Orgoglio di sindaco a Vibo Valentia: “Diritti ristabiliti!”, delle case abusive

Pubblicato il 6 Giugno 2012 14:27 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2012 14:27

VIBO VALENTIA – “Ai cittadini dovevamo dare questa risposta perché qui si trattava di una situazione di diritti negati”, comincia con le parole del sindaco di Vibo Valentia Nicola D’Agostino un pezzo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera di oggi, 6 giugno. Pezzo che, come la firma che lo sigla lascia intuire, non racconta una storia edificante per il nostro Paese, tutt’altro. Racconta di come invece, in località Pennello, il sindaco in questione si sia fatto in quattro, spendendo anche non pochi soldi pubblici, per tutelare chi aveva costruito case abusive ad un passo dal mare. Forte anche del sostegno di almeno un parlamentare, del Pdl. Il sindaco, il comune, invece di invocare vigili e carabinieri, ruspe e demolizioni, ha fatto l’esatto opposto. Una storia incredibile, ma normale in Italia.

Facciamo un passo indietro: a Pennello, comune di Vibo, per decenni sono state costruite centinaia di case abusive. Così in spregio a qualsiasi norma, da quelle edilizie a quelle igieniche sino a quelle di buon senso e buon gusto, che suddette costruzioni non sono riuscite ad usufruire dei tre condoni che i governi italiani hanno approvato negli ultimi anni. Eppure i condoni in questione non avevano limiti strettissimi, anzi. Da sempre e da più parti si è infatti rimproverato ai governi Berlusconi di essere stati sin troppo dolci con le costruzioni abusive. Nonostante ciò le case di Pennello hanno bucato il condono del 1985, in cui Berlusconi ovviamente non entrava nulla, così come quelli del 1994 e del 2003. E li hanno bucati perché erano talmente abusive da non avere i requisiti per essere considerate abusi sanabili.

Logica vorrebbe quindi che, di fronte ad una condizione tanto insostenibile ed insanabile, la collettività, che il sindaco dovrebbe rappresentare, pretendesse la demolizione di quei mostri. E la collettività forse la voleva la demolizione, ma il sindaco D’Agostino certamente no. Così si è messo al lavoro per cercare una soluzione. Soluzione non semplice perché oltre a non rispettare nessuna regola le costruzioni in questione erano e sono su terreni demaniali, cioè pubblici, altrimenti detti di tutti. Non solo, ma anche costruite in riva al mare e senza alcun rispetto per ogni norma idrogeologica (basti ricordare lo straripamento di vari torrenti ostruiti da costruzione demenziali e la conseguente alluvione del 3 luglio 2006 costata la vita a tre persone).

Il prode sindaco ha allora pensato bene, come racconta Stella, “di convincere il demanio a cedere al municipio i 150.550 metri quadrati di terreni pubblici (un’ ‘opera di ingegneria giuridica’, secondo laGazzetta del Sud) sui quali sorgono le palazzine fuorilegge. E il demanio, dopo lunghe resistenze, non solo ha ceduto, ma dopo avere concordato un prezzo di 2 milioni di euro ha chiuso giorni fa facendo un mega sconto. Prezzo finale: un milione e 200 mila euro. Tirati fuori per metà dagli abusivi, che versando 20 euro al metro quadrato (20 euro!) adesso sono certi che il nuovo proprietario del terreno non romperà più le scatole in tribunale contro di loro, e in parte dal Comune che ha utilizzato i fondi Pisu, Progetti integrati di sviluppo urbano. Soldi appartenenti a tutti cittadini italiani. E soprattutto anche a quelli di Vibo Valentia che hanno sempre rispettato la legge e che si ritrovano nella parte dei cornuti”.

Ha ragione D’Agostino a parlare di diritti negati, peccato che non si riferisca a quelli negati a tutti i cittadini onesti che popolano la sua città, a tutti i contribuenti che non solo hanno dovuto tollerare, ma persino pagare parte degli abusi visto che il terreno è stato acquistato con soldi pubblici. Il sindaco vibonese non è però una mosca bianca, se così fosse quando ha presentato la sua soluzione probabilmente qualcuno avrebbe chiamato la neuro, purtroppo però non siamo in un Paese normale, e il primo cittadino in questione ha persino raccolto la solidarietà e il beneplacido di un parlamentare della Repubblica: “il pidiellino Francesco Bevilacqua che a dispetto del suo ruolo e della sua professione (insegnante!) è arrivato a dire che ‘la zona che adesso è nel degrado dovrà tornare al suo splendore”. Sfugge, al povero Bevilacqua, che per tornare allo splendore sulla zona dovrebbero passare le ruspe.

Purtroppo, al prossimo terremoto o alla prossima alluvione, che speriamo non arrivino mai, quando quelle case costruite in spregio a qualsiasi regola verranno giù o contribuiranno ad impedire il naturale deflusso dell’acqua, nessuno si ricorderà del sindaco e del parlamentare che le vollero.