Soldi neri all’estero, partita emersione: 10 mld per fisco

di Riccardo Galli
Pubblicato il 27 Agosto 2015 13:52 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2015 13:52
Voluntary Disclosure, un tesoretto da 10 miliardi

Voluntary Disclosure, un tesoretto da 10 miliardi

ROMA – E’ partita l’operazione emersione. Tra chi ha i soldi all’estero, all’estero e in nero, molti hanno fatto i conti e, sulla base dell’ultimo Decreto in Gazzetta Ufficiale, hanno deciso che conviene farli appunto emergere questi soldi. Segnale inequivocabile : l’Agenzia delle Entrate che approva l’uso del “modulo” svizzero, quello appunto predisposto dagli svizzeri, modulo con cui lasci i soli i svizzeri ma li dichiari al fisco italiano, paghi la tassa senza sconti ma ti viene scontata e annullata ogni ipotesi di reato.

Altro inequivocabile segnale: la mobilitazione di studi di commercialisti a agenzie specializzate, tutti al lavoro per completare decine di migliaia di pratiche per il rientro in Italia dei capitali non dichiarati. Si paga la tassa, si evita il Tribunale. E, visto che posti al mondo sicuri per i propri soldi e inviolabili dal fisco ne sono rimasti pochini, ai proprietari italiani di almeno 220 miliardi di euro “emigrati” in nero sembra oggi un affare accettabile. Se ne aspettano all’appuntamento del 30 settembre almeno centomila. Con una conseguenza collaterale…

Tra cinque e venti stimano gli addetti ai lavori, più probabilmente e realisticamente dieci. Sono i miliardi che Matteo Renzi e il suo governo potrebbero recuperare grazie alla Voluntary Disclosure, la procedura per far emergere i bene detenuti illegalmente all’estero e sanare la propria posizione nei confronti del Fisco italiano. Un ‘tesoretto’ di cui pochi conoscono l’esistenza e ancor meno tengono conto, ma che potrebbe far molto comodo al premier e alle casse italiane. Anche e non solo per quel taglio delle tasse che l’inquilino di palazzo Chigi è tornato a promettere alla sua prima uscita dopo la pausa estiva.

Ma cos’è la Voluntary Disclosure? Di questa procedura si parla poco e si scrive ancor meno, ma i diretti interessati, come gli studi legali e di revisori dei conti, sono alle prese con la cosa già da qualche mese e ad agosto, complice un decreto governativo che ha definitivamente chiarito limiti e diritti, hanno dovuto addirittura saltare le ferie per la mole di adesioni che cominciano ad arrivare. E come riporta Fausto Chiesa sul Corriere della Sera, ad oggi sono già 10mila le domande presentate e si conta di arrivare a circa 100mila.

La prima e fondamentale cosa da sottolineare è che, a differenza degli scudi fiscali di berlusconiana e tremontiana memoria, la Voluntary Disclosure non prevede sconti. Chi infatti decide di aderire dovrà pagare tutto il dovuto, e cioè le tasse non pagate, gli interessi e le sanzioni (queste ultime con una riduzione). La tassazione si applica su due differenti periodi. Nel caso il bene sia detenuto in paesi che non sono nella black-list oppure che hanno siglato accordi per lo scambio di informazioni con l’Italia (come la Svizzera e il Principato di Monaco), sono calcolati cinque anni, altrimenti le annualità da pagare sono dieci. Conto salato quindi per chi deciderà di aderire e riportare a ‘casa’ i patrimoni detenuti all’estero. Di contro però aderendo si manterrà la fedina penale pulita, anche in presenza di ipotesi di reato comparabili a ricettazione e frode fiscale, con pene intorno ai 10 anni. Chi non ne approfitta, inoltre, avrà problemi anche perché rischia di incorrere nel reato di autoriciclaggio, che è stato introdotto di recente.

“Chi, mal consigliato, non opta per l’adesione alla Voluntary — commenta Andrea Tavecchio, managing partner dello studio Tavecchio & Associati —, oltre a perdere un trattamento di favore sulle sanzioni anche penali, lascia un problema non banale ai propri eredi”.

La svolta, con il boom di adesioni e il conseguente superlavoro per studi legali e di revisori dei conti (che sono abilitati a presentare l’istanza presso gli uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate), è arrivata con un decreto del governo che, come spiega Stefano Simontacchi, managing partner dello studio BonelliErede, “ora è favorita dal decreto legislativo sulla certezza del diritto, che contiene la norma sul raddoppio dei termini che è arrivata con ritardo e che entrerà in vigore il 2 settembre. Il decreto ha fatto chiarezza sugli anni di applicazione e sulla sanabilità dei reati”.

In base a un’ipotesi di Bankitalia, la ricchezza degli italiani all’estero ammonta a circa 220 miliardi di euro. A questa cifra ammonta la base imponibile da recuperare. Ma quanto arriverà nella casse dello Stato? Il successo della Voluntary (e il conseguente gettito) dipende anche dal tempo. Il termine ultimo per presentare istanza è il 30 settembre, ma tutti si attendono che il governo conceda una proroga fino a fine anno. I professionisti stimano un gettito tra i 5 e i 20 miliardi di euro. A 20 difficilmente si arriverà, ma 10 è una cifra così realistica che nulla esclude che Renzi abbia già immaginato come impiegarla, mettendola nel bilancio, almeno quello politico.