Calcio: le mani sui soldi tv. Juve, Roma e Inter contro Milan, Lazio e Lega

di Riccardo Galli
Pubblicato il 12 settembre 2013 15:22 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2013 15:22
Serie A: sui diritti tv è derby in Lega Calcio

Serie A: sui diritti tv è derby in Lega Calcio

ROMA – “Guerra dei diritti” la definisce Maurizio Crosetti su Repubblica. Una guerra che sa di derby: Milan contro Inter, Lazio contro Roma e così via, ma una guerra ed un derby che con lo sport hanno a che fare solo marginalmente. E’ lo scontro che si sta preparando e che probabilmente nella riunione di domani (13 settembre) in Lega Calcio esploderà. È lo scontro sugli introiti derivanti dalla cessione dei diritti tv, pari a 1 miliardo di euro, che sono l’unica o quasi forma di sostentamento del calcio italiano.

Oggi la vendita dei diritti tv viene gestita dall’advisor Infront (quello che ha appena assunto Sabina Began, l’ape regina, alla modica cifra di 370 mila euro annui), molto vicina al Milan e ad Adriano Galliani ma, alcuni club con Juventus, Inter e Roma in testa, vorrebbero affidare l’incarico ad altri sostenendo che la merce venduta, i diritti tv, valgono molto di più di mille milioni.

Il week end calcistico li vedrà come sempre avversari ma, forse mai come ora, i presidenti di Inter e Juventus, Andrea Agnelli e Massimo Moratti, e le loro società sono state così vicine. Talmente vicine che, alla vigilia della sfida sul campo, saranno alleati di ferro in assemblea di Lega Calcio. Uniti sul fronte con Roma, Fiorentina, Sampdoria, Sassuolo e Verona, sette club di cui almeno tre big assolute e in più con Della Valle dalla loro pronti a dar battaglia per cambiare la gestione della vendita dei diritti tv.

Dall’altra parte dello schieramento, a difendere lo status quo e a garantirne la bontà, Milan, Lazio, Catania, Genoa, Livorno e altri.

Una partita è uno scontro che vanno però evidentemente al di là della questione diritti e che diventa inevitabilmente una battaglia per il potere nel mondo del calcio.

Dei mille milioni di introiti tv, 561 vengono da Sky, 268 da Mediaset, 117 dall’estero e 14 dalla Rai. La tv di Murdoch ha fatto sapere di essere pronta ad investire ancora di più ma, a condizione che il calcio tricolore diventi più “credibile”. In Lega però sono in molti a raccontare il timore che Sky e Mediaset facciano cartello per spuntare un sonoro sconto e, soprattutto, in molti contestano gli introiti che arrivano dall’estero, poco più di 100 milioni a fronte dei circa 500 incassati dalla Premier. Il ragionamento è semplice, la serie A non varrà forse più quanto la massima serie inglese ma, certamente, stabilire che valga appena un quinto appare eccessivo. Che i mille milioni siano cosa buona e che anzi, anche causa crisi oggi il nostro calcio rischi di valer anche meno, è la tesi di chi Infront difende.

Ma in un calcio come quello italiano che deve la sua sopravvivenza ai diritti tv e che non conosce praticamente altra fonte di reddito, con sponsorizzazioni e merchandising molto al di sotto delle altre realtà europee, e con stadi di proprietà, eccezion fatta per la Juventus che, anche grazie al suo nuovo stadio ha in due anni vinto due scudetti e rimesso in ordine il bilancio, la partita tv diviene fondamentale. Allontanare Infront è l’obiettivo dichiarato ma non indispensabile, la questione vera è chi comanda.

“Infront è molto vicina a Galliani e al Milan, – scrive Crosetti su Repubblica – è proprio lì che Berlusconi ha collocato la sua amica Sabina Began, altrimenti nota come “ape regina” (370 mila euro di stipendio annuo): un’altra oscura vicenda tra sottane, denari e clientele, nella quale il presidente è riuscito a distinguersi. Ma, amichette presidenziali a parte, la Juventus e l’Inter – alla guida di una fortissima opposizione all’interno della cosiddetta confindustria del pallone – sono convinte che la serie A valga molto più di quei mille milioni, cifra tonda e dunque simbolica nel triennio ’15-’18, e come si fa a non pensare a una “grande guerra”. (…) Qui non è in gioco solo un numero, e neppure soltanto la sopravvivenza del nostro calcio, che in ogni caso riceve dalle tv i due terzi del proprio sostentamento. Sky e Mediaset pensano, al contrario, che il prodotto si sia assai indebolito e non vogliono più strapagarlo. Il sistema calcistico è del tutto incapace di trovare risorse altrove, o in altro modo: in Lega si combatte quindi per l’intero governo del calcio, per le strategie complessive e le riforme dei campionati, per una posizione più compatta nei confronti della politica e per sbloccare, finalmente, la legge sugli stadi”.

Defilato, almeno per il momento, il Napoli di De Laurentiis che sembra ancor voler valutare da che parte stare. Galliani e il suo Milan, oltre a Lotito, Preziosi, Pulvirenti e il presidente di Lega Maurizio Beretta si troveranno domani uno schieramento di tutto rispetto: Agnelli, Moratti, De Valle e altri. Il vero derby, più che in campo sabato, si giocherà domani in Lega.