Trump: io il più e il meglio di tutti. L’Onu unita nel ridergli in faccia

di Riccardo Galli
Pubblicato il 26 settembre 2018 11:39 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2018 15:19
Trump Onu

Donald Trump parla all’assemblea delle Nazioni Unite (foto Ansa)

NEW YORK –  A Roma c’era Romeo, “il meglio fico del Colosseo” e a New York, oggi, c’è “The Donald”. L’uomo, il presidente che ha fatto di più e meglio rispetto a quanti l’hanno preceduto alla guida degli Stati Uniti. A comunicare il record dell’amministrazione Usa è, inevitabilmente, il diretto interessato che però ha scelto una platea difficile per farlo: quella dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Davanti a lui, al rosso presidente americano, più o meno tutti i capi di stato del Pianeta che hanno accolto la notizia, invece che con il giusto applauso, con una malcelata risata. Che gli interventi di Trump siano poco ortodossi è cosa nota. Ovunque essi siano messi in scena. Siamo, il mondo è ormai abituato ai suoi tweet al vetriolo e politicamente scorretti – chi non ricorda il suo ‘bottone più grosso e forte’ quando si parlava di missili nucleari? – e i suoi interventi sono puntualmente sopra le righe. Ed in fondo è anche questa la ragione per cui un’ampia fetta d’America gli ha dato il suo voto. Le cose non cambiano quando il presidente Usa è all’Onu.

L’anno scorso, alla sua prima uscita ufficiale al Palazzo di Vetro, aveva per esempio definito Kim Jong-un, allora nemico pubblico numero uno, “Rocket man in missione suicida”. Oggi il nemico è un altro, e Trump lo ha indicato con un lungo elenco di paesi “non buoni”. Non prima però di aver messo gli Usa e soprattutto se stesso in cima alla lista dei buoni. “Oggi sono qui davanti a voi per parlarvi degli straordinari successi fatti dall’America: la mia amministrazione ha ottenuto più di ogni altra amministrazione nella storia”, ha modestamente riconosciuto Trump. “Oggi l’America è più forte, più ricca, più sicura rispetto a quando sono diventato presidente meno di due anni fa. La Borsa è ad un massimo storico e la disoccupazione al minimo da 15 anni”.

E chissà che cosa mai avranno fatto i Washington e i Lincoln, che avevano a che fare con una Nazione molto più semplice da governare in quanto piccola o, in tempi più recenti, uno come Franklin Delano Roosevelt che ha in fondo, nei suoi 4 mandati, affrontato le conseguenze della crisi del ’29 e la II guerra mondiale facendo degli Usa una, anzi la prima potenza mondiale? Di certo meno e peggio dell’attuale inquilino che oggi occupa la Casa Bianca. Purtroppo un pubblico difficile non ha capito o non ha voluto riconoscere a Trump i meriti da lui rivendicati e, invece di prodursi in scroscianti applausi come probabilmente il presidente si sarebbe aspettato, si è lasciato scappare più di una risata.  Tanto che dal palco The Donald si è interrotto per dire “guardate che è vero” e poi riprendere con “non mi aspettavo questa reazione”.

Ilarità a parte l’intervento di Trump a cui dell’Assemblea spetta anche la presidenza in quanto, in questo periodo, spetta agli Usa, ha generato anche altre reazioni. Più che altro di preoccupazione. Preoccupazione perché Trump ha stilato una lista dei cattivi lunghissima. Una lista dove dentro, al primo posto, c’è l’Iran, ma dove ci sono anche la Cina, l’Ue e la Germania. E poi perché Trump, e non avrebbe essere potuto altrimenti, ha rivendicato ancora una volta la sua dottrina isolazionista e contraria al globalismo: “L’America sceglierà sempre l’indipendenza e la cooperazione piuttosto che controllo e dominazione” e per questo “vi chiediamo di rispettare la nostra sovranità”.

E gli accenti continui alla sovranità, alla libertà individuale, al patriottismo dei padri fondatori contrapposti al multilateralismo, alla globalizzazione che pure l’America ha contribuito a creare con le sue multinazionali delocalizzate in Cina per spendere meno nel produrre. Una dottrina che potrebbe trasformare, e anzi lo sta già facendo, ‘America First’ in ‘America Alone’. 

Agenzia Vista di Alexander Jakhnagiev pubblica un video in cui Trump parla dicendo di aver fatto meglio dei predecessori.