Ripresa tarderà anni, Europa: burocrazia la soffoca

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 16 ottobre 2014 6:04 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 19:47
Ripresa tarderà anni, Europa: burocrazia la soffoca

Ripresa tarderà anni, Europa: burocrazia la soffoca (foto LaPresse)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo: “Perché l’Europa non cresce”.

L’Europa sta rallentando, anche a partire proprio dalla Germania, che fino a qualche tempo fa sembrava imbattibile e destinata a una crescita perenne. Perché accade questo? Tre sono le ragioni:

1- Sta rallentando l’economia mondiale e anche l’Europa, che è l’anello più debole, ne risente. Soprattutto la Germania, che ha costruito il proprio successo su una forte capacità di esportare: è evidente che quando le altre economie rallentando per i tedeschi la vita si fa un po’ più difficile. Essere sempre molto competitivi è una bella cosa, ma se i clienti si fanno più prudenti serve a poco.

2- In giro per il mondo, oltre a un’economia che è diventata più guardinga, ci sono anche troppe tensioni politiche. Se infatti la vicenda Ucraina sembra per ora quasi sistemata, c’è l’esplosione dello Stato islamico (Isis) e si tratta di una storia di cui non si sono ancora capiti bene i risvolti mondiali. Anche se l’idea che si tratti di una faccenda “locale” perde sempre di più consistenza. Si tratta di qualcosa, quasi certamente, che potrebbe infiammare prima il Mediterraneo e poi il resto del mondo. Anche perché l’Occidente non ha tanta voglia di imbarcarsi in un nuovo conflitto armato, mentre quelli dell’Isis sembrano decisi a andare avanti per la loro strada.

3- Già a questo punto ci sono due buoni motivi per assistere a un rallentamento dell’economia europea, ma ci sono anche delle ragioni più specifiche. E la più importante sembra essere una certa “pesantezza” delle strutture statali del Vecchio Continente. Troppa burocrazia, troppi regolamenti, troppa lentezza della politica nel prendere decisioni. E questo vale per i singoli Stati.

Dell’Unione europea sarebbe forse meglio non parlare nemmeno: si tratta del meccanismo burocratico più insensato del mondo. Ha una lentezza esasperante e una capacità di non concludere straordinaria. Il mondo contemporaneo, con i suoi rapidissimi cambiamenti (tecnologici e politici) richiederebbe tempi di intervento ridotti al minimo, quasi istantanei. Ma sembra difficile che l’Europa possa migliorare, sotto questo aspetto. In sostanza, si tratta di un doppio circuito. In cima c’è l’Unione europea che dovrebbe decidere un po’ per tutti, ma sotto ci sono i singoli Stati ben decisi a non cedere sovranità. Il combinato disposto di questa doppia realtà produce uno strano animale che si muove con moltissima fatica nella giungla del mondo moderno e che è in perenne lite con se stesso.

Gli inventori dell’euro avevano pensato che, con la creazione di una moneta comune, ci sarebbe stata una grossa spinta a superare le differenze nazionali. Ma così non è stato. I singoli paesi hanno preferito imbarcarsi nella gestione complicatissima dell’euro (imponendo regole via via sempre più intricate), pur di non rinunciare nemmeno a un millimetro della loro sovranità.

Non credo che la situazione possa migliorare a breve. Ogni Stato infatti è convinto che, di fronte al pericolo, potrà cavarsela meglio se non avrà autorità esterne che gli soffiano sul collo. Inoltre, resta un conflitto culturale-pratico enorme: da una parte abbiamo la Germania e i paesi nordici che sono per bilanci statali rigorosi e molto prudenti, dall’altra parte abbiamo paesi come Francia e Italia che, pur di non cambiare modo di essere, sono disposti a fare i salti mortali e a indebitarsi ulteriormente.

In queste condizioni una forte ripresa dell’economia europea è quasi impossibile, per molti anni.