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Usa, la guerra civile su Facebook & co. Colossi tech temono i giorni dello spoglio

di Riccardo Galli
Pubblicato il 30 Settembre 2020 11:51 | Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 2020 11:51
Facebook rimuove i post che negano e minimizzano l'Olocausto. Campagna contro l'antisemitismo 2.0

Usa, la guerra civile su Facebook & co. Facebook rimuove i post che negano l’Olocausto. Campagna contro l’antisemitismo 2.0 (Nella foto Ansa, Mark Zuckerberg)

I social come campo di battaglia e mobilitazione, terreno di scontro per le rispettive ‘milizie’ in un periodo post-voto americano che si annuncia burrascoso.

E’ la preoccupazione che agita i sonni di Mark Zuckerberg e degli altri colossi tech che popolano la Rete. Nel primo, violento e volgare come mai prima, confronto tv tra i due sfidanti per la Casa Bianca, il presidente Donald Trump si è ancora una volta rifiutato di dire che, in caso di vittoria dello sfidante Joe Biden, riconoscerà il risultato.

Colossi tech: i timori del post voto negli Usa

Non è la prima volta e non sarà, probabilmente, l’ultima. Indizio che lascia prevedere un periodo post-voto, il periodo dello spoglio, quello che va dalla chiusura delle urne alla proclamazione del vincitore, come un periodo niente affatto tranquillo.

Ore, giorni o forse settimane. Tanto l’America e il mondo rischiano di passare nell’incertezza. A meno, evidentemente, di un risultato così netto da non lasciare spazio a dubbi e resistenze. Un risultato ‘tanto a poco’ per uno di due candidati che i sondaggi, e i candidati stessi, oggi ritengono di fatto impossibile.

E allora tra conteggio dei voti nei 50 stati, che votano in giorni e orari differenti, conteggio delle preferenze espresse via posta e ricorsi vari, il rischio è quello di un lungo periodo di interregno. Periodo in cui i social network, Facebook in testa, rischiano e temono. Temono di diventare terreno di scontro e veicolo di disinformazione come già, in realtà, è accaduto in passato.

La paura più grande: la guerra civile

Ma la paura più grande è che attraverso i social si diffonda una chiamata alle armi che da virtuale diventi reale, materializzandosi nelle strade e nelle piazze. Siamo negli Stati Uniti, dove chiunque ha diritto di possedere armi da fuoco.

La prevenzione di Facebook

Facebook per cercare di prevenire questo scenario ha implementato e ingrandito le sue infrastrutture di controllo, deciso che gli spot politici non saranno consentiti nell’ultima settimana prima delle elezioni e messo l’enfasi sull’informazione del pubblico tramite contenuti in bella evidenza che preparino la gente alla possibilità-certezza che non ci sia un risultato la notte delle elezioni.

Nick Clegg, capo della comunicazione di Facebook, insiste molto su questa forma di prevenzione per evitare un caos di recriminazioni incrociate nelle ore e nei giorni successivi al 3 novembre. Ogni annuncio di vittoria non sostanziato da una fonte informativa autorevole (c’è una partnership con Reuters per avere un suggello in questo senso) verrà etichettato come contenuto scorretto, da qualsiasi fonte giunga.

Basterà questo?

Nessuno però è in grado di garantire che queste misure risolveranno il problema e le preoccupazioni della viglia del voto. Solo alla prova dei fatti sapremo se sarà stato sufficiente. Mentre il primo dibattito Trump-Biden non ha che accresciuto le preoccupazioni per il periodo dello spoglio.

Il presidente, come detto, non ha confermato che riconoscerà – in caso – la sconfitta, non ha condannato i gruppi di suprematisti bianchi, notoriamente non proprio dei pacifisti, e in generale il tono tenuto dai due candidati e lo spettacolo da loro offerto sono stati forse il punto più basso delle democrazia americana che tanto spesso ammiriamo e invidiamo. Degni più di un talk nostrano che di un confronto tra l’uomo più potente del mondo, il capo del mondo libero, e il suo sfidante. (Fonte: Il Sole 24 Ore)