Tasse commercianti e artigiani forse sconto: Ires no Irpef su reddito di impresa

di Riccardo Galli
Pubblicato il 16 settembre 2014 13:45 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2014 13:45
Irpef

Foto di repertorio

ROMA – Non più Irpef ma Ires. Sul reddito di impresa di artigiani e commercianti il cambio di sigla significa sconto fiscale. Significa o significherebbe? Per ora è solo ipotesi. Certo è che è una voglia, voglia del governo di abbassare un po’ le tasse sul lavoro autonomo. Sarebbe questa la misura allo studio del governo per cercare di immettere ossigeno nell’asfittica economia italiana, specie dopo la doccia fredda arrivata ieri dall’Ocse, che ha tagliato le stime sul Pil del nostro Paese, e in chiave Mille Giorni. “Serve una strategia condivisa di riduzione fiscale, del carico delle tasse sul lavoro con la riduzione per la prima volta dell’Irap”, ha detto Renzi alla Camera aggiungendo che “il fisco deve essere il meno caro possibile”.

Dopo gli 80 euro quindi, andati in dote per lo più ai lavoratori dipendenti, il governo Renzi sta studiando un modo per cercare di dare un aiuto anche ad artigiani e commercianti. “Gli 80 euro – ha detto il premier alla Camera nel suo intervento programmatico sui “Mille Giorni” non hanno dato l’effetto sperato. Potremmo fare di più, dovremmo fare di più, certo. Ma abbiamo iniziato”. E il capitolo successivo, la soluzione trovata sarebbe quella di far pagare a questi non più solo l’Irpef, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche, ma anche l’imposta sul reddito delle società, l’Ires appunto.

Uno sdoppiamento che non sarebbe però una somma e quindi un aggravio per i contribuenti in questione ma, al contrario, la novità si tradurrebbe per commercianti, artigiani e piccoli imprenditori in genere in uno sconto. E questo grazie alle aliquote sensibilmente più basse dell’Ires rispetto all’Irpef.

Scrive Alessandro Barbera su La Stampa: “Un’ipotesi che Renzi e Padoan stanno valutando prevede ad esempio di scorporare il reddito d’impresa degli artigiani e dei commercianti dalla tassazione Irpef. Chi non ha una società oggi paga infatti tutto attraverso la tassa sulle persone fisiche; l’idea è quella invece di scorporare il reddito d’impresa e su quello applicare l’aliquota Ires (l’imposta sulle società), nettamente più bassa”.

Entrando nel dettaglio delle due tasse e dei due acronimi che le indicano, tra Irpef ed Ires c’è una bella differenza fatta di aliquote e percentuali che si traducono in miliardi di euro per gli italiani.

L’Irpef fornisce circa un terzo del gettito fiscale per lo Stato. Nel 2009, a fronte di entrate tributarie pari a 433,37 miliardi di euro, 184,89 miliardi di euro sono arrivati proprio da questa tassa. Istituita con la riforma del sistema tributario del 1974, l’imposta sul reddito delle persone fisiche è divisa oggi in 5 aliquote più 1. L’aliquota +1 è rappresentata dalla cosiddetta “no tax area”, compresa tra 0 e 8mila euro di reddito, su cui non c’è prelievo fiscale. Al di sopra degli 8mila euro comincia l’imposizione fiscale dell’Irpef che parte da un prelievo del 23% per arrivare, sopra i 75mila euro di reddito annuo, al 43%.

L’Ires è invece l’imposta non sul reddito delle persone fisiche ma su quello delle società. Istituita nel 2004 (prima si chiamava Irpeg) è composta da un’unica aliquota fissata al 27.5%.

Sapendo che già dai 15mila euro annui l’aliquota Irpef applicata è al 27%, si capisce come l’applicazione dell’Ires anche ad artigiani e commercianti che non hanno una società sarebbe per questi un bel risparmio.