Tassa sulla camera da letto: lo Stato inglese non aiuta più

di Riccardo Galli
Pubblicato il 2 Aprile 2013 15:00 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2013 15:01
Il primo ministro inglese David Cameron

Il primo ministro inglese David Cameron (Ap-LaPresse)

LONDRA – Pronti, via. Parte da oggi la “tassa sulla camera da letto”. Tranquilli, non una tassa italiana, non c’è bisogno di correre a sostituire letti con divani, ma una tassa inglese, una di quelle volute dal premier David Cameron per riformare il Welfare (Stato sociale) d’oltremanica. Dal 1° aprile chi ha una casa con una camera da letto in più rispetto alle esigenze familiari vedrà tagliati i propri contributi per l’abitazione del 14%. La “bedroom tax”, insieme alle altre misure appena varate, dovrebbe far risparmiare al governo di sua maestà la bellezza di 50 miliardi di sterline (circa 60 miliardi di euro) entro il 2015.

Da questa mattina il primo pacchetto di misure varate dal governo Cameron per riformare il tanto celebrato Welfare inglese è diventato operativo. Un pacchetto che mira se non a smontare almeno a riformare e ridisegnare in profondità quello che il premier inglese ha definito un pachiderma novecentesco inadatto alla società globale. Un pacchetto di misure visto non proprio di buon occhio non solo dall’opposizione, ma anche dalla Chiesa inglese che, per bocca dell’arcivescovo di Canterbury, lo ha duramente criticato sostenendo che la riforma in questione danneggerà soprattutto le fasce deboli, le famiglie povere e i disabili.

La riforma, approvata l’8 marzo scorso, punta secondo i conservatori a impedire che i “furbi” approfittino del sistema di sussidi e protezioni messo a disposizione dei più poveri e che è da sempre un modello di riferimento, oltre che a produrre significativi risparmi in tempi di crisi. Secondo le stime fatte dai laburisti la riforma costerà alla famiglia media britannica 900 sterline all’anno (circa mille euro), mentre secondo un’associazione a sostegno dei poveri, le tasse aumenteranno di una media di 138 di sterline all’anno (circa 163 euro) per circa 2,4 milioni di famiglie, mentre due milioni di famiglie a basso reddito pagheranno le tasse per la prima volta.

Tra le misure più controverse proprio la “bedroom tax” che riguarderà circa 600 mila famiglie che perderanno il 14 per cento del sussidio settimanale per la casa, mentre il taglio sarà del 25 per cento se le stanze eccedenti sono due. La riforma permetterà di risparmiare 465 milioni di sterline l’anno e 660 mila persone destinatarie del sussidio perderanno una media di 728 sterline. Due terzi dei nuclei interessati hanno un disabile, fanno sapere i laburisti, e in questi casi spesso la stanza in più non è un lusso ma una necessità. A fronte poi delle quasi 100 mila famiglie che potrebbero perdere la casa, sul mercato britannico appena 4 mila appartamenti più piccoli risultano disponibili.

Tra i tagli in arrivo, oltre alla “bedroom tax”, stop all’assistenza legale gratuita per le famiglie con un reddito superiore a 32 mila sterline l’anno. E poi il nuovo modello di calcolo dei sussidi per i disabili che non sarà più tarato sulla patologia ma sulle effettive conseguenze per la persona valutate con verifiche dirette. E se i sussidi ai disabili saranno gli unici a continuare ad essere agganciati al tasso d’inflazione, i sussidi sociali e gli sgravi fiscali per il prossimo triennio saliranno al tasso fisso dell’un per cento. Entra poi in vigore il tetto di 500 sterline al mese per i sussidi familiari e il tetto delle 26 mila sterline l’anno per i contributi di disoccupazione che non dovranno superare gli introiti medi di una famiglia inglese al netto delle tasse.