Rivoluzione giallo-verde, ce n’est pas que… è solo l’inizio. Poi: la Terreur

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 7 giugno 2018 6:25 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2018 1:29
Rivoluzione giallo-verde, ce n'est pas que... è solo l'inizio. Poi: la Terreur (foto Ansa)

Rivoluzione giallo-verde, ce n’est pas que… è solo l’inizio. Poi: la Terreur (foto Ansa)

ROMA – Questo l’articolo pubblicato [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] da Giuseppe Turani anche su Uomini&Business:

Quando sul finire degli anni Sessanta si sfilava per Milano a migliaia, abbracciati, e si urlava “Ce n’est qu’un début” alternandolo con “L’imagination au pouvoir”, probabilmente eravamo un po’ stupidini e visionari. Ma si credeva in un mondo più aperto, senza più padri-padroni, con più diritti e libertà per tutti. Alcuni, forse, pensavano che il nuovo mondo sarebbe stato un immenso e perenne parco giochi. Ma l’aspirazione, anche se confusa e indistinta, era verso qualcosa di bello, di meritevole.

E, in parte, quel mondo è arrivato: oggi la povertà è ai minimi termini sul pianeta, le donne sono più libere, il comunismo è scomparso, tutti siamo interconnessi con tutti, molte barriere sono cadute, i millenial viaggiano e conoscono il mondo.

Oggi pomeriggio, però, ho interrotto attività più dilettevoli per guardare gli interventi leghisti e grillini nel dibattito parlamentare sul nuovo governo. E ho avuto l’immagine plastica di un’aula sorda e grigia. Con giovanotti e signorine, grosso modo dell’età di quelli che mezzo secolo fa sfilavano per Milano, che si alzavano in piedi quando l’oratore prometteva più galera per tutti o quando, un altro, minacciava i “signori dello spread”, cioè i mercati finanziari mondiali. Senza nemmeno un accenno di autoironia. Senza rendersi conto che per il mercato mondiale dei capitali (che ogni anno ci presta 400-500 miliardi, utili per pagare anche lo stipendio di quelli che battevano le mani in quell’aula) il valoroso popolo leghista o il coraggioso popolo stellato sono poco meno di due infinitesimali scoregge.

Sempre fra applausi scroscianti un altro affermava che in Europa ci faremo rispettare e che dovranno fare i conti con noi. Con noi?

Ma se siamo il paese più sgangherato d’Europa. Al punto che l’unica arma che abbiamo per far paura agli altri è quella di minacciare il nostro suicidio collettivo (piano B di Savona). Siamo così forti che minacciamo di sporcare il salotto comune, pensando di aver così rispetto e attenzione, come i bambini che si rifiutano di fare la popò nel vasino.

Fuori da quell’aula va anche peggio. Qualcuno forse ricorderà il Friuli di Debora Serracchiani. Mentre in aula regionale si discuteva inutilmente se appendere o no al balcone del palazzo uno striscione con la scritta “Verità per Regeni”, la brava Debora (presidente della regione), lasciò l’aula, andò sul balcone e attaccò lo striscione con le sue mani, aiutata da due commessi.. Dibattito finito. Piccola lezione di civiltà.

Bene, in quella stessa regione il nuovo presidente, il leghista Fedriga (appoggiato calorosamente da Salvini), vuole rinchiudere gli immigrati nei Cie, basta gente che vaga per le città. In pratica un ritorno dei ghetti in Europa. Manca solo che propongano di metterci anche un po’ di ebrei, per la varietà e per punizione.

Ce n’est che qu’un début? Temo di sì.