Tasse copiate dalla Bibbia, dominio cristiano… Saranno presidenti degli Usa?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 1 Settembre 2011 14:59 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2011 19:36

Michele Bachmann (Lapresse)

ROMA –Le tasse? Copiare dalla Bibbia. A chi il governo, i governi del mondo? Ai cristiani. Dimmi che religione hai e ti dirò che presidente sarai. Michele Bachmann, papabile candidata repubblicana alla Casa Bianca, ha affermato che la Bibbia la obbliga a “essere sottomessa” al marito. Rivela sul New Yorker Ryan Lizza che, tra chi ha ascendente sulla Bachmann, ci sono mentori spirituali e politici che predicano l’a “infallibilità letterale” della Bibbia. Persone secondo le quali i cristiani dovrebbero diffidare delle idee proposte da chi non è cristiano, che credono che l’omosessualità sia “un’infamia”, che raffigurano il Sud di prima della Guerra civile come un bel posticino per gli schiavi, dove neri e bianchi “andavano d’accordo sui valori”, persone che invocano il “dominionismo”, il principio secondo cui ogni istituzione della Terra dovrebbe essere guidata da cristiani, e solo da loro.

Altro aspirante sfidante di Obama alle prossime presidenziali è Rick Perry, anche lui vicino ai dominionisti che, tra l’altro, hanno ricevuto dal medesimo un ruolo di primo piano nell’enorme raduno di preghiera da lui organizzato all’inizio di questo mese chiamato “The Response”. E a Perry è arrivata la benedizione ufficiale di John Hagee, l’evangelista texano che ha dichiarato che l’Olocausto rientrava nei piani divini per mandare gli ebrei in Palestina. Nella campagna del 2008 McCain disconobbe l’appoggio datogli da Hagee, chissà se Perry farà altrettanto.

Le stravaganti religiosità dei prossimi possibili candidati repubblicani le racconta Bill Keller, direttore esecutivo del New York Times, in un lungo articolo apparso su Repubblica. E non finiscono qui. Ancora la Bachmann, in documentario prodotto l’anno scorso da un gruppo oggi noto come “Truth in Action Ministries”, sposò l’idea che tutti i soldi destinati al social welfare dovessero provenire da donazioni volontarie, e non dalle tasse governative e, almeno sino a poco tempo fa, raccomandava una biografia di Robert E. Lee, scritta da J. Steven Wilkins, nella quale si sostiene che la Guerra Civile fu uno scontro tra il Sud cristiano e il Nord senza dio. Wilkins scrive infatti che nel Sud, contrariamente all’idea che ci si è fatti di schiavi vittime, prevalsero “unità e amicizia tra le razze”, in quanto esse condivisero un’unica fede.

E non è da meno il curriculum di Perry, attualmente governatore del Texas, che annovera tra i suoi sostenitori tal David Barton, fondatore del movimento evangelico Wall Builders, che predica che l’America dovrebbe avere un governo “fermamente radicato nei principi della Bibbia” e chela Bibbia offre esplicitamente consigli su come governare, per esempio anche in tema di fisco.

Ma non solo Perry e Bachmann, affiliati a un vivace sottoinsieme di chiese cristianoevangeliche, peculiarità che ha sollevato preoccupazioni in merito al loro concetto di separazione tra chiesa e Stato, per non parlare della separazione tra fatti e fiction, come l’altro plausibile candidato Rick Santorum. Il numero insolitamente grande di candidati, tra i quali anche presunti favoriti, che appartengono a confessioni religiose misteriose o quanto meno sospette a molti americani è insospettabilmente alto. Come Mitt Romney e Jon Huntsman che sono mormoni, quindi appartengono a una confessione religiosa che molti cristiani conservatori hanno appreso essere un “culto” e che molti altri giudicano semplicemente eccentrica.

Dunque un potenziale presidente degli Stati Uniti d’America pensa che si  possa, anzi si debba copiare la politica economica e fiscale del suo paese pari pari dalla Bibbia, un altro ritiene che i cristiani sono i “migliori”, anzi gli unici per governare. Difficile capire dove sia la differenza tra questi personaggi e gli “integralisti islamici” tanto odiati che all’America si contrappongono. L’unica differenza sta nella scelta del dio da eleggere ad unico e vero.

Un presidente degli Stati Uniti, o di qualsiasi altro paese, può anche credere che i marziani siano tra noi, liberissimo, ma se orienta la politica e le scelte del sue paese sulla base di consigli che i marziani gli danno la faccenda è diversa, e gli elettori hanno il diritto/dovere di saperlo. E la cosa non cambia se invece che i marziani a dare i consigli è dio direttamente.