I voti di Maggio: Pdl perde 16%, Lega 11,5% Pd 8,6%. E alle politiche?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 8 Maggio 2012 14:35 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2012 14:36

ROMA – Per quanto provvisori e incompleti i risultati delle ultime amministrative pongono una questione su tutte: cosa accadrà alle prossime politiche? I partiti “tradizionali”, chi più chi meno, sono in generale crisi di consensi e alternative vere, di governo, al momento non se ne vedono. Che si voti ad ottobre, come ha ipotizzato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, o nel 2013 alla “naturale” scadenza della legislatura, la questione non cambia. L’ex maggioranza berlusconiana, oltre ad essersi disintegrata, semplicemente non esiste più. E il centro sinistra, che comunque perde consensi, quando è stato chiamato al governo non è mai stato in grado di tenere. I moderati non hanno i numeri. Per noi, per l’Italia, si prospetta uno scenario “alla greca”, uno scenario d’ingovernabilità?

A mettere nero su bianco il confronto tra i risultati delle amministrative del 2010 e quelle del 2012 è il Sole24Ore, con una spietata tabella pubblicata sia nella versione cartacea del quotidiano che in quella on line: Popolo delle Libertà meno 16%, Lega meno 11.5%, Partito Democratico meno 8.6%, Idv meno 4.6%. Movimento 5 Stelle più 5.3%, Udc più 1% e Sel più 0.7%. Certo, i dati non sono definitivi, anche se ad onor del vero potrà cambiare qualche virgola ma la sostanza appare chiara e certa e, certo, questa tornata elettorale è stata caratterizzata dalla massiccia presenza di liste civiche, circa 2700, che ne rendono nebuloso il risultato ma, dati alla mano, con questi numeri le prossime politiche sono  a seconda dei punti di vista uno spaventato oppure allegro salto e tuffo nel buio.

Stando così la situazione il rischio ingovernabilità appare alto. Se poi la riforma della legge elettorale si dovesse fare, in realtà ipotesi ora meno improbabile, sarebbe in senso vagamente proporzionale, cosa che renderebbe la composizione di una maggioranza un rebus di ancor più difficile soluzione. Ma anche con l’attuale legge la composizione di una maggioranza di governo sarà comunque un bel grattacapo.

Il Pdl, anche ricucendo i rapporti con la Lega e convincendo Casini a presentarsi uniti, ipotesi di scuola, avrebbe meno voti di quelli che aveva da solo alle ultime politiche, rimanendo questa “coalizione”  intorno a quota 30 per cento quindi evidentemente non in grado di governare. Ovviamente questi sono i numeri di maggio e tra sei o dodici mesi una proposta all’elettorato, un’alleanza Pdl più Lega più Terzo Polo può essere accreditata del 40 e non del 30 per cento. Ma solo se il Pdl “molla” subito Monti e fa campagna euroscettica, almeno. Ma se fa questo l’alleanza perde Casini e, se non lo fa, perde la Lega. Resta l’ipotesi Pdl più Lega entrambi indeboliti: 30 per cento e poco più. E Pdl più Udc? Sempre 30 e poco più: se va alla grande si prende un premio di maggioranza in seggi ma un governo non si fa.

Diverso il discorso per il Pd, che un’alleanza con Sel e Idv sembra averla trovata. Insieme i tre supererebbero oggi il 25% e sarebbero quasi certamente la coalizione più forte tra sei o dodici mesi andando a quota 40 per cento. O meglio la meno debole. Avrebbero sì la maggioranza relativa, ma molto relativa. Senza tener conto poi che le maggioranze di centro sinistra chiamate al governo hanno sempre finto per cedere sotto il peso delle differenze interne.

I grillini, gli unici vincitori di queste amministrative, credibilmente confermeranno il loro risultato anche a livello nazionale. Ma per loro natura sono “inalleabili”, ed appare quindi scontato che non parteciperebbero a nessuna maggioranza di governo.

Dai risultati di questo week end elettorale è sparita la destra, non quella di Storace ma quella italiana. Questo perché l’alto tasso di astensione ha colpito, penalizzato e riguardato più le compagini di centro destra che quelle di centro sinistra. Questo popolo di non votanti, insieme a quello che ha alimentato le liste civiche che hanno collezionato risultati ottimi un po’ ovunque, alle prossime politiche dovrà almeno in parte riposizionarsi, ma non è chiaro né dove né come.

Nello stesso fine settimana di elezioni in Grecia, realtà ormai assunta a paradigma di quello che non deve succedere, si è consumata l’ennesima “tragedia”: i due partiti europeisti hanno ottenuto, insieme, 149 seggi, quando per governare ad Atene ne servono 151. Questo ha reso il paese di fatto ingovernabile e i greci stessi non hanno idea ora di come cavarsela. La fine della Grecia dal punto di vista economico probabilmente l’abbiamo evitata, ma un simile epilogo politico, stando agli ultimi risultati nostrani, appare assai probabile.