Fatto il virus aviaria che attacca l’uomo: presto pubblica la formula

di Riccardo Galli
Pubblicato il 20 Febbraio 2012 15:22 | Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2012 15:22

Lapresse

GINEVRA – Il super temuto supervirus dell’influenza aviaria è stato modificato in modo che sia trasmissibile, facilmente, anche tra i mammiferi. Gli scienziati ne hanno realizzato una mutazione che lo rende contagioso anche tra gli umani. Si può fare, è stato fatto e soprattutto presto sapremo tutti come farlo. Come far sì che il virus non sia più “limitato” al mondo degli uccelli. Come trasferirlo ai mammiferi, agli umani. Con rischi di pandemia potenzialmente letale per milioni di individui, come e più della “spagnola” di inizio novecento. Nonostante il parere negativo degli Stati Uniti l’Oms ha infatti deciso che le ricerche effettuate sul virus H5N1 possono essere pubblicate. Ritenendo che i rischi che queste informazioni vengano sfruttate per fini terroristici siano inferiori ai benefici che la comunità scientifica trarrà dall’essere informata. Poche settimane e il “libretto d’istruzioni” del nuovo supervirus sarà dunque alla portata di tutti.

La creazione della variante “adattata” agli umani del virus dell’aviaria risale oramai a quasi un anno fa e, all’indomani della scoperta, il Nsabb americano (National science advisory board for biosecurity), il comitato americano che veglia sugli agenti patogeni, aveva chiesto alle due più autorevoli riviste scientifiche, Science e Nature, di censurare gli articoli che avevano intenzione di pubblicare la ricerca sull’aviaria o, quanto meno, di renderne noto solo il riassunto, tralasciando i dettagli. “C’è il pericolo – avevano osservato i collaboratori di Barack Obama – che i terroristi li utilizzino per scatenare catastrofiche pandemie”.

Ma l’amministrazione americana non detiene potere di veto a livello globale così, tra favorevoli alla pubblicazione e contrari, il tutto era stato rimandato ad una decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Decisione che ora è arrivata ed è stata opposta a quanto “consigliato” dagli Usa. Non una decisone facile visto che il comitato incaricato della scelta ha avuto bisogno di due giorni di riunione per esprimere il suo parere.

Ma i ventidue esperti dell’Oms, riuniti a Ginevra, hanno optato, a maggioranza, per la pubblicazione integrale della ricerca, sia pure rimandandola di qualche mese in attesa di ulteriori verifiche. “Secondo il gruppo, i rischi terroristici sono inferiori ai vantaggi che possono derivare dalle ricerche in termini di vaccini preventivi, test diagnostici e farmaci anti-virali”, ha spiegato Anthony Fauci, uno dei grandi esperti americani di Aids e malattie infettive, che ha però ribadito l’opinione contraria della sua delegazione.

Il virus dell’influenza aviaria, individuato per la prima volta a Hong Kong nel 1967 e relativamente diffuso nel pollame di molti paesi, ha contagiato sinora solo 600 persone, causandone il decesso di circa la metà. In sostanza è difficile che si trasmetta agli esseri umani, si diffonde tra i volatili ma il suo “limite” è quello che non attecchisce sui mammiferi. Il virus ha però un tasso di mortalità molto alto, vicino al 50%. Molto più letale dunque della “suina” che creò un allarme mondiale nel 2009-2010.

Per ovvi motivi, e grazie soprattutto a finanziamenti federali americani, il virus dell’aviaria è stato studiato da due team di ricerca, il primo guidato da Ron Fouchier all’Erasmus medical center di Rotterdam e il secondo da Yoshihiro Kawaoka all’University of Wisconsin-Madison. E proprio il gruppo “olandese” ha ottenuto la mutazione che rende l’H5N1 altamente contagioso anche tra i mammiferi.

La ratio della ricerca era tentare di capire come potrebbe reagire l’organismo umano ad una possibile mutazione naturale del virus, non certo la creazione di un super virus da usare per guerre batteriologiche o tantomeno per fini terroristici. La paura degli Stati Uniti che però i risultati della ricerca possano essere usati per questi scopi avevano fatto si che la Casa Bianca ne sconsigliasse la pubblicazione. E la preoccupazione americana non è priva di fondamento se persino gli scienziati più prudenti ipotizzano, in caso di diffusione del virus “modificato”, conseguenze peggiori dell’influenza spagnola che nel 1918, subito dopo la prima guerra mondiale, uccise 50 milioni di persone nel mondo.

“È necessario che i risultati delle ricerche siano pubblicati interamente nell’interesse della medicina mondiale – ha detto Fouchier dell’Erasmus – i rischi che le informazioni cadano nelle mani dei terroristi sono molto limitati”. Speriamo abbia ragione.