevi saranno quindi pagati a gennaio, quando stando ai dati del ministero, riceveranno metà dei compensi di novembre, tutti quelli di dicembre e le quote di tredicesima.
L’ultima lotteria dello stipendio arriva da Prato, dall’Istituto comprensivo Pacetti composto da due scuole dell’infanzia e una elementare. Lì, pagati professori di ruolo e supplenti annuali, il problema si è aperto per i supplenti chiamati a sostituzioni di pochi giorni e il cui impiego è comunicato dalle scuole al ministero che di volta in volta eroga i fondi. In cassa la dirigente scolastica pratese aveva solo 5 mila euro, che sarebbero dovuti servire per compensare 18 precari per le loro prestazioni di novembre. In teoria, 277 euro a testa. Ma la direttrice ha scelto un’altra strada: il sorteggio, che ha “premiato” 4 insegnanti e un amministrativo.
Che quello dei supplenti di Prato non sia una caso isolato lo riconosce lo stesso Miur. “La parte mancante per completare i pagamenti di novembre e fare quelli di dicembre — assicura il Miur — sarà pagata a gennaio come già anticipato in forma scritta alle scuole, ma la scelta di estrarre a sorte i supplenti da pagare non è corretta: i compensi vanno erogati in ordine cronologico, in base, cioè, alla data di inizio della supplenza”.
Il sorteggio era stata la soluzione scelta a marzo anche dal liceo linguistico Rosmini di Grosseto. “Speravamo che fosse la prima e l’ultima volta, mi turba sapere che è successo di nuovo” dice Stella Targetti, assessore regionale all’istruzione. “Occorre che il sistema pubblico ponga fine a trasferimenti di denaro farraginosi, destinati alla scuola così come alle imprese, che in tutta Italia finiscono per colpire le persone”.
Protesta, ovviamente, il sindacato. “A saltare sono gli emolumenti, quote di tredicesime comprese, da assegnare ai dipendenti più deboli — attacca Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief — Si tratta di una situazione intollerabile perché si va a infierire sulle già pessime condizioni economiche e lavorative che devono affrontare i docenti della scuola italiana”.