Ripresa, lavoro… Italia troppo debole per correre

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 7 agosto 2015 12:16 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2015 12:17
Ripresa, lavoro... Italia troppo debole per correre

Foto d’archivio

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Troppo deboli per correre”, anche sul sito Uomini & Business.

Ormai siamo arrivati un po’ al ridicolo. Si farà una sorta di conferenza a tre (Istat, palazzo Chigi e Inps) per stabilire come va davvero l’occupazione e per comunicare quindi un dato corretto. Oggi, infatti, c’è molta confusione: il governo, attraverso il ministro Poletti, punta ogni mese a esporre successi in tema di occupazione e l’Istat, altrettanto regolarmente è costretta a smentire. E quindi in futuro dovremmo avere dati più meditati e ragionevoli.

Ci saranno molte delusioni: l’occupazione infatti non sta aumentando, qualunque cosa dica il ministro Poletti. E non sta aumentando e  non aumenterà per tre ragioni precise.

1- La ripresa italiana è molto debole e va a corrente alternata. L’ultimo dato, ad esempio, ci dice che in giugno la produzione industriale italiana ha segnato un regresso dell’1,1 per cento rispetto a maggio: recessione più che crescita. E il dato è brutto anche se viene confrontato con giugno dell’anno scorso: meno 0,3 per cento. Oggi l’industria italiana va più piano di un anno fa.

Giusto per misurare come le cose non stiano andando benissimo, si possono citare i risultati di paesi a noi vicini (ma che hanno fatto riforme serie). Ordinativi industriali in Germania a giugno: più 2 per cento sul mese precedente e 13,5 per cento su un anno prima. Repubblica Ceca: produzione industriale + 2 per cento giugno su maggio e 8,1 per cento su anno scorso. Persino il malandato Portogallo mostra segni di miglioramento: la disoccupazione è scesa all’11,9 per cento, il valore più basso dal 2010 a oggi. Insomma, in Italia la ripresa non c’è o è molto debole e altalenane. E quindi l’occupazione non può crescere.

2- Sarà comunque una faccenda lunga perché (e questo se lo devono mettere in testa i ministri e i cittadini) l’occupazione è l’ultimo dato a muoversi. Con crescite basse, come nel caso dell’Italia, non ci soni assunzioni di nuovi lavoratori: le aziende se la cavano con un po’ di straordinari.

3- La terza ragione per cui l’occupazione non cresce è che, nonostante le riforme appena fatte, abbiamo un mercato del lavoro ancora molto rigido e dominato da abitudini bizzarre. I dipendenti della Electrolux, che sono stati per mesi in ansia perché temevano di perdere il lavoro, adesso si rifiutano, in presenza di commesse importanti, di lavorare il giorno di ferragosto. I lori colleghi dell’Ilva lavorano anche a Natale e nella notte di capodanno, ma questi altri devono andare al mare.

E non è finita. Nel mese di turismo più intenso i lavoratori addetti ai nostri siti archeologici trovano sempre qualche pretesto per essere assenti.

In conclusione, l’occupazione non cresce perché la nostra ripresa è debolissima e perché, in ogni caso il mercato del lavoro non ha ancora perso le vecchie, cattive abitudini,