Sinistra, c’è vita in Danimarca. Formula: stop immigrati più basta consumo pianeta

di Riccardo Galli
Pubblicato il 7 giugno 2019 9:14 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2019 9:14
Sinistra, c'è vita almeno in Danimarca. Formula: stop immigrati più basta consumo pianeta

Sinistra, c’è vita in Danimarca. Formula: stop immigrati più basta consumo pianeta (foto Ansa)

COPENAGHEN – No e ancora no. Una linea semplice e in Danimarca vincente. Basta migranti e basta consumare il Pianeta. Con questa ricetta basata su due chiari stop la sinistra è tornata a vincere a Copenhagen. Un buon risultato dopo 4 anni all’opposizione e un risultato notevole davvero perché in controtendenza rispetto al resto d’Europa.

Nelle ultime politiche le urne danesi hanno sancito la sconfitta dei liberali di Lars Loekke Rasmussen che lasciano il potere dopo essere stati al governo per 14 degli ultimi 18 anni. A vincere invece i socialdemocratici e la loro coalizione, in quelle che Mette Frederiksen, la 41enne leader socialdemocratica che sarà la premier più giovane del Paese, definisce le “prime elezioni climatiche nella storia della Danimarca”.

I Verdi sono passati dal 4 all’8 per cento e non è un caso che della Danimarca faccia parte la Groenlandia, uno dei Paesi del Pianeta che più soffre dei cambiamenti climatici con il tasso di scioglimento dei ghiacciai locali quadruplicato tra il 2003 e il 2013. Così la coalizione che fa capo ai socialdemocratici ha ottenuto 91 dei 179 seggi parlamentari contro i 75 del blocco che sosteneva il governo per primo ministro Rasmussen. E ora governerà.

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Ma se il tema verde e quindi il primo ‘no’ sono in qualche modo nel Dna dei socialdemocratici e della sinistra in generale, di tutt’altra specie è l’altro ‘no’ che ha contribuito e non poco alla vittoria elettorale: quello ai migranti. Il governo uscente di centro-destra aveva da tempo avviato una stretta sull’accoglienza, tanto che in questi primi mesi dell’anno il numero dei richiedenti asilo è risultato il più basso in 10 anni, rispondendo a quella che è senz’altro una richiesta dei danesi.

In Danimarca sui 5,6 milioni di abitanti uno su dieci è nato all’estero, e per il 30% della popolazione la questione immigrazione è in cima alle preoccupazioni (il 9% in più rispetto alla media europea). Una linea che i socialdemocratici hanno sposato, chiarendo da subito che non cambieranno politica. Tanto che la Frederiksen ha detto che, da primo ministro, cercherà il sostegno della destra quando si tratterà di questioni relative all’immigrazione. Una ricetta vincente stando a quello che dicono le urne.

Tanto vincente che oltre regalare la vittoria alla sinistra, ha anche tagliato le gambe ai sovranisti locali con il crollo del principale partito populista, che ha bissato la brutta performance delle recenti europee. Il Danish People’s Party, che aveva sostenuto il governo liberale di minoranza, ha più che dimezzato i consensi, passando in appena 4 anni dal 21% delle scorse legislative all’8,7. Mentre gli altri due partiti ancora più a destra e con forti connotazioni anti- migranti sono restate le briciole: New Right non va oltre il 2% mentre Hard Line, dell’avvocato 38enne Rasmus Paludan che vorrebbe tutti i musulmani fuori dal paese, ottiene ancora meno.